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Pinerolo Indialogo

Luglio 2014


Dialogo tra generazioni

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 Donne del pinerolese 



Lidia Caffaro

Una vita da ostetrica

a cura di Fanny Bounous  

Pinerolo Indialogo - Anno 5 - N.7-8 - Luglio 2014

 

  Lidia Caffaro è l’ostretica che ha fatto nascere nel Pinerolese migliaia di bambini, con la quale altrettante mamme (e papà?), oltre che ginecologi si sono confrontati. Incontro Lidia, ora in pensione, per un dialogo su questa esperienza e professione che ci accomuna.

Come è nata in te la scelta di fare l’ostetrica?
Io in realtà volevo fare l’insegnante, ma prendevo sempre brutti voti in psicologia e filosofia, e un anno venni rimandata. Proprio in quel periodo, un giorno per caso mio padre incontrò l’ostetrica che aveva fatto nascere le mie sorelle: fu lei che gli fece venire l’idea di portarmi a Torino a fare la scuola per ostetriche. Lì non ci sarebbero state filosofia e psicologia e avrei intrapreso un percorso di studi che mi avrebbe dato una professione. E’ stata quindi una scelta casuale. Non immaginavo che sarebbe diventato il lavoro della mia vita.

Per quanti anni e dove hai svolto la professione di ostetrica?
Ho iniziato a lavorare come strumentista di sala operatoria e poi come ostetrica già mentre studiavo, al S. Anna. Poi mi sono spostata a Pinerolo, dove ho lavorato trent’otto anni, fino alla pensione.

Hai qualche episodio particolare (buffo o serio) da raccontarci?
Ne avrei tanti in entrambi i casi! Ho il ricordo di tanti parti tragici: un bambino nato senza braccia, due gemelli siamesi... Ma gli episodi che mi hanno colpito di più sono state le morti di due donne per emorragia, una per un distacco di placenta e l’altra per una rottura d’utero; le morti di queste donne e altre, che avevano già altri figli e quindi hanno lasciato degli orfani, sono tra i ricordi più tragici che ho. Altri episodi strani a cui ho assistito, sono le gravidanze immaginarie.

Tra le cose più serie e che mi hanno segnato di più, però, ci sono le storie di abbandono di neonati: una volta l’aborto era illegale e molte donne partorivano e poi per indigenza o altri gravi problemi erano costrette a lasciare i bambini in ospedale, essendo tuttavia dilaniate dal senso di colpa. Ecco, io per la mia esperienza di ostetrica, mi sento di dire a tutti quei ragazzi adottati, che la rinuncia da parte della madre naturale di riconoscerli, non è stato un atto di egoismo, bensì un estremo gesto di amore per permettere loro di crescere in una famiglia che potesse garantirgli un futuro migliore.

Come sono cambiate negli anni l’assistenza ostetrica e la "dimensione" del parto?
Io ho avuto molta difficoltà quando c’è stato l’avvento del computer; prima dedicavo tutta me stessa, il mio tempo e la mia professionalità alla donna che avevo in carico, dopo mi son trovata, con molto dispiacere e peso, a dover togliere del tempo prezioso all’assistenza della partoriente per poter stare dietro ad una parte burocratica che ha preso il sopravvento ed è, ormai, quasi la cosa preponderante nelle sale parto. Tuttavia la tecnologia è stata anche positiva: per esempio, l’avvento dell’ecografia è stato un cambiamento epocale per noi ostetriche, perché il sapere già prima a cosa vai incontro (grandezza del feto, malformazioni, gemellarità, se sono siamesi ecc…) e il non trovarti delle "sorprese" in sala parto, fa davvero la differenza nella pianificazione dell’assistenza. Una volta si lavorava "al momento", ora si può pianificare l’assistenza, a tutela nostra e della gestante.

Tu sei individuata da molti come l’ostetrica "storica" del Pinerolese. Questo ti inorgoglisce, ti turba, ti gratifica...?
E’ sicuramente gratificante, lo è per me e lo è stato per la mia famiglia. Ricorderò sempre un episodio in cui mio padre tutto fiero mi raccontò di aver "preso un caffè alla mia salute" offertogli da un compaesano che era diventato nonno di un bimbo che avevo fatto nascere io: questo signore l’aveva fermato per strada colmo di gioia, riconoscendo in lui il padre dell’ostetrica che aveva aiutato il nipote a nascere.

Fra poco i ragazzi che terminano le superiori sceglieranno il percorso universitario o lavorativo. Che cosa consiglieresti ad una ragazza che volesse iscriversi al Corso di Laurea in Ostetricia per intraprendere la tua stessa carriera?
Tu sai bene cosa ho sempre detto alle giovani allieve ostetriche, perché lo dissi anche a te quando arrivasti a fare il tirocinio in sala parto qui da noi a Pinerolo: "ma che caspita di lavoro ti sei scelta?". Purtroppo il nostro lavoro è molto impegnativo, di grande responsabilità (abbiamo tra le mani ben due vite di cui rispondere!), ed è poco remunerato per ciò che richiede: questo è un grande cruccio, e mi sento di affermare che quella dell’ostetrica è una delle professioni più mal pagate se conti che lavori i festivi, i notturni e che a volte affronti dei turni davvero gravosi. Inoltre, una volta studiare da ostetrica ti assicurava un posto di lavoro fisso sin da subito, invece ora le giovani ostetriche stentano a trovare lavoro nel loro settore, nonostante gli ottimi risultati scolastici, la dedizione, la passione e la voglia di svolgere questa professione, trovandosi a dover far tutt’altro per mantenersi.

Quindi oggi come oggi, ad una ragazza che mi chiedesse un parere, sconsiglierei di iscriversi al Corso di Laurea in Ostetricia.