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Pinerolo Indialogo Giugno 2014

Dialogo tra generazioni

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 Officine del suono 


Musica emergente

Gli Antrib


di Isidoro Concas

Pinerolo Indialogo - Anno 5 - N.6 - Giugno 2014

 

  Gli Antrib sono un trio FunkCore del saluzzese formato da Samuele Allasia, Alberto Mattio e Simone Testa che, dopo diversi ritardi, presenterà a giugno il loro secondo EP, Thanatos, da loro definito nella sua presentazione su Musicraiser "forse il nostro primo vero EP". Li abbiamo incontrati per parlarne.

Dunque, voi Antrib amate mescolare generi: già nel vostro primo EP "Dear Me, I’m Dead" mescolavate il funk con l’attitudine metal anni ‘90 di gruppi come Primus, RATM e Deftones. Nelle tracce che avete fatto uscire negli ultimi mesi si sentono sperimentazioni stoner-psichedeliche e il passaggio del cantato al rap in italiano: da dove nasce e come si è sviluppata questa commistione di generi?

A dire il vero non lo so di preciso, non ci siamo mai posti il problema dei generi, di solito scrivo facendomi influenzare da quello che ascolto al momento. C’è da dire però che in questi anni la frase "Mi ricordate i Primus" è quella che forse abbiamo sentito di più. Con questo nuovo lavoro e questo anno e mezzo di scrittura abbiamo cercato di scrollarci di dosso lo stile Primus. Volevamo creare qualcosa di nostro, che fosse identificativo. Abbiamo lavorato tanto e credo che siamo sulla buona strada per arrivare a questo, anche se il percorso è ancora lungo. Il passaggio all’italiano è stato più deciso verso il vero stile Antrib, che si è concretizzato con l’inserimento del rap. Lo trovo il metodo migliore per esprimere quello che provo, per buttarlo in faccia alle persone. Abbiamo mantenuto una buona dose di funk comunque, ci piace tanto suonarlo.

Il nome del vostro futuro EP è Thanatos, personificazione della morte nella mitologia greca. Perché l’avete scelto?
Come ben pochi, anzi pochissimi sanno, Antrib deriva dalla parola tedesca "antrieb" che significa pulsione. Secondo Freud esistono due tipi di pulsione, Eros e Thanatos. Mentre Eros è la carica positiva della continua evoluzione, Thanatos è la responsabile di una spinta costante verso l’auto-distruzione che tenta di portare l’uomo verso un caos inorganico primordiale. Questo EP è stato autodistruttivo per noi e per questo abbiamo scelto questo titolo, che si ricollega anche al nostro nome. Vi assicuro che sarà una mina clamorosa.

Avete annunciato che, a differenza del vostro primo EP, nei nuovi pezzi parlerete di tematiche serie quali il rapporto uomo-società e la malattia mentale. A cosa è dovuto questo cambiamento di profondità di temi? La considerate una crescita?
Sì, mi sono concentrato tantissimo sui testi. Thanatos è un viaggio di esplorazione del meccanismo umano partendo dall’amore (anche se non piacciamo alle ragazze parliamo anche di amore), dal dolore, dal confronto verso se stessi, dal disturbo, dalla paura. Ogni canzone ha una tematica diversa benché possa sembrare simile come impostazione. Una volta i testi erano buttati sulla musica solo per riempire le strofe e a volte qualche ritornello, ora fanno parte integrante del processo di scrittura. Forse c’è anche un po’ di quello che sono io in questa esplorazione.

Infine, dopo aver chiuso il capitolo Thanatos, quali saranno i vostri prossimi progetti?
I progetti come sempre sono tanti, ma a dire il vero alcuni si attueranno già con Thanatos stesso. Per il resto non ci sbilanciamo. Alberto in saletta una volta mi ha detto "Basta gridare al lupo, facciamo e basta d’ora in poi". E così è diventato. Per dirti, il fatto che stiamo registrando verrà fuori solo da questa intervista, dopo MusicRaiser ci siamo chiusi in una specie di silenzio stampa, ora vogliamo fare le nostre cose e quando sarà il momento torneremo… e sarà una vera e propria manata, ve lo assicuriamo.