Pinerolo Indialogo

MAGAZINE DI CULTURA E DI INFORMAZIONE LOCALE

 



Home page
Redazione
Contatti
Archivio
Album fotografico
Testate giornalistiche
Links utili
 
   

 


 



Pinerolo Indialogo

Ottobre 2015

Dialogo tra generazioni

Home Page :: Indietro

 

 Viaggiare


Tra il popolo Sami

I lapponi ad Abisko

di Angelica Pons

Pinerolo Indialogo - Anno 6 - N.10 - Ottobre 2015

   

Nel cuore del distretto lappone di Torne, su una zona soleggiata e fitta di alberi, sorge Abisko (389 m), al centro dell’omonimo parco nazionale, uno dei primi istituiti all’inizio del ‘900, sulle rive del Torne Trask (70 km di lunghezza, per 9, e 160 m di profondità), un lago immenso che riflette l’azzurro e il verde.

Qui l’orizzonte spazia libero: lievi colline sorgono ampie e gentili su distese alberate intervallate da laghi e chiazze di neve. La strada procede ampia in piano. Una giovane locale si dice affascinata dalle nostre Alpi, con le stradine come serpenti.

Abisko è un termine lappone che vuol dire "foresta oceanica" e si riferisce ai boschi d’occidente, in direzione dell’Oceano. Vi si può arrivare in treno o in bus da Kiruna o da Stoccolma; noi giungiamo in auto da ovest, tornando dalla Norvegia verso la Finlandia, nel nostro girovagare nelle terre lapponi.

Nell’ostello dell’Abisko Turiststation ci sono camerate, cucina e sauna; si lasciano all’ingresso gli scarponi e si contribuisce alla pulizia (a disposizione aspirapolveri, stracci e spruzzini).

Da qui si diparte una miriade di sentieri ben segnati, alcuni palchettati. Il più semplice ma spettacolare è quello sul vicinissimo canyon, lungo circa 2 km, scavato dal torrente ad una profondità di 20 metri tra pareti verticali. Di fronte, un bosco di betulle si può percorrere a circuito, e vi si incontrano lemuri timidi che nascondono il musetto sotto i muschi per non essere visti; a volte i cani li addentano per gioco, purtroppo.

Passano turisti carichi a dismisura per i bivacchi o per il trekking di 500 km del "sentiero del re", che collega i tre stati lapponi, Finlandia, Norvegia e Svezia, toccando rifugi, forniti di potagé e legna.

Camminando verso est si vede la "Lapp-porten", la porta della Lapponia, una sella a 1.012 metri, posta fra due laghetti. Seguendo i sentieri ad ovest si raggiunge la seggiovia, su un pendio disseminato di botton d’oro e tarassaco, malvacee, luparie, penninervie, serpentine, veroniche alpine e minuscole genziane blu cobalto. D’inverno sarà bellissimo, tutto una coltre di neve. Ci proponiamo di ritornare a ciaspolare ed ammirare l’aurora boreale che a questa latitudine si tinge di porpora.

Le leggende Sami narrano della sacra volpe artica che percorre i cieli scuotendo le stelle e i ghiacci con la sua coda, per disegnare le luci nel cielo, il "revontulet", oppure di due divinità che giocano a calcio con… un teschio di tricheco. Raggiungiamo un pianoro in quota, luogo rituale degli antichi sciamani, immaginiamo tamburi e canzoni.

Il popolo Sami non è Stato indipendente, ma dopo la II guerra mondiale, per rafforzare l’identità nazionale e preservare la cultura, ora ha un proprio parlamento Sami, a Inari, una capitale, Karasjok, una bandiera e, dal 1986, un inno; le lingue native vengono studiate e insegnate.

Passeggiando si incontrano antiche abitazioni, strutture a teepee più robuste per il vento, foderate di pelle di renna, il cui allevamento è la risorsa dei Sami non solo per la carne. Chiedere ad un Sami quante renne possiede è come chiedergli del conto in banca.

Oltrepassati due ruscelli vediamo una donna stesa sull’erba, nel silenzio assoluto, ammirando un’aquila reale! Ci vede arrivare e ci racconta: lei vive in città, ma sua nonna era Sami. Qui, a contatto con la terra, ritrova le sue radici.

 

Martedì 27 ottobre h 17,30, libreria Mondadori piazza Barbieri a Pinerolo, proiezione de "Il Grande Nord"