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Pinerolo Indialogo

Luglio 2014

Dialogo tra generazioni

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 Giovani & Lavoro 

Gualtiero Martra di Marmarmi

«Il mercato del marmo è in forte sviluppo»


di Elisa Campra

Pinerolo Indialogo - Anno 5 - N.7-8 Luglio 2014

Ci riassume in breve la storia della sua azienda?
   L’azienda nasce nel 1906, si chiamava Rotelli e si trovava in via Cottolengo. Mio padre diventò il proprietario nel 1956 e poi, nel 1974, lo divenni io.

Lei si considera più un imprenditore o un artigiano?
  
Noi lavoriamo il marmo e quindi possiamo dalla materia prima creare altri oggetti; mi sento sicuramente più un artigiano.

Lei esporta i suoi prodotti all’estero? Principalmente in quali Paesi?
  
Abbiamo smesso di esportare il marmo all’estero. Quest’attività è svolta infatti principalmente dalle aziende cinesi, e i Paesi maggiormente interessati sono il Belgio, la Francia e la Svizzera. In questo settore del mercato le aziende cinesi sono molto presenti e lavorano tantissimo. Noi stessi abbiamo un accordo con un paio di queste, che producono circa l’80% del nostro fatturato. Il problema di esportare e di avere un mercato interno dove è difficile farsi strada dipende anche dalle tasse sull’import-export: per esportare i nostri prodotti e venderli all’estero dobbiamo pagare una tassa del 17%; i Paesi come la Cina, il Brasile o l’Etiopia invece pagano una tassa del 7 ‰ per importare in Italia. Dovrebbe esserci una situazione un po’ più paritaria.

A suo parere la crisi economica italiana è più congiunturale o più strutturale (burocrazia, leggi, ecc.)?
  
Uno dei modi principali per impiegare la lavorazione del marmo è la costruzione di lapidi per i defunti. Di conseguenza quindi sentiamo moltissimo la crisi di valori che riguarda proprio questo settore. Per ciò che riguarda la burocrazia, essa ha a mio parere certamente una grande responsabilità rispetto alla crisi di oggi. Le faccio un esempio: anni fa avevo chiesto tutte le autorizzazioni necessarie per costruire un capannone; ho avuto il via libera quindici anni dopo.

Nel Pinerolese si lavora molto la pietra... però pare che i pinerolesi non abbiano molta voglia di farlo, lo fanno soprattutto i cinesi (vedi le pietre di Luserna), come mai?
  
Lavorare la pietra è molto duro. Se si parla di lavorarla a mano, poi, alla grande fatica si aggiunge il tempo che si impiega e il tutto diventa poco remunerativo. I cinesi sono disposti a lavorare anche molte ore, quindi sono i principali impiegati in questi lavori; tuttavia stiamo assistendo a un ritorno di manodopera italiana.

Per un giovane del territorio che volesse cercare lavoro o avviare una start-up in questo suo settore ci sono sbocchi?
  
Nel settore funerario ci sono mercati in forte sviluppo, come quello polacco e quello russo; sarebbe quindi un’ottima possibilità, ma se non ci si muove in fretta presto questi mercati verranno monopolizzati dalle aziende cinesi, come è successo al nostro, anche per ciò che riguarda la lavorazione di alta qualità. Il marmo italiano è ancora molto apprezzato, quindi ci sarebbe un mercato di tipo più "artistico": di recente abbiamo infatti realizzato con un artista kazako un monumento in memoria dell’eccidio degli armeni in Kazakistan. Tuttavia la stessa fiera di Carrara, fino a qualche tempo fa nucleo centrale del commercio del marmo, all’ultima edizione è stata poco frequentata: è la Cina ora il mercato principale.