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Pinerolo Indialogo

Ottobre 2015


Dialogo tra generazioni

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 Uomini del pinerolese 



Intervista ad Andrea Bruno

In giuria alla Mostra del Cinema di Venezia

di Sara Nosenzo  

Pinerolo Indialogo - Anno 6 - N.10 Ottobre 2015

Come ti sei avvicinato al mondo del cinema e qual è stato il tuo percorso formativo?
Il prodigio dell’immagine in movimento mi ha affascinato fin da quando ero piccolo. È stato durante gli anni del liceo classico che ho deciso, anche grazie alla spinta di alcuni insegnanti, di voler studiare il cinema per poi lavorarvi. Oggi frequento il DAMS di Torino e parallelamente studio doppiaggio.

Cosa pensano gli amici e la famiglia della strada che hai intrapreso?
Niente di originale, ma qualcosa di assolutamente naturale: approvano le mie scelte e sostengono il mio percorso.

So che prendevi parte al Cineforum di Pinerolo. Ce ne parli?
Il cineforum di Pinerolo – cui prendo parte tutt’ora – è una vera e propria istituzione: esiste da 52 anni. Non penso che i miei tre anni di partecipazione siano sufficienti per darne un’immagine all’altezza della sua reputazione e che non risulti parziale. Posso dire che in questi tre anni mi è sembrato che l’obiettivo del gruppo sia quello di permettere ad un certo tipo di cinema (quello "impegnato" o di nicchia, spesso proveniente dai festival) di approdare a Pinerolo e, allo stesso tempo, dare uguale visibilità anche agli esperimenti più curiosi e coraggiosi del cinema di genere, talvolta anche mainstream. Tutto questo cercando di evitare le fastidiose e ormai superate arie che spesso avvolgono il cinema d’essai e tenendo a mente che il cinema è anche intrattenimento.

Come sei entrato a far parte della giuria "Venezia Classici"? Ci parli della tua esperienza al Festival?
La possibilità di far parte di una giuria ufficiale della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia viene offerta dalla Biennale a 26 studenti provenienti dai DAMS di tutta Italia. Quello di Torino seleziona due studenti tramite bando di concorso, cui ho partecipato.

Per la nostra sezione, appunto "Venezia Classici", dovevamo assegnare due premi, uno al miglior film restaurato (scelto tra una ventina di pellicole restaurate nell’ultimo anno da cineteche e istituzioni culturali di tutto il mondo) e uno al miglior documentario sul cinema (8 film, questa volta di recente produzione e realizzazione). Francesco Patierno, il regista italiano che ci guidava in qualità di presidente di giuria, ci ha esortati a prepararci per ciascuna proiezione lasciando da parte qualsiasi tipo di schema o preconcetto, in modo da ricevere da ogni pellicola un riscontro emotivo il più puro possibile, per poter poi effettuare una scelta sincera. È un discorso questo che ho davvero apprezzato perché molto giusto ma assolutamente non scontato.

Visti i nostri obiettivi, eravamo forniti di un dettagliato calendario con gli orari delle proiezioni cui eravamo obbligati ad essere presenti, ma avevamo anche moltissimo tempo libero per vedere altri film, partecipare alle conferenze stampa o vivere il festival come meglio credevamo.

In generale, è stato fantastico respirare per dieci giorni atmosfere di puro cinema, confrontarsi con gli altri membri della giuria, con cui sono nate amicizie e legami importanti e, non da ultimo, vedere riconosciuto il nostro lavoro durante la cerimonia di premiazione, quando le nostre scelte sono state accolte entusiasticamente dal pubblico in sala. Se potessi, sarei ancora là!

Un’esperienza come questa apre gli orizzonti, cosa hai potuto apprendere e come ci si può fare strada nel mondo del cinema?
Penso si debba essere voraci: occorre interessarsi il più possibile a tutto ciò che concerne l’ambiente e la materia, lanciarsi in qualsiasi tipo di esperienza e creare dei contatti, progettare e realizzare i propri lavori sperimentando a più non posso.

Avendo frequentato il DAMS la tua aspirazione è concentrarti sulla critica o sulla realizzazione vera e propria?
La mia ambizione è la regia, ma certamente aiuta molto conoscere la teoria e la storia del cinema, oltreché essere spinti ad approfondire per conto proprio e a conoscere nuovi autori e nuovi generi (anche quelli verso cui si prova minore affinità). Il DAMS mi sta insegnando tutto ciò in maniera egregia, ed è una finestra spalancata sul panorama cinematografico torinese, italiano in generale e non solo.

Pinerolo non si può dire "città del cinema", avresti un consiglio per cambiare questo aspetto?
Certo, Pinerolo non si può dire "città del cinema" e questo per tutta una serie di ragioni, a cominciare dalla scarsa lungimiranza degli esercenti delle sale, passando per un’amministrazione comunale che già di per sé dedica poca attenzione ai giovani e ancor meno ad uno dei linguaggi artistici più giovane per eccellenza, e così via. Ma la mia idea è che, se davvero c’è interesse, prima di immaginare iniziative ed eventi cinematografici andrebbe riscoperta e coltivata la visione in sala, che nel cinema è qualcosa di imprescindibile. Da questo punto di vista, tra cineforum, rassegne di cinema all’aperto e la normale programmazione delle ultime uscite, non sempre esaltante, ma nemmeno tanto scarsa, mi sembra che la realtà pinerolese offra possibilità più che discrete.