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Pinerolo Indialogo

Settembre 2014


Dialogo tra generazioni

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 Politica Giovane Young 



Intervista ad Elvio Fassone

«Guardare al Pinerolese come ad un territorio dove i giovani ritornino a insediarvisi e a lavorare»

di Emanuele Sacchetto  

Pinerolo Indialogo - Anno 5 - N. 9 - Settembre 2014

 

A settembre, dopo le vacanze un po’ in giro per il mondo, si riprende con la quotidianità, chi con gli impegni scolastici e chi con il lavoro. Quotidianità sono anche i luoghi, per noi Pinerolo e il Pinerolese. Facciamo il punto su questa nostra realtà con il sen. Elvio Fassone, acuto osservatore del territorio e nostro autorevole collaboratore
.

Qual è lo stato di salute del pinerolese e di Pinerolo città?
Il nostro territorio è, mio malgrado ripetendo cose già da molti sostenute, in declino. La perdita continua ed inesorabile delle istituzioni (Atl, Tribunale, Ospedali, Direzione ASL,..) testimonia la scarsa considerazione che si ha di esso e ha come diretta conseguenza un sempre più raro e difficile insediamento di nuove industrie, mancando un interlocutore istituzionale adeguato. In questo scenario, l’aspetto più preoccupante è la mancanza di volontà e capacità di pensare soluzioni per arrestare questo declino. A mio parere si dovrebbe cominciare a guardare al pinerolese come ad un territorio dove giovani, arricchiti da esperienze anche estere, ritornino per insediarvisi e lavorare. Questo permetterebbe di evitare il rischio di vedere Pinerolo divenire in pochi anni una "città-dormitorio".

Un giudizio politico sull’Amministrazione Buttiero?
L’unica analisi che mi sento di fare è che, nel normale andamento di un quinquennio amministrativo, la prima metà è dedita allo studio e alla progettualità; la seconda invece dovrebbe servire alla realizzazione. Certo, però, è necessario non sottovalutare le non poche difficoltà che un amministratore incontra oggi nella gestione amministrativa.

L’attuale classe politica del pinerolese è all’altezza della sfida che stiamo vivendo o c’è bisogno di un ricambio generazionale?
La classe politica non è mai all’altezza. Purtroppo infatti la politica non riesce ad attrarre chi dovrebbe. Le elezioni dovrebbero servire, nel senso antico del termine (eligere) a selezionare i migliori. Tuttavia questi dovrebbero farsi avanti, e ciò quasi mai accade. Ciò che ho potuto constatare attraverso la mia personale esperienza di homo publicus è che per fare politica bisogna essere preparati. Così come c’è un corso di studi ed un esame per praticamente ogni mestiere, ebbene la gestione pubblica perché sia buona richiede ancora più competenza e capacità.

In merito al ricambio generazionale, dunque, non credo che la soluzione alla inettitudine della nostra classe politica risieda in un mero dato anagrafico. Certamente la presenza di giovani è fondamentale per guardare al futuro, ma diventa utile solo se si affianca all’esperienza dell’"anziano". La rottamazione che tanto piace oggi, di per sé sola non è la soluzione al nostro problema.

Qual è il suo giudizio sul progetto di città-metropolitana per Pinerolo?
Di per sé la ritengo un’idea valida. E’ necessario tuttavia operare una corretta individuazione di competenze distinte, politiche e non. Inoltre bisogna pensare questo progetto su dimensioni maggiori e soprattutto su un arco temporale superiore al decennio. L’evoluzione economica infatti è circolare, e dunque a questa fase di delocalizzazione, in cui conviene spostare la produzione in altre aree geografiche, si accompagnerà (e già sta accadendo) un ritorno di almeno parte del lavoro nel nostro paese, dove la terza cintura di Torino (la nostra), se sarà pronta, potrà re-intessere il proprio tessuto produttivo.

Il rischio di "provincialismo" c’è, e bisogna far tutto per combatterlo con nuove idee e intraprendenza.

La banda larga, il rilancio del centro storico e il collegamento veloce con Torino sono tre temi in cui il nostro giornale crede particolarmente. Qual è la sua opinione in merito?
Sono tutti argomenti su cui non posso che trovarmi d’accordo. Bisogna però sottolineare il fondamentale legame tra queste e la produzione. La banda larga è utile certamente per l’utilizzo domestico, ma soprattutto diventa motivo di attrazione di imprese sul nostro territorio.

In merito al centro storico, mi piace pensare che le città vivono quando vivono le loro anime. Tuttavia, nel dopoguerra abbiamo conosciuto una fase bulimica, senza cultura, che ha portato alle brutte costruzioni che ancor oggi vediamo. Sempre la mancanza di cultura ha poi portato alla situazione di degrado dei nostri giorni, che solo in parte si inizia a risolvere (purtroppo non a Pinerolo) con le politiche di recupero dell’esistente.

Quali proposte concrete per il lavoro e rilancio del territorio?
Innanzitutto è necessario abbandonare la sudditanza delle parole d’ordine (fare squadra, tavolo di lavoro,..), perché non basta mettere insieme persone, ma servono idee su cui riflettere ed elaborare progetti.

Io mi feci promotore di alcune idee in merito al rilancio del territorio già nel periodo del mio ruolo pubblico, tutte discusse e formalizzate, ma mai giunte a realizzazione. Proposte ancora valide, tra cui:

- La valorizzazione delle terre alte, attraverso l’assegnazione per bando di terreni di pregio abbandonati a giovani volenterosi di intraprendere un mestiere montano. Per valorizzare infatti non basta il turismo, che nelle nostre montagne è limitato a pochi mesi all’anno, ma bisogna portare nelle terre alte parte della produzione.

- L’istituzione di un’inchiesta presso le imprese per sapere cosa serve al pinerolese per attrarre investimenti. Da questa sarebbe possibile trarre alcuni obiettivi da sviluppare per intessere parte del nostro tessuto produttivo.

- La valorizzazione di risorse di qualità riconosciuta del nostro territorio, come la carne e la frutta. Questa passa attraverso l’attrazione nel pinerolese di grandi industrie di trasformazione agroalimentare, che vi impiantino parte della loro produzione, allargandola a collaborazioni con il saluzzese.

- Il progetto di trasformazione e modernizzazione del Museo della Cavalleria, destinato a diventare un attrattore di livello nazionale; il progetto sfociò in un disegno di legge regionale che ottenne il finanziamento, ma anch’esso non fu condotto a compimento. Una risorsa la cui valorizzazione è ancora attuale e possibile.

Per lo sviluppo di un territorio è più importante la produzione o i servizi?
E’ evidente come servano entrambe. La produzione è indispensabile per produrre ricchezza che non deve alimentare solo se stessa, ma scremandone una parte essa servirà a pagare i servizi, che costituiscono poi la qualità della vita di un territorio.

La produzione dunque non è da divinizzare in una visione eccessivamente capitalistica, che fa della ricchezza solo un modo per produrre più ricchezza, ma non va nemmeno demonizzata. E’ per questo che non si può prescindere nel rilancio del pinerolese dalla ricostruzione del tessuto produttivo-industriale. Pinerolo non può diventare solo terra di servizi.

Qual è il ruolo dei giovani in questo scenario?
E’ fisiologico che ci sia spazio per i giovani, dal momento che bisogna assolutamente misurarsi con la vita che avanza. L’unico diritto e dovere delle generazioni anziane è quello di insegnare ai giovani a coltivare capacità e pazienza. Nel tempo della velocità tecnologica, bisogna riacquistare la pazienza di attendere il tempo necessario tra la semina e il raccolto.