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Pinerolo Indialogo

Ottobre 2015

Dialogo tra generazioni

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  Teatro


In visita al Van Gogh Museum 

Una vita per rappresentare il mondo

di Sara Nosenzo

Pinerolo Indialogo - Anno 6 - N.10 - Ottobre 2015

La struttura è imponente e si sviluppa in due edifici distinti. I tre piani del museo raccolgono la vita intera dell’artista come se girando gli angoli si potesse vederlo crescere, mentre compie le sue scelte artistiche e di vita. Nella struttura vengono esposti numerosi quadri, oggetti di lavoro, lettere che Van Gogh scambiava con i famigliari e con gli amici, schizzi di opere che l’hanno reso immortale.

La prima frase che cattura l’attenzione sono le parole dello stesso artista dipinte sul muro: «La gente dice che è difficile conoscere davvero se stessi, ma nemmeno è facile dipingere davvero se stessi». Con queste parole si comprende la totale dedizione di Vincent nel raffigurare la realtà, ciò che c’è e che a volte non viene visto senza l’uso di uno sguardo più attento. I suoi quadri sono "vivi": rappresentano le persone e i paesaggi senza pretese, mostrando le emozioni nascoste nelle espressioni dei soggetti.

I visitatori del famoso museo olandese arrivano da tutto il mondo e numerose lingue diverse si sentono in sottofondo nelle radioline. Tra i vari gruppetti mi ha stupito un professore olandese coi suoi dieci studenti: il suo approccio alla mostra è innovativo. Spiegava l’opera ai suoi studenti e in seguito li faceva sedere in cerchio e li metteva alla prova con matita e foglio bianco. Un modo di approcciarsi a un artista del passato in chiave moderna, tramite le mani dei ragazzi di oggi.

La stessa tipologia di approccio viene riproposta in ogni padiglione in cui si distinguono opere contemporanee di artisti che omaggiano il grande maestro con reinterpretazioni: chi utilizza un video con parole impresse, chi un quadro, chi una serie di scatole in cui guardare. In questo modo si collega il passato con il presente, un approccio realista con uno più astratto.

Avvicinare il pubblico a una mostra non è semplice, ma sicuramente i servizi offerti da questo museo sono di alto livello e alla portata di tutti. Unica pecca la lingua: per chi non conoscesse l’inglese o olandese sarebbe difficile capire le didascalie delle opere.

Le stanze spaziose e aperte, piene di opere ma non affollate, permettono una visione in tranquillità senza code. Su alcune pareti sono incorniciate le lettere di Van Gogh che è possibile ascoltare ad un auricolare. Le sue parole raccontano della realtà che vive, delle persone che incontra, del suo bisogno di vedere e conoscere. Sono lettere spesso indirizzate ai genitori e all’amato fratello Theo. Theo e Vincent erano molto legati, anche professionalmente essendo il primo un commerciante d’arte, e la loro numerosa corrispondenza lo dimostra. Persino nel momento della morte i due rimangono legati: muoiono a un anno di distanza, Theo è devastato dal suicidio del fratello artista. Tutte queste emozioni riecheggiano tra le pareti del museo. La visita è caldamente consigliata: è un ottimo esempio di un omaggio a un artista locale. Un tipo di orgoglio nazionale da imitare.