Pinerolo Indialogo

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Pinerolo Indialogo

Settembre 2014


Dialogo tra generazioni
 
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 Parlar di storia

Cenni di storia pinerolese 


950 anni fa Pinerolo entrava nella storia 

di Nadia Fenoglio

 

Pinerolo Indialogo - Anno 5 - N.9 - Settembre

 Se già gli antichi romani ammonivano «Nomen est omen», un «presagio» ci sarà pure nel nome "Abbadia" che oggi porta l’omonima frazione di Pinerolo. C’è infatti una stretta corrispondenza tra "abbadia" e "abbazia": entrambe derivanti dal latino "abbatia", la prima ne è la voce popolare e la seconda quella dotta. A che pro questa dose di linguistica in pillole? Andiamo a scoprirlo.

Oggi il cuore di Abbadia è la chiesa parrocchiale di San Verano. Ma anticamente, al suo posto, sorgeva un altro edificio che tanta parte ebbe nella storia di Pinerolo: l’Abbazia di Santa Maria.

L’Abbazia, a propria volta eretta sui resti dell’antica chiesa rurale già dedicata a S. Verano, celebrerebbe oggi – se ancora fosse in piedi – i 950 anni dalla fondazione. Risale infatti all’8 settembre 1064 il suo atto costitutivo: la donazione con cui la «gran contessa» Adelaide di Susa cede all’Abbazia di S.Maria i diritti su ampi territori del Pinerolese, e non solo. Le valli Chisone e Germanasca, Miradolo e San Secondo, alcuni poderi a Piossasco, Rivalta, Racconigi, il ponte sul Po presso Carignano; e ancora, metà del castello di Porto Maurizio e il monastero della Gallinara, situati presso Albenga, rientrano sotto la giurisdizione dell’Abbazia di S.Maria.

Una svolta importante risale a papa Gregorio VII - il pontefice che riceve a Canossa il penitente Enrico IV - il quale sottrae l’Abbazia dal controllo della diocesi di Torino cui era prima sottoposta, e la dichiara sottomessa alla sola autorità papale. Nel 1078, infine, la contessa Adelaide dona all’Abbazia, retta da monaci benedettini, anche Pinerolo: è l’inizio di una signoria temporale e spirituale che porterà allo splendore medievale della città. Fino al XIII secolo, infatti, gli abati di S.Maria rientrano tra le più potenti signorie dell’area subalpina occidentale. Il borgo dove sorge l’Abbazia è detto all’epoca «Villa del Monastero» e così viene chiamato fin verso la metà del XVI secolo, quando prende il nome di «Abbadia di Pinerolo».

I monaci, non solo dediti allo studio ma anche all’agricoltura, progettano opere di disboscamento e bonifica, introducendo nuove tecniche agricole come la costruzione di canali d’irrigazione (ad esempio il Rio Moirano).

Sul finire del secolo XI giunge il primo assalto ai territori dell’abate: si tratta dei conti d’Albon, che si muovono dai territori estesi tra il Rodano e le Alpi e che dal XII secolo prenderanno il nome di «Delfini». Il conte d’Albon sottrae infatti all’abate le zone superiori delle valli di Susa, Chisone e Varaita. Nel successivo XII secolo compaiono invece sulla scena i conti di Savoia che, muovendosi contro gli usurpatori del Delfinato, riconquistano parte dei territori sottratti all’Abbazia, promettendo di restituirglieli - ma di fatto si propongono come scomodi rivali.

Tra il XII e il XIII secolo, infatti, Tommaso di Savoia scende apertamente nel Pinerolese per sottomettere l’Abbazia: conquista Pinerolo, ma ne lascia formalmente i diritti di signoria all’abate. Si apre quindi la fiorente stagione medievale della città: il governo dei Principi di Savoia-Acaia; il titolo di capitale del principato dal 1295 al 1418; lo sviluppo artigianale, commerciale, finanziario.

Se, da un lato, il tramonto politico e spirituale dell’Abbazia illumina la Pinerolo degli Acaia, dall’altro getta ombra sulla stessa città, che dal principio del XV secolo vede sfumare il proprio prestigio in favore di Torino. Nel Quattrocento l’Abbazia è infatti ridotta a commenda: non era più retta, cioè, da un monaco ma da un’altra figura, ecclesiastica (un vescovo) o laica, detta appunto "abate commendatario". Nel 1559 i Savoia d’Oltralpe spostano la capitale da Chambery a Torino: la storia pinerolese e del ramo degli Acaia è ora inglobata in più ampi orizzonti geopolitici.

Vengono poi due occupazioni francesi, la prima tra il 1536 e il 1574, e la seconda tra il 1631 e il 1696: monaci francesi prendono allora possesso dell’Abbazia. Ed è proprio al dominio francese che si deve la distruzione dell’Abbazia di S.Maria: nel 1693, durante la guerra contro i Savoia – che qui riconquistano Pinerolo – i francesi in ritirata la saccheggiano e incendiano. Nella sua lunga storia, durata fino al 1721, l’Abbazia viene dunque retta da 28 abati claustrali (ovvero monaci) e da 17 commendatari.

Finisce qui la vicenda dell’Abbazia di S.Maria per lasciare il posto a quella della chiesa di S. Verano, che ancora oggi si trova ad Abbadia. Essa, costruita tra il 1708 e il 1724 e nuovamente abitata da monaci, sorge proprio nel luogo in cui si trovava l’antica Abbazia. Nel XVIII secolo, con la creazione della diocesi di Pinerolo, l’odierna S. Verano le cede ogni giurisdizione su Pinerolo.

Ma la storia non finisce qui. Con le guerre napoleoniche la chiesa viene definitivamente abbandonata dai monaci e trasformata in magazzino: ha inizio il terzo dominio francese, quello imperiale, tra il 1801 e il 1814. Il Comune di Abbadia acquista allora dai francesi la chiesa, che ne diventa così la parrocchia. Nel 1928, infine, Abbadia Alpina è unita a Pinerolo.

Ma oggi, a Pinerolo, chi conosce questa storia? Se Cavalleria e Panettone non bastano più, riscoprire altre pagine della propria storia potrebbe forse aiutare Pinerolo a ridefinire un’identità...oggi francamente in crisi.