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Pinerolo Indialogo

Giugno 2014


Dialogo tra generazioni
 
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 Lettere al giornale 

 

Pensieri sparsi dopo le elezioni
I risultati elettorali al vaglio della democrazia

 

di Elvio Fassone

 

Pinerolo Indialogo - Anno 5 - N.6 - Giugno 2014

 
Delle elezioni del 25 maggio si è parlato e si parlerà ancora molto. Alcuni ne sono usciti vincitori indiscussi e alcuni sconfitti altrettanto certi. Non è chiaro, invece, quale sia lo stato di salute di un soggetto del quale si è parlato meno: la democrazia.

Guardiamo allora ad un primo dato evidente, il notevole successo delle forze politiche di tipo populista, con i corollari noti da tempo anche a casa nostra: il leader carismatico, lo scavalcamento dei partiti tradizionali, l’appello alle emozioni egoistiche, il rifiuto della complessità e della fatica democratica. Il populismo è certamente corrosivo della democrazia, la quale si rivela sempre più come una conquista fragile, se non è accompagnata da una quotidiana educazione alla convivenza ed al pensiero strategico. Tipo di prognosi: preoccupata.

Il secondo spunto viene dal clamoroso risultato ottenuto da Matteo Renzi. Esso riflette soprattutto l’insofferenza di molti per l’inconcludenza della democrazia conflittuale. La litigiosità, la neutralizzazione reciproca, l’incapacità di incidere davvero sui problemi, la mediazione estenuante e l’inevitabile rinvio hanno generato quello stallo decisionale che ha portato ad un quasi plebiscito a favore del soggetto che decide e realizza. Molti arricciano il naso verso "l’uomo solo al comando", e certamente occorrerà vigilanza. Ma sarà opportuno prendere coscienza che la democrazia ha rischiato di morire soffocata da se stessa, e che è tempo di familiarizzare con un cambio di modalità: dalla democrazia sincronica, nella quale tutti vogliono contare simultaneamente e il sistema si paralizza, alla democrazia diacronica, nella quale chi vince assume i poteri per governare davvero, con il limite di non fare nulla che impedisca agli altri di vincere e governare domani. Terapia: seguire il decorso con attenzione e senza pregiudizi.

Il terzo motivo di riflessione riguarda l’Europa. Le analisi lamentose sul dominio dei poteri forti e sulle ideologie devastatrici (la finanza internazionale, il neo-liberismo, la globalizzazione, le multinazionali, lo strapotere delle banche e del nuovo capitalismo) hanno finalmente prodotto un pensiero propositivo: la consapevolezza che questi poteri, come sono stati almeno in parte imbrigliati dallo Stato e dalle istituzioni nazionali nel noto "compromesso social-democratico" del XX secolo, così lo possono essere ad opera di istituzioni sovra-nazionali nel secolo presente. Il ring del conflitto si era allargato da tempo, ma era occupato da uno solo dei pugili: oggi, e più ancora domani, esso si dovrà svolgere su dimensioni almeno continentali, e porterà con sé la fatica (questa sì costruttiva) di pensare ad una democrazia planetaria di non facile realizzazione. Prognosi: positiva, se il paziente seguirà le terapie.

Un quarto tema merita un cenno almeno di scorcio. Si sta affacciando una discutibile apoteosi della democrazia del web, una democrazia per iniziati, con un demos circoscritto, controllabile e sedicente interprete della totalità. E’ una modalità che si può apprezzare nella misura in cui consente di accorciare i tempi tra la domanda e la risposta; ma eviterei di presentarla come il futuro della democrazia, o come il nuovo verbo cui affidare la volontà dei cittadini. Se il cuore della democrazia è, e non può non essere, la possibilità di esprimersi tutti in forme libere, paritarie e secondo regole certe, allora il web non è la soluzione. Prognosi: nessuna, il paziente è molto reattivo.

Un ultimo spunto riguarda il Pinerolese. Il nostro territorio ha avuto in passato dei consiglieri regionali, ma mai espressi da un grande partito riformatore. Era un’anomalia difficile da spiegare, se non con l’atavico vizio del dividersi e del litigare. Questa volta il candidato del Pinerolese è stato eletto non solo grazie alla sua credibilità personale, ma anche per la determinazione e la compattezza (finalmente!) dell’arco delle forze politiche che militano in quell’area. Il nostro territorio ha un drammatico bisogno di essere rappresentato con efficacia a livello regionale, per invertire la marcia che oggi lo indirizza verso un pesante declino. Se mostrerà una capacità propositiva altrettanto forte e unitaria, ce la può fare. Prognosi: e se il nostro consigliere regionale diventasse assessore?