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Pinerolo Indialogo

Giugno 2014


Dialogo tra generazioni


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 Incontri 

 

 


Intervista a Giampiero Monetti, direttore CFIQ

«Il CFIQ persegue una formazione professionale per il territorio cercando sempre qualcosa di nuovo»

 di Antonio Denanni

 

Pinerolo Indialogo - Anno 5 - N.6 - Giugno 2014

 

  Abbiamo accennato su Pinerolo Indialogo di marzo all’istruzione di qualità che viene impartita nel territorio. Questo apprezzamento è da estendere anche al settore della formazione professionale che da decenni è presente nel territorio con l’Engim e il Ciofs (in passato con le scuole Riv e l’Onarmo) e da meno tempo, ma con molto dinamismo, con il CFIQ, il cui direttore e animatore è Gianpiero Monetti. Lo abbiamo sentito.

Incominciamo dall’acronimo CFIQ. Qual è il suo significato e qual è la mission?
CFIQ sta per Consorzio Formazione Innovazione e Qualità. Nasce nel 1996 a seguito della nuova legge regionale sulla formazione professionale. È stato promosso dall’Engim, insieme ad alcune aziende ed enti locali (il Comune di Pinerolo). Da questo input iniziale sono nate diverse iniziative e avviati diversi corsi di formazione, sono stato coinvolto anch’io in prima persona, fino alla realtà attuale che annovera una trentina di dipendenti. La mission è quella di fare formazione e innovazione in rapporto stretto con il territorio cercando di mettere insieme soggetti pubblici e privati, cercando al contempo qualcosa di nuovo per mantenere vivo e originale questo progetto.

Che tipo di persone si rivolgono al consorzio?
Abbiamo i giovani in uscita dalla scuola media che devono assolvere all’obbligo scolastico (qui i corsi sulla ristorazione) e i giovani in percorsi di riorientamento. Poi ci sono gli adulti occupati e disoccupati, con bassa scolarità, che devono o vogliono riqualificarsi. Complessivamente tra corsi brevi e lunghi da noi ogni anno passano circa mille persone.

Il Pinerolese vive come altre realtà la crisi economica, a parere di molti anche in modo più duro. Qual è la sua opinione?
Non so se qui ci sono maggiori o minori difficoltà rispetto ad altre realtà. Sicuramente ciò che manca in questo territorio è l’umiltà e la capacità di sapersi confrontare sulle opportunità che ci sono. Per fare un esempio, la cassa in deroga, pur con tutti i suoi limiti, è una grande occasione per riqualificare il personale che il sistema delle imprese non ha saputo utilizzare al meglio. Là dove abbiamo trovato imprese motivate e sindacato presente si sono costruiti progetti interessanti di riqualificazione del personale e di conservazione del lavoro. Io vedo il bisogno di avere un tavolo di concertazione territoriale, a regia pubblica naturalmente, dove il privato si mette in gioco. Solo così è possibile elaborare strategie per conservare e riqualificare l’esistente e ideare al contempo strategie vincenti.

Qual è il settore che soffre di più?
Sicuramente il settore manifatturiero, quello che nel territorio ha ancora i numeri più importanti.

In una competizione ormai globale la formazione e la qualificazione è quella che fa la differenza. Qual è lo stato di formazione e di qualifica nel territorio?
Basso. Il cinquanta per cento dei disoccupati ha una bassa scolarità. Di questi il 38 % ha meno di 25 anni. Questa è una debolezza per il territorio e per chi vuole venire ad investire. Ci si preoccupa giustamente dei giovani, ma bisogna pensare anche alla formazione di queste persone che quando l’economia andava bene non avevano problemi, ma ora con la crisi trovano difficoltà a ricollocarsi.

Scuole e imprese si rimpallano il discorso dell’orientamento scolastico. Qual è la sua opinione?
Senza attribuire colpe agli uni o agli altri diciamo che c’è un vuoto. C’è da parte di ognuno la tradizione di difendere la propria istituzione: anche qui bisogna cercare di capire qual è il percorso migliore, tenendo presente che il terminale ultimo sono i giovani. Io vedrei bene una maggiore attenzione delle scuole (in particolare degli istituti tecnici) verso le aziende e il mondo del lavoro, naturalmente senza appiattirsi sui profili richiesti.

Si dice che il lavoro manuale dequalificato va all’estero. Su che cosa si dovrebbe puntare allora per rilanciare il territorio?
Un’azienda per installarsi in un territorio ha bisogno anche di capire il profilo professionale che offre. Credo che l’investimento sul capitale umano del territorio sia fondamentale per lo sviluppo generale.

Da poco è finita la kermesse di IOLAVORO, che è stata a giudizio di molti l’iniziativa più rilevante per il territorio negli ultimi tempi, perché sono state chiamate a raccolta le imprese per dare risposte concrete (e non solo chiacchiere!). CFIQ è stato tra gli organizzatori. Ci riassume l’evento con dei dati?
Stiamo ancora facendo un’analisi per capire quale ritorno vi è stato nelle aziende. Come numeri si parla di 1800 giovani registrati al portale IoLavoro con 35 aziende presenti (oltre 100 le figure professionali ricercate). Una rassegna certamente da ripetere, ma che a mio parere consegna a Pinerolo l’impegno a capire l’evento tenendolo vivo con dei mini appuntamenti nell’anno che mantengano il dialogo tra le imprese, l’ente pubblico e i soggetti che si occupano di formazione e di inserimento lavorativo. Inoltre io ho avvertito anche l’esigenza di dare ai giovani degli strumenti per affrontare questi colloqui, perché ho visto molti di loro disorientati su come approcciarsi a questi incontri.

Molti giovani pinerolesi vanno all’estero per studiare (Erasmus), ma anche per esperienze di lavoro. E poi ritornano… Il territorio è in grado di accoglierli e di valorizzarli?
Io non so se oggi il territorio è in grado o meno di accogliere questi giovani: di sicuro però bisogna che acquisiamo questa capacità. Noi come CFIQ abbiamo concorso a un progetto regionale per mandare a fare esperienza all’estero dei giovani nel settore del turismo.

Il CFIQ lavora molto sui bandi. Quanto questo filone potrebbe essere fonte di lavoro per i giovani?
Prima dei bandi bisogna avere le idee progettuali e poi anche i collegamenti giusti. Le capacità tecniche da sole non bastano. Noi facciamo a breve un corso sui bandi che aiutano ad entrare nel mondo della progettazione.

Per finire, qual è il percorso di formazione che è sicuramente spendibile nel territorio nel presente e nel futuro?
Se guardiamo i dati sull’occupazione direi il settore socio-assistenziale, però il discorso è difficile e complesso, perchè coinvolge anche sensibilità personali.