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Pinerolo Indialogo

Luglio 2014


Dialogo tra generazioni


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I luoghi-leggenda di Pinerolo

«La consistente dimensione leggendaria della Pinerolo storica» 

 di Diego Priolo, esperto di leggende

 

Pinerolo Indialogo - Anno 5 - N.7-8 - Luglio 2014

 

 
 Il trasferimento di un fatto o di un evento in leggenda non é un riconoscimento di storicità, ma di adeguatezza di questo contenuto, caratterizzato dal fantastico ma ben associato ad un luogo preciso, e tutto questo in termini positivi o negativi, a rispondere al bisogno a monte che ha richiesto questo riutilizzo. La sua consistenza (spesso la sua sovrabbondanza e/o le sue forzature storiche e fantastiche), come la sua diffusione e conservazione saranno pertanto indicative di funzionalità nel colmare e superare/giustificare vuoti informativi e nel rinforzare l’identità di gruppi e di comunità che ad essa sono ricorsi. Da non dimenticare, inoltre, è il fatto che la sua eccessiva ricchezza narrativa è stata in alcuni casi conseguenza della riscoperta della leggenda in epoca romantica; un intento positivo di fondo danneggiante però a volte il suo genuino contenuto originario.

La consistente dimensione leggendaria della Pinerolo storica riflette "bene" per certi versi questa rilettura di eventi in senso lato. Tenendo conto di quanto premesso, ciò che segue è un riassunto di percorso così etichettabile, mirato alla scoperta di luoghi, palcoscenico di queste redazioni narrative. Partiamo dalla torre campanaria del Duomo, popolarmente conosciuta come "Cioché moch", campanile mozzo e così voluto dai "potenti" del Borgo superiore per impedire agli abitanti del"povero" Borgo del Piano, se saliti sul campanile, di vedere cosa stessero mangiando nelle loro ricche case. Sotto il campanile, riporta lo storico Quirino Trivero, si "aprirebbe" invece un cupo stanzone, lungo ben 12 m., che avrebbe ospitato forzatamente anche la Maschera di Ferro quando venne prigioniera in città. Sempre quest’ospite sarebbe scappato da questo forzato luogo di riposo, attraverso un condotto sotterraneo che sbuca/va nei pressi della casa Madre delle suore Giuseppine. Sull’altro lato del Duomo, quasi di fronte all’ingresso della casa parrocchiale, una lapide ricorda il terribile terremoto del 1808, curiosamente non traslato in alcuna leggenda. Sull’angolo smussato dello storico edifico posto tra Via Trento e via Principi d’Acaja (da osservare anche gli affreschi in alto), si trovava la "peiro d’la razoun" la Pietra della Ragione, su cui venivano posti e legati al pubblico disprezzo i delatori o coloro che non avevano pagato il dovuto. Salendo sulla sinistra, si individua la chiesa di Santa Maria Ausiliatrice o di Sant’Agostino, qui edificata nei pressi del "forno del rocco" per rispettare la volontà della Madonna - leggiamo nella trascrizione degli eventi redatta dal prevosto Fontana- apparsa ai fedeli qui fermatisi nel corso di una processione per ottenere la fine della peste nel 1630. L’imponente Palazzo del Senato non è contemplato in qualche leggenda specifica ma, come per altri importanti edifici della zona, era/é… raggiunto sotterraneamente da cunicoli e camminamenti. Poco oltre, sulla sinistra, sorge il grande Monastero della Visitazione il cui versante affacciato verso le montagne conserva ancora traccia di parti delle mura della città che dovevano contrastare eventuali venute del nemico dalle valli. Nella notte del 25 settembre 1592, Ortensia di Piossasco, moglie del Governatore di Pinerolo, in quel giorno non presente, fu colei che non solo segnalò l’arrivo delle truppe francesi ma sventò pure il loro attacco, accendendo lei stessa i cannoni. Più rasserenante è ciò che si racconta in merito alla fondazione del Convento di San Francesco che sorgeva a monte della Casa Madre delle suore Giuseppine e che ospitò incontri delle autorità locali e fu luogo di accoglienza delle spoglie degli Acaja. La sua denominazione sarebbe un sentito ricordo del passaggio del Santo nel 1212, mentre era in viaggio alla volta di Vienne in Francia. A ricordo di questa sua venuta, ricordata pure nella benedizione delle campane di Frossasco, capaci così di allontanare il brutto tempo, egli avrebbe piantato un olivo diventato particolarmente longevo. Poco più a monte, in un suggestivo slargo, caratterizzato da un pozzo "storico" al centro, si trovano sulla destra la Casa dei Cavalieri Templari e sulla sinistra "la scala" che sale al Castello Nuovo, uno dei palcoscenici riproposti dalla riscoperta della leggenda del Pilone della Donna Morta. Questa denominazione - segnala lo storico Cirillo Massi – venne già riportata ufficialmente in un atto notarile del 1471 senza però un supporto giustificativo. Il pilone ubicato al n. 119 di Strada Costagrande, riedificato nel 1891 a riprova di un riconoscimento e di una fama "ancora" di un certo peso, sarebbe con molta probabilità il testimone in questione. Le due leggende redatte da Alberto Pittavino e da Ugo Marino, molto conosciute e "condivise", furono costruite su alcuni rilevanti fatti storici locali "quasi coincidenti" con la segnalazione storica del Pilone. In questa prospettiva, la donna morta sarebbe Margherita di Beaujeu, terza moglie di Giacomo d’Acaja, che una sera per porre fine alle voci che volevano che qui si aggirasse lo spirito del "figliastro" Filippo II, fatto annegare nel lago di Avigliana nel 1368, sarebbe venuta per piantare un fuso a testimonianza dell’infondatezza delle voci. Ella lo piantò nel luogo "chiacchierato", ma non si accorse di aver infilzato un lembo del suo vestito, il che, quando si apprestò ad allontanarsi, le fece credere che qualcosa di tremendo la stesse trattenendo, da cui la morte per paura. Il borgo Valentino, nell’attuale zona di Piazza Roma e di Via Vigone, era nel XV e nel XVI secolo uno dei luoghi periferici ospitanti le forche cittadine. Quando nel 1548 si seppe che il re di Francia Enrico II era intenzionato a passare a Pinerolo, mentre faceva ritorno in patria dalla Polonia, in segno di rispetto si decise di ricoprire il cadavere di un ladro con una camicia. Un povero giovane, per presentarsi alla ragazza di cui era innamorato meno dimesso del solito, rubò una notte l’indumento e rubò pure quello posto in sostituzione il giorno successivo. Venne però scoperto e così le due camicie ricoprirono i corpi penzolanti del primo ladro e del povero giovane, ladro per amore, ma di questo la ragazza non seppe mai nulla.