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Pinerolo Indialogo

Ottobre 2015


Dialogo tra generazioni

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Docenti universitari pinerolesi / 23
Intervista a Katia Martina, Chimica

«A Pinerolo manca un'anima, un'identità»
Questo differenzia il ricordo di ciò che ho vissuto in Val Pellice da quello che sto vivendo ora... forse ai pinerolesi manca il senso di appartenenza

 

a cura di A D
Pinerolo Indialogo - Anno 6 - N.10 - Ottobre 2015

Ci parla di sè, del suo lavoro e delle sue competenze in ambito universitario?
Sono nata nel 1973 a Luserna San Giovanni. Ho origini semplici e sono la se-condogenita di tre figli. Sono cresciuta imparando il valore del rispetto reciproco, della comunicazione e della curiosità. La mia famiglia ha fatto grandi sacrifici per permettermi di studiare e fare esperienze diverse e non posso che essere loro grata.

Mi sono laureata in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche nel 1998 ed il giorno della laurea l’idea che potessi rimanere nella mia Università non mi sfiorava neppure lontanamente. Ho svolto lo studio della tesi presso il centro ricerche Pharmacia & Upjohn di Nerviano (MI) che mi ha assunto un mese prima della laurea. Sono ritornata all’università 7 anni dopo, con il bagaglio di anni di esperienza in un ricco centro ricerche internazionale. Oggi sono ricercatrice in Chimica Organica nello stesso Dipartimento in cui mi sono laureata; sono sposata, ho 2 figli di 8 e 5 anni e vivo a Pinerolo.

Di che cosa si occupa primariamente la sua disciplina?
La chimica organica è un settore ampio che si occupa di sintesi di molecole e di studi di processi sintetici. Nel nostro laboratorio ci occupiamo di chimica sostenibile. Vengono studiati processi che riducano il più possibile il consumo di energia, la produzione di sottoprodotti, l’utilizzo di sostanze velenose e l’uso di solventi. Questi principi vengono applicati in ambiti diversi e recentemente ci siamo occupati dell’ottimizzazione della sintesi della vitamina E, della valorizzazione dei prodotti di scarto derivanti dalla lavorazione della patata, dell’estrazione di antiossidanti dalla mirra o dai tralci di uva, della produzio-ne di nanoparticelle per il trasporto ed il rilascio di farmaci.

Quanto la chimica ha contribuito al progresso della società?
Questa domanda mi ricorda il racconto di una mia collega che decise di percorrere la strada dell’insegnamento nella scuola superiore. Alla sua prima supplenza si preparò una lezione sui derivati del benzene, parlò per 1 ora, in adorazione con la sensa-zione che avrebbe potuto continuare senza sosta. La interrompe uno studente: "Prof ma a cosa serve la chimica?" lei balbettò, cadde sulla domanda che le risultava essere la più semplice di tutte. Comprendere i concetti della chimica è come vedere le cose con un microscopio che le osserva a livello molecolare. La chimica è ovunque, poiché studia i componenti di ogni materiale. Potrei dire che la matematica, la fisica e la chimica sono discipline di base da cui dipendono le evoluzioni del mondo antico e moderno. C’è chimica nelle tecniche di imbalsamazione dei tempi antichi come oggi nella scelta degli elementi con cui si progettano computer sempre più piccoli ed efficienti.

Ma anche quanti danni e preoccupazioni ha creato, a incominciare dall’ambiente...
L’ambiente risente dell’ingordigia e dell’avidità umana. Il lavoro di laboratorio così come la produzione industriale possono essere affrontati con attenzione e consapevolezza o con scelleratezza e sufficienza. Come ogni disciplina, la chimica richiede conoscenza prima e buon senso poi. Oggi si deve fare tutti un passo indietro. I chimici dovranno rivalutare i processi di produzione industriale in un’ottica di sostenibilità e dovranno aiutare il sistema Terra a sopportare una richiesta sempre più ingente di cibo e carburante; sarà indispensabile inoltre porsi il problema dell’aumento di produzione di anidride carbonica.

Parliamo di chimica e politica: quali sono le principali richieste del settore?
Partiamo dalle scuole: in Italia la chimica viene insegnata poco. Il livello dei nostri studenti nelle scuole superiori è decisamente più basso di altri paesi europei, Stati Uniti, Cina e Giappone. Occorre insegnarla di più per ottenere una maggiore consapevolezza.

Lei pur abitando a Pinerolo, è originaria della Val Pellice: ci racconta?
Sono nata a Luserna San Giovanni: mamma valdese e papà cattolico. Sono cresciuta frequentando l’ambiente valdese. Sicuramente la Val Pellice mi ha condizionata, così come la mia educazione religiosa. Tolleranza verso gli altri, senso di responsabilità e valorizzazione dello studio mi sono state insegnate dalla comunità che avevo intorno.

Di Pinerolo, che cosa le piace e che cosa non le piace o la disturba?
A Pinerolo manca un’anima, un’identità. Questo differenzia il ricordo di ciò che ho vissuto in Val Pellice da quello che sto vivendo ora. Pinerolo ha la grande fortuna di trovarsi alla confluenza di due valli, vicino a Torino pur non essendo nella cintura della città. Forse ai pinerolesi manca il senso di appartenenza, a partire dall’amministrazione comunale che non è avvertito come luogo di promozione né di proposta.

Per via del suo lavoro lei fa la pendolare con Torino. Quanto è importante il collegamento ferroviario veloce per il rilancio di questa nostra città in crisi?
Vado al lavoro in macchina. Essendo madre di due figli non posso permettermi di aspettare treni che non arrivano o farmi aspettare dai miei famigliari. Inquino molto e spendo molto. Per me, come per tutti i pendolari, essere a 40 Km scarsi dal posto di lavoro e pensare che con i mezzi non è sufficiente 1 ora di viaggio causa sconforto. Chiedere un servizio migliore sembra scontato ma forse realizzarlo non è semplice.

Concludiamo con una sua nota personale. Sappiamo della sua appartenenza a un gruppo di coppie interconfessionali. Ce ne parla?
Come i miei genitori, anch’io faccio parte di una coppia interconfessionale. Io valdese, Patrik cattolico. I nostri figli sono stati battezzati in chiesa valdese ma frequentano anche quella cattolica. Ognuno di noi insegna ai ragazzi ciò che conosce meglio e che può condividere. E’ evidente che oggi il numero di coppie interconfessionali è in crescita ed è un’esigenza creare nuovi modelli educativi. La scelta di far parte di un gruppo di genitori interconfessionali parte da questo principio: sebbene le due chiese cerchino una mediazione su vari fronti non si è ancora trovata una soluzione per un’educazione religiosa ecumenica. Noi per il momento ci limitiamo a dare ai nostri figli i mezzi per scegliere consapevolmente. Anche se Federico ogni tanto è confuso, gli lasciamo tutto il tempo per capire: sono i valori quelli che contano.