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Pinerolo Indialogo

Ottobre 2015


Dialogo tra generazioni

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 Primo piano



Dibattito sul futuro di Pinerolo /2

I docenti universitari del Pinerolese intervistati da Pinerolo Indialogo


Ricchezza e limiti del Pinerolese

Nel Pinerolese ci sono una cinquantina di docenti universitari, tra attivi e in pensione, una ricchezza culturale poco conosciuta (pure tra loro non si conoscono) e valorizzata. Noi ne abbiamo intervistati finora 23. Pubblichiamo alcuni estratti inerenti la città


dalle interviste di Pinerolo Indialogo 

Pinerolo Indialogo - Anno 6 - N. 10 - Ottobre 2015

 

GIANNI LOSANO, Fisiologia

Lei è stato per anni consigliere comunale. Qual è il rapporto del mondo politico pinerolese con il mondo universitario?
Il rapporto è praticamente inesistente.

Perché l’università a Pinerolo non è decollata?
Perché è mancata la volontà di fare qualcosa di diverso. Quando è nata l’idea di un insediamento universitario non era quella di aggiungere un’altra sede distaccata, solo per ragioni campanilistiche, bensì di fare a Pinerolo un centro di ricerca avanzata nella Pubblica Amministrazione. Ai tempi ce ne erano poche ma purtroppo non si è portata avanti l’idea ed è stata soppiantata dalla pur più giovane scuola di Amministrazione Aziendale di Torino in via Ventimiglia...

Per rilanciare il territorio servono idee e soldi. Lei vedrebbe bene un bando per un concorso di idee?
A me sembra che oggi ci sia una carenza di idee… e per il bando dipende da chi lo valuta! E poi occorre che chi progetta sia competente... 
(Gianni Losano, Pinerolo Indialogo, Gennaio 2013)

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ANDREA BALBO, Lingua e letteratura latina

Che cosa le piace e che cosa la indigna di questa città?
Io sono nato a Pinerolo e mi piace viverci: è una città a misura d’uomo, che permette alle famiglie di far crescere serenamente i figli e ai pensionati di trascorrere l’esistenza in modo tranquillo. Tuttavia, un po’ paradossalmente, queste caratteristiche tendono a trasformarsi in difetti e a generare immobilismo e poca dinamicità tanto nel mondo politico quanto in quello imprenditoriale. La città non deve correre il rischio di diventare un dormitorio di qualità di Torino.

Pinerolo è una città ricca o povera di fermenti culturali?
Incredibilmente ricca: molti spettacoli teatrali, concerti di buon livello, conferenze, presentazioni librarie, moltissime associazioni che lavorano con impegno e con abnegazione pur nelle difficoltà congiunturali, un’ottima biblioteca comunale. Tuttavia, questa ricchezza passa troppo spesso inosservata: ci sono indubbiamente difetti di comunicazione e il Comune dovrebbe sforzarsi di provare a redigere un calendario che possa evitare la collocazione di due o più attività negli stessi giorni e nelle stesse ore.

Invece, una proposta alla classe politica per questa città in declino?
Pinerolo ha indubbiamente bisogno di una sterzata e chi è chiamato a responsabilità politiche non può trascurare la necessità di coinvolgere la cittadinanza in un impegno comune. L’amministrazione comunale deve dare prova di vitalità, deve produrre idee, deve deliberare, agire, mentre troppo spesso dà l’impressione di essere immobile. Bisogna ragionare su una città che sia al contempo faro del territorio e ponte tra Francia e Italia, in cui le risorse culturali vengano valorizzate da una politica di investimenti e da un ricorso a tappeto ai finanziamenti europei, che troppo sovente vengono completamente trascurati per insipienza o distrazione. Anche dal punto di vista turistico molto si potrebbe fare. 
(Andrea Balbo, Pinerolo Indialogo, Febbraio 2013)

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GIANLUCA AIMARETTI, Endocrinologia e malattie del metabolismo

Il rapporto del mondo politico pinerolese con quello universitario, ci ha detto il prof. Losano, è nullo. Concorda? Questa indifferenza a cosa può essere dovuta?
I rapporti per loro natura prevedono uno scambio reciproco. Il mondo politico pinerolese potrebbe rivolgere la stessa accusa a quello universitario. Inoltre, il mondo universitario pinerolese non si è mai organizzato, incontrato, conosciuto per condividere con la cittadinanza la propria esperienza. Per avere un arricchimento reciproco, per condividere qualcosa con l’amministrazione della città, con la città nel suo complesso, attendere una chiamata è inutile e, lasciatemelo dire, anche presuntuoso e snob. Il mondo universitario pinerolese dia la propria disponibilità, metta a frutto le proprie reti di rapporti e conoscenze e la città ne trarrà di certo beneficio.

Ha qualche suggerimento in proposito e che contributo potrebbero dare i 30 e più docenti universitari che vi risiedono?
Dal mio punto di vista, il primo contributo che il mondo accademico potrebbe dare sarebbe quello di mettere a disposizione del territorio e delle sue istituzioni, la propria rete di conoscenze, rapporti, amicizie. Lavorare nell’università può dare molteplici opportunità di collaborazioni che possono diventare utili e sfruttabili per il territorio. Da conoscenze e incontri nascono idee, progetti, occasioni, ricerche. Per il mio background lavorativo penserei di sviluppare a Pinerolo un percorso culturale e di ricerca del "vivere sano": cibo, movimento fisico adeguato, educazione alimentare.

La decadenza del pinerolese è solo dovuta alla generale crisi economica che stiamo vivendo o è mancata in questi anni una lungimiranza della classe politica pinerolese?
Penso entrambe le cose. La crisi economica ci ha colti impreparati perché chi guidava il territorio ha fatto fatica a leggere la realtà in cambiamento. Se facessimo più "lobby" culturale e di analisi, lavorando in gruppo e non in entità separate potremmo porre un argine a questo

Quanto è importante a suo parere un collegamento ferroviario veloce ed efficiente con Torino?
Sarebbe importantissimo, ecologico ed economico e semplificherebbe di molto la vita di molti pendolari. Un grosso passo avanti nella rapidità delle comunicazioni vi è già stato con l’autostrada. Il momento economico rende però quest’opera di difficile realizzazione. (G.Aimaretti, Pinerolo Indialogo, Marzo 2013)

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ANTONIO DE ROSSI, Progettazione architettonica, Politecnico

Quali criteri dovrebbe rispettare un buon piano regolatore?
Oggi credo che il tema del "riciclo" sia prioritario e non rinviabile anche in urbanistica. Ma servono delle politiche nazionali. Il contenimento dell’uso dei suoli non è cosa che si possa fare da soli, altrimenti gli investitori andranno altrove. Inoltre, gli attori pubblici dovrebbero dotarsi di competenze per indirizzare in senso qualitativo i progetti di trasformazione. Inutile dire che si vuole puntare sul turismo, se poi la qualità del paesaggio è bassa. Più urbanità, meno urbanizzazioni.

Dal punto di vista urbanistico come vede la città di Pinerolo? Che cosa le piace e cosa la indigna?
Di Pinerolo amo la forma urbis, il rapporto storico tra la geomorfologia del sito e l’insediamento. Quello che dovrebbe migliorare è la capacità degli odierni progetti di trasformazione di diventare occasione di riqualificazione per l’intera città. Sovente restano dei frammenti separati dall’intorno che non incidono sull’insieme, che non fanno città. Si veda ad esempio il tema degli insediamenti commerciali. Serve un disegno complessivo, una strategia, a cui ricondurre i singoli episodi.

Il centro storico di Pinerolo è da anni al centro di un dibattito relativo alla sua valorizzazione. Ha qualche consiglio?
Non conosco la vicenda dall’interno, e quindi rischio di dire cose superficiali. Ovviamente trovo il centro storico, con le sue stratificazioni medievali, barocche e ottocentesche, assolutamente straordinario. Certo che la vicenda del Palazzo dei Principi d’Acaja mi pare emblematica e riassuntiva di una difficoltà, che non è solo di Pinerolo ma di tutto il Pinerolese, di costruire un progetto d’insieme di valorizzazione dei beni culturali. Cosa che invece sta avvenendo in Valle di Susa. E mi colpisce come la riqualificazione e pedonalizzazione di corso Italia a Saluzzo si sia risolta in uno straordinario successo di pubblico e del commercio locale: nelle sere d’estate non si riesce neanche a camminare, dalla gente che c’è.

Che contributo potrebbe dare una disciplina come la sua nel rilancio del territorio pinerolese?
Aiutare a mettere a punto un’idea di sviluppo armonico del territorio, che significa non perdere di vista la qualità d’insieme del paesaggio (ossia un mix di insediamenti storici, spazi agricoli e naturali, nuove strutture di alta qualità architettonica) quando si fanno delle trasformazioni. Spesso infatti si dimentica come la vera specificità e ricchezza del Pinerolese, nonché la ragione del suo successo come luogo dell’abitare, stia nella qualità diffusa del suo paesaggio, anche in assenza di grandi monumenti artistici. 
(Antonio De Rossi, Pinerolo Indialogo, Aprile 2013)

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GRADO MERLO, Storia del Cristianesimo

Lei è tra i docenti universitari pinerolesi che più ha frequentato il mondo culturale della città. Com’è la città da questo punto di vista?
Purtroppo da qualche tempo non ho contatti organici con il mondo culturale pinerolese; ma credo che vi sia molto interesse per la cultura con iniziative interessanti quali i "pensieri in piazza", la presentazione di libri, gli spettacoli teatrali e musicali, e così via [...]

Dal punto di vista politico viene valorizzata questa ricchezza culturale? Che contributi vi potrebbero essere, in particolare da parte di quei docenti universitari che vi risiedono?
Sinceramente non lo so, ma l’orizzonte politico, a Pinerolo come altrove, non è molto luminoso. I docenti universitari che risiedono a Pinerolo non hanno voluto o non hanno ancora trovato modo di offrire il proprio contributo alla città. Danno il loro contributo altrove, non diversamente dagli altri Pinerolesi che lavorano "fuori casa". Pare, per esempio, che un Pinerolese sia tra gli alti dirigenti dell’Inter, ma il Pinerolo F.C. fa quello che può. Il paragone vale anche per altri settori.

Dovendo attribuire a Pinerolo un titolo: tra "città della cavalleria" e "città degli Acaja", quale sceglierebbe? Qual è a suo parere quello più carico di futuro?
Io preferirei attribuire a Pinerolo il titolo deamicisiano di "città alle porte d’Italia": dentro possiamo mettere quello che vogliamo, compresi i moti del 1821 e la Società operaia del 1848.

La Pinerolo del passato, centro politico-culturale e dei servizi del territorio, la conosciamo. Quella del futuro le sembra che si stia delineando o siamo prigionieri di un provincialismo autosufficiente, per una realtà che non c’è più?
Pinerolo è una cittadina adatta a chi sa guardare la bellezza delle montagne, che la circondano, e sa camminare o correre sulle colline o nelle campagne. L’orgoglio della "provincia" è di essere consapevoli dei propri limiti e di sapere quale contributo è stato dato e potrà essere dato alla vita di tutti. Ricordiamoci di Luigi Facta, ultimo capo di governo prima della dittatura, e di Ferruccio Parri, primo capo di governo del dopoguerra.

Dalla prospettiva di storico del cristianesimo che cosa valorizzare in questa città?
La dimensione europea e l’unicità della presenza valdese nel corso dei secoli. Su un altro piano, valorizzerei il patrimonio librario e lo spazio della Biblioteca Civica, trovando una nuova collocazione edilizia finalmente adeguata. (Grado Merlo, Pinerolo Indialogo, Maggio 2013)

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ROBERTO BURLANDO, Economia politica

Come si muove il Pinerolese all’interno della crisi mondiale?
Complessivamente mi appare troppo statico e come tale subisce le decisioni prese altrove.

Come dicevo in precedenza, per tutte le realtà in qualche modo "periferiche" si tratta di ripensare il rapporto locale–globale. [Attenzione però che anche Torino sta diventando una sorta di grande periferia che sembra voler sopravvivere assorbendo le risorse del territorio intorno a sé...].

Da un lato le logiche della globalizzazione e della competitività mondiale impongono spesso scelte e cambiamenti che possono essere devastanti ed allo stesso tempo avere orizzonti molto limitati e che devono essere evitate, anche se paiono attraenti sul breve periodo, e opportunità meno "precarie" e più in linea con la vocazione del territorio, che vanno invece non solo accolte ma attivamente cercate.

Dall’altro i territori devono investire in progetti che proiettino nel futuro le capacità e le risorse che ciascuno di essi possiede. Ad esempio, il vostro giornale ha più volte messo in dubbio le proiezioni future del progetto "cavallo" voluto dall’attuale amministrazione pinerolese, sottolineandone le caratteristiche di sguardo più orientato ad un (ancorchè glorioso) passato che a possibili futuri di concrete occupazione e sviluppo.

Certo questo territorio ha una importante vocazione agricola ed artigianale di qualità ed io credo che queste, anche nelle piccole dimensioni delle imprese che ne costituiscono l’ossatura, siano ricchezze da valorizzare.

I docenti universitari che vivono a Pinerolo e nel circondario che contributo possono dare?
Credo costituiscano un potenziale di idee e compentenze scarsamente utilizzato. Potrebbero essere un primo nucleo di un gruppo più ampio, almeno inizialmente informale (potreste proporne voi, grazie alla conoscenza che ne avete ed al ruolo positivo che svolgete, la convocazione) ma che potrebbe poi eventualmente assumere anche un ruolo un poco più ufficiale (ma mai troppo), attorno al quale si concentrano competenze diverse che convergono nel discutere, e auspicabilmente proporre, idee e progetti per il territorio nel quale tutti noi viviamo.

Da economista come vede il centro storico di Pinerolo? Può essere un volano di tipo economico?
Ritorno sulla domanda chiedendo cosa intendete con "centro storico". I negozi e le attività presenti in quell’ambito, certamente elegante e godibile, o anche altro? A me pare che difficilmente i negozi per conto loro possano costituire un forte volano economico (negli ultimi decenni hanno cercato di esserlo i centri commerciali posti sempre più nelle periferie o addirittura le "città" dedicate a negozi specializzati in alcuni tipi di prodotti, ancor più delocalizzate per godere di altri vantaggi). Possono però costituire un elemento certo positivo e di "risveglio" di un clima cittadino e richiamare ad un centro di incontro, di relazioni e di scambi. Il centro però potrebbe anche essere un elemento propulsore di idee e progetti, se delle attività così orientate trovassero concretezza e decidessero di risiedervi.(Roberto Burlando, Pinerolo Indialogo, Giugno 2013)

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MARCO GRANGETTO, Informatica

Come vive la città? Qual è secondo lei un suo punto di forza e all’opposto una sua debolezza?
Sono nato e vivo a Pinerolo ed è lunga la lista delle caratteristiche della città che apprezzo: una solida identità culturale, una ricca offerta di occasioni formative per la crescita dei propri figli, un contesto ambientale sano e la vicinanza delle amate valli alpine. Da pendolare verso Torino la prima debolezza che appare evidente è la carenza del trasporto pubblico locale che non ha ottenuto significativi miglioramenti negli ultimi 20 anni. L’ultima conquista è stata l’introduzione del servizio ferroviario metropolitano che collega la città con Chivasso con treni più frequenti ma in fisiologico ritardo sul nostro binario unico. Spicca inoltre l’assenza di un servizio notturno almeno nel fine settimana. Appare anche evidente una mancata pianificazione con il trasporto su gomma, i cui orari sono stati sapientemente sincronizzati con quelli dei treni in modo da non costituire una vera alternativa. Un’altra debolezza manifesta è una certa tendenza al gusto del parziale e dell’imperfetto nella realizzazione di molti progetti potenzialmente molto importanti per la città: il recente parco olimpico piuttosto degradato dal punto di vista dell’arredo urbano, piste ciclabili a macchia di leopardo, la discussa sostenibilità delle strutture costruite presso la ex caserma Botta.

Una proposta alla classe politica di questa città in declino?
Il paese sta attraversando un periodo molto critico con una caduta senza precedenti della consapevolezza dell’importanza della rappresentanza politica. Mi sembra una proposta ambiziosa individuare come prima priorità di ogni azione politica locale il maggior coinvolgimento possibile dei cittadini: svegliare i cittadini prima di ritrovarsi in una città "dormitorio". Occorre fare squadra per salvaguardare i pilastri essenziali (lavoro, servizi e offerta culturale), che si concretizzano nella difesa e valorizzazione dei nostri ospedali, delle nostre scuole, del teatro, del tribunale. Marco Grangetto, Pinerolo Indialogo, Luglio 2013)

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VALENTINA PAZÈ, Filosofia politica

Veniamo alla sua città natale, Pinerolo. Che cosa le piace e che cosa la indigna? Guardando Pinerolo dalla grande città le sembra che siamo "ammalati" di provincialismo o di localismo come sostengono alcuni?
Lavorando a Torino, e vivendo a Pinerolo, non ho la sensazione che quest’ultima sia particolarmente provinciale. Di Pinerolo apprezzo la ricca offerta ricreativo-culturale dedicata ai più piccoli (come il festival del teatro di figura e le altre iniziative promosse dal Teatro del Lavoro e da Nonsoloteatro). Mi indignano i tagli ai servizi sociali, come le mense scolastiche, dove il personale che va in malattia o in pensione non viene più sostituito e la mensa fresca lascia il posto ai pasti "veicolati". Ma so naturalmente che si tratta di scelte che non dipendono solo dall’amministrazione locale.

Queste interviste sono nate per dar voce ai docenti universitari presenti nel territorio. Ha qualche proposta per valorizzare questa ricchezza intellettuale?
Non saprei… ma per fortuna c’è vivacità e "ricchezza intellettuale" anche al di fuori dell’accademia (e spesso di più)!

Noi di Pinerolo Indialogo abbiamo individuato tre nodi strategici o punti critici della nostra città: il collegamento ferroviario veloce con Torino, la valorizzazione del centro storico e la banda larga. Di questi secondo lei qual è il prioritario?
Mi sembrano tutti e tre rilevanti, ma, da pendolare, direi il collegamento ferroviario. Un treno che raggiunga Torino in tempi ragionevoli (e certi!) significa meno auto in circolazione, meno inquinamento, una migliore qualità della vita. Ce ne sarebbe davvero bisogno. 
(Valentina Pazè, Pinerolo Indialogo, Settembre 2013)

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ENRICO COMBA, Antropologia culturale

Veniamo alla sua città natale, Pinerolo. Ora lei da un po’ di anni vive a Torino: guardando la nostra città con un po’ di distacco, come la vede? Provinciale, in decadenza... o come?
Non saprei, certo la città offre una maggiore varietà di attività, di occasioni, di stimoli intellettuali. D’altra parte, il piccolo centro è anche il luogo dove le relazioni interpersonali, di amicizia, di vicinato, risultano più intense, più appaganti; relazioni che in grande misura ho perduto in questi anni di lontananza (relativa). La vita in città è più anonima e dispersa.

Che cosa le piace e che cosa la indigna di questa nostra città?
Credo che in estrema sintesi potrei dire che di Pinerolo mi piace la capacità di creare centri di attività intellettuali, gruppi di volontari che operano in maniera incredibile e ammirevole, grandi risorse in termini umani e culturali; l’aspetto deprimente è soprattutto legato alle istituzioni pubbliche, all’incapacità delle amministrazioni di saper rispondere a questa ricchezza e vivacità di stimoli se non con iniziative demagogiche o limitate a qualche interesse economico di bassa levatura. Sembra che la parata della Maschera di Ferro e una bella cena conclusiva sia tutto quello che la città può offrire ai suoi cittadini e ai visitatori... è un po’ poco!

Qualche idea da proporre alla classe politica della nostra città?
In linea con quanto detto sopra, direi: costruire una seria politica culturale per la città, osservare quali forze esistono e quali risorse sono già presenti e sforzarsi di creare un progetto culturale da lasciare come patrimonio alle generazioni che verranno. (Enrico Comba, Pinerolo Indialogo, Ottobre 2013)

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ANGELO TARTAGLIA, Fisica,Polito

Il Pinerolese. Guardando questo territorio col distacco del torinese, come lo vede?
È un’area poliedrica che conserva i segni di una storia ricca di apporti molto diversi. Un territorio di frontiera tra ducato di Savoia, marchesato di Saluzzo e monarchia francese; tradizioni religiose cattoliche e valdesi; apporti linguistici franco-provenzali e occitani; conformazione, e quindi cultura materiale, montana, ma anche di pianura. Una quantità di elementi che costituiscono una ricchezza di cui a volte gli stessi abitanti odierni non sono consapevoli.

E la città di Pinerolo?
Pinerolo è a pieno titolo capoluogo di un territorio come quello che ho sommariamente delineato nella risposta precedente. Per la sua posizione geografica e per la sua storia è il punto di convergenza naturale delle diversità e ricchezze del territorio.

Vi vede qualche potenzialità o caratteristica non valorizzata?
Penso sia al tessuto industriale, che si sta in larga misura deteriorando, che all’agricoltura sempre più marginalizzata. In futuro molte cose cambieranno e meglio sarebbe cambiare governando le trasformazioni: qui saranno fondamentali saperi che ancora ci sono ma che debbono essere orientati verso finalità diverse da quelle del passato.

Queste interviste sono nate per dare visibilità ai docenti universitari del Pinerolese, ma anche per cogliere qualche idea o spunto per questo territorio in declino. Che contributo potrebbe dare questa forza culturale? Ha qualche proposta?
Come ho già detto nel futuro occorrerà (e siamo già molto in ritardo) riorganizzarci per vivere con le risorse rinnovabili del pianeta e del territorio. Tutto questo richiederà molta più scienza e anche tecnologia di quanta se ne utilizzi oggi. L’impresa dovrà rivolgersi allo sviluppo di idee e soluzioni per la sostenibilità e per la qualità. Un alto livello di competenza, non ingabbiata nella vecchia e perdente logica della competizione, è fondamentale. In una competizione vince il più forte (uno) e perdono i più deboli (molti) e le loro risorse vengono abbandonate o distrutte; il declino generale non viene arrestato. Se invece i diversi talenti si associano e si integrano, si possono ottenere risultati positivi a vantaggio di tutti. Per una società giusta e sostenibile bisogna far lavorare insieme ingegneri, fisici, biologi, architetti, umanisti e, perché no, poeti. In una battuta emblematica di ciò che ci serve nel futuro: non si può essere buoni ingegneri senza sapere il latino. In ogni caso l’investimento più importante e vitale di cui c’è bisogno è quello in cultura. (Angelo Tartaglia, Pinerolo Indialogo, Novembre 2013)

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SERGIO SANTIANO, Architettura

Parliamo di Pinerolo: qual è la cosa che più la indigna e quella invece che apprezza di più?
I miei "cahiers de doléances" sarebbero troppi e prenderebbero troppo spazio; esprimo solo due delle cose che mi causano rammarico: la soppressione della linea ferroviaria per Torre Pellice; anche qui si dimentica sia il "servizio pubblico", sia il pazzesco incremento del trasporto su gomma. Un altro rammarico, più piccino, ma non meno importante consiste nel fatto che l’Amministrazione Comunale non risponde alle lettere dei cittadini; in risposta pare che si ricevano solo lettere dall’Ufficio Tributi. Altro rammarico lo provo quando vengo colto dall’impressione (solo una vaga impressione) che qualcuno, all’interno dell’Amministrazione, sia più affezionato a quella che i tedeschi chiamano Shadenfreude (il piacere di veder fallire progetti non proposti da loro), che non impegnarsi a fondo per consentire la realizzazione di progetti certificati come validi.

La cosa che apprezzo di più? Il suono delle campane, le "Potenti e dolci voci del Cielo..." di Goethe.

In città e in tutto il territorio si avverte il bisogno di grandi idee (soprattutto servono all’amministrazione) per dare un’identità, una specie di appiglio su cui progettare. Lei ne ha qualcuna da proporre?
Le "grandi idee" sono necessarie, ma trovo più efficace affiancarle a tante "piccole idee" di qualità. Non solo ho una "grande-piccola" idea da proporre, ma ho lavorato, con l’Associazione "Koiné" - di cui si è molto parlato nella stampa locale e nazionale - per circa 15 mesi alla realizzazione della mostra "EQUUS, il cavallo nella storia dell’arte"...

Parlare di pinerolese ha ancora senso? Non trova che sia una definizione che non rispecchia la realtà fattuale di un territorio in crisi che non gravita più come in passato su questa città e che invece bisognerebbe ragionare (pensare e progettare) perlomeno usando il binomio pinerolese-torinese?
Penso proprio di sì.

Per concludere un giudizio sul nostro centro storico e sulle sue potenzialità turistico-culturali.
A percorrere il centro storico viene il magone nel vederlo svuotato da ogni tipo di attività. Ho ascoltato le dichiarazioni del sindaco sulla sua rivitalizzazione, e se fossero mantenute verrebbe senz’altro potenziato anche il turismo. 
(Sergio Santiano), Pinerolo Indialogo, Dicembre 2013)      
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