Pinerolo Indialogo

MAGAZINE DI CULTURA E DI INFORMAZIONE LOCALE

 



Home page
Redazione
Contatti
Archivio
Album fotografico
Testate giornalistiche
Links utili
 
   

 


 




Pinerolo Indialogo

Luglio 2014


Dialogo tra generazioni

Home Page :: Indietro

 Primo piano 



Docenti universitari pinerolesi / 17
Intervista a Marco Ameduri, Fisico in Qatar

«Studiare e lavorare in istituti e Paesi diversi è fondamentale per chi voglia partecipare appieno al mondo della ricerca»

 

di Antonio Denanni
Pinerolo Indialogo - Anno 5 - N.7-8 - Luglio 2014

Per cominciare ci parli di sè, del suo lavoro e delle sue competenze in ambito universitario.
  
Sono nato a Pinerolo e mi sono laureato in Fisica a Torino nel 1993. Nell’estate di quell’anno mi sono trasferito negli Stati Uniti, dove ho conseguito il dottorato di ricerca (Ph. D.) presso la Cornell University. Dal 2000 al 2002 ho lavorato all’Istituto Max Planck per la Fisica dei Sistemi Complessi di Dresda. Mi sono trasferito in Qatar nel 2002, quando Cornell vi ha inaugurato in partnership con la Fondazione Qatar una filiale della sua facolta’ di Medicina, il prestigioso Weill Cornell Medical College, il quale ha sede a New York. Attualmente, oltre a tenere i miei corsi di fisica, mi occupo della direzione del dipartimento pre-medico, comprendente principalmente le scienze fondamentali e alcuni corsi umanistici. Nel corso degli anni dunque, la mia attivita’ mi ha portato a lavorare in aspetti diversi del mondo accademico, dalla ricerca pura in fisica matematica, all’insegnamento, fino ad assumere anche questi incarichi amministrativi nella mia universita’ qui in Qatar.

Ci spiega anche le peculiarità e le applicazioni pratiche della sua disciplina?
  
La fisica rimane alla radice dell’enorme sviluppo tecnologico degli ultimi secoli, sia quando la ricerca ha aspetti direttamente applicativi, sia quando essa si concentra su domande fondamentali, come quelle concernenti la struttura dell’universo o i suoi costituenti elementari. Devo dire che sono sempre stato principalmente affascinato dall’aspetto fondamentale della fisica, e sono profondamente attratto dalla sua bellezza matematica. Considero le applicazioni pratiche un risultato derivato, che certo e’ necessario per giustificare l’alto costo della ricerca oggi.

Ammetterà che la presenza di un pinerolese in Qatar non è usuale. Ce la racconta, anche negli aspetti pratici della vita?
  
In realta’, in Qatar vivono persone di provenienza piu’ diversa, ed e’ un Paese molto accogliente. La vita quotidiana naturalmente ruota attorno al lavoro, come dappertutto. La sua capitale, Doha, e’ in constante trasformazione, e in questi dodici anni ho visto molti cambiamenti, sia dal punto di vista dello sviluppo architettonico ed economico, sia dal punto di vista sociale. E’ un Paese che sta investendo grandi risorse nel settore educativo, universitario e della ricerca, e che ha saputo inserirsi con grande forza e lungimiranza nel fenomeno della globalizzazione dell’universita’. Credo fortemente in questo progetto di ampio respiro, e sono grato per l’opportunita’ di farne parte. L’unica difficolta’ e’ il clima durante il periodo estivo. In questi giorni le massime sono di poco sopra i quaranta gradi, anche se la settimana scorsa siamo arrivati a toccare i cinquanta. Siamo tutti grati all’inventore del condizionatore!

Dal Qatar come vede la nostra Pinerolo?
  
Confesso che con il tempo la lontananza e’ sempre piu’ reale, e Pinerolo diventa sempre piu’ un luogo della memoria. Ricordo molto volentieri il carattere pacato e tranquillo della vita quotidiana e la saldezza delle tradizioni e delle abitudini. Mi auguro che queste caratteristiche vengano mantenute, perche’ per crescere nel vortice dell’economia e della societa’ di oggi e per costruire in modo duraturo il proprio sviluppo, una comunita’ ha bisogno di poter contare su radici solide.

La sua storia personale è esemplare. Pinerolese di origine e di formazione, è dovuto (o ha voluto) andare all’estero per affermarsi. È la strada obbligatoria per i giovani di talento o è solo la peculiarietà di certe lauree specialistiche come la sua?
  
Alla luce dell’esperienza di tutti questi anni all’estero - ormai piu’ di venti - direi che studiare e lavorare in istituti e Paesi diversi e’ fondamentale per chi voglia partecipare appieno all’eccitante mondo della ricerca e del lavoro intellettuale. Si confrontano punti di vista diversi, approcci intellettuali e pratici diversi, e si costruisce una ampia rete di contatti in cui scambiare idee e progetti. Ritengo che questo valga in qualsiasi disciplina. Alla lunga diventa poi una scelta di vita, in cui la curiosita’ di conoscere e cercare di capire posti nuovi diventa altrettanto eccitante. Secondo me questo e’ uno degli aspetti positivi ed attraenti della carriera universitaria. Si stabilisce un linguaggio condiviso e si entra in una comunita’ che permettono di sentirsi sempre a casa, dovunque ci si trovi.

Il nostro giornale è letto da giovani e adulti, ma è fatto principalmente da giovani. Un giovane laureato in Fisica ha buone prospettive di lavoro?
  
Studiare Fisica sviluppa enormemente sia l’abilita’ di concepire ed analizzare problemi in modo quantitativo, sia la capacita’ di formulare ipotesi, valutarne le conseguenze per poi confrontarle con osservazioni pratiche. Ritengo che queste siano capacita’ molto desiderabili per un giovane che cerchi di inserirsi in un mondo del lavoro che richiede sempre di piu’ agilita’ mentale e curiosita’. Oltre a queste capacita’ generiche, ma fondamentali, si apprendono ovviamente importanti nozioni tecniche e si sviluppa la capacita’ di utilizzo dei mezzi informatici. Il mio consiglio ai giovani alle prese con la difficile scelta di una facolta’ universitaria pero’ rimane quello di seguire la loro curiosita’ e il loro interesse. Qualunque campo di studi, quando preso sul serio, sviluppa la capacita’ di confrontarsi con realta’ complesse e di coglierne gli aspetti fondamentali che le regolano. E se la scelta non risulta corrispondente alle aspettative, non bisogna temere di cambiare facolta’ e indirizzo, anche in modo drastico. A diciannove o venti anni, un anno in piu’ puo’ sembrare un anno perso. Lo vedo piuttosto come un’esperienza aggiuntiva.

In età matura molti fisici si dedicano anche a questioni filosofiche. Lo fa anche lei? Oltre all’impegno universitario coltiva anche altri interessi?
  
La fisica teorica di per se’ sfiora molte domande filosofiche, e i fisici devono tenere a bada la tentazione di confondere i problemi della fisica – suscettibili di verifica sperimentale – con i problemi dei fondamenti filosofici della scienza, che invece richiedono un’analisi critica dei suoi metodi. Detto questo, confesso che anch’io sono molto attratto da questioni filosofiche. In questo periodo leggo molto volentieri i lavori di Isaiah Berlin, soffermandomi a riflettere sulle differenze tra i problemi scientifici, concernenti in ultima analisi i fenomeni che percepiamo, e i problemi che hanno a che vedere con i valori fondamentali della vita, o con i linguaggi che usiamo per esprimere e discutere gli uni o gli altri. Nel (poco) tempo libero, continuo a cercare di imparare l’Arabo, una lingua molto bella e molto ricca, ma purtroppo molto difficile. Soprattutto i miei studenti cercano di aiutarmi, e sorridono volentieri ai miei strafalcioni!