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Pinerolo Indialogo

Novembre 2015


Dialogo tra generazioni

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 Uomini-Donne del pinerolese


Enrica Marino, una vita nella scuola

"Sono nata ai piedi del campanile"

a cura di Sara Nosenzo  

Pinerolo Indialogo - Anno 6 - N.11 Novembre 2015

 

Incontriamo la prof. Enrica Marino, docente in pensione del Liceo Porporato, una vita nella scuola.

Lei ci tiene a dire che è una pinerolese nata e vissuta nel centro di Pinerolo, ce ne parli…
Pinerolo è una parte di me, sono nata ai piedi del campanile e imboccando via Saluzzo si vede in fondo quella che era la mia casa. La apprezzo soprattutto di ritorno dai miei viaggi; scorgere il Monviso poi mi fa sentire subito a casa.

Questa rivendicazione identitaria è un richiamo anche alle grandi famiglie pinerolesi che hanno inciso nella storia di questa città?
Questa realtà di famiglie a volte la viviamo inconsapevolmente perché sono situazioni stratificate nel tempo. Ci sono famiglie che hanno contato, anche se col tempo si sono dissolte. Un esempio pregevole che mi conforta è pensare alla signora Cosso; il suo operare per la città dovrebbe essere una spinta per tutti i cittadini, soprattutto per quelli più abbienti.

Passiamo al suo curriculum scolastico, da allieva e da insegnante, ci racconta il suo percorso?
Scherzosamente posso dirti che la mia vita scolastica ruota intorno a un isolato di Pinerolo: da bambina ho frequentato il Giardino d’Infanzia, una scuola materna collegata all’Istituto Raineri che permetteva alle allieve dell’Istituto di impratichirsi con i bimbi della materna. La mia scuola media era la Silvio Pellico e il Liceo Porporato ha concluso i miei studi superiori, qui dopo la laurea sono tornata in veste di insegnante di italiano e latino. Si può dire che la mia storia scolastica si riassuma nelle vie Brignone, Battisti, Marro e piazza Vittorio Veneto. Devo ammettere che ho lasciato a malincuore l’insegnamento: sono sempre stata legata all’ambiente scolastico e agli alunni e ho sempre preso parte alle lezioni con grande entusiasmo.

Una domanda su suo padre non può mancare: ci può parlare del suo libro e del suo legame con la città?
Poco fa parlavo col Professor Marchiando Pacchiola che ricorderà mio padre a 40 anni dalla sua scomparsa e del suo legame col territorio. La sua ricerca storica, il teatro dei bimbi e le poesie sulla città sono tre fattori che descrivono mio padre. Il suo amore per il territorio, tramite il suo libro, è arrivato ai cuori di molte persone e alcuni suoi scritti vengono riproposti nelle cerimonie ufficiali della città.

Un’altra sua pas-sione è il teatro: come vede Pinero-lo nell’ambito teatrale? Attiva o limitata?
Mio padre mi ha trasmesso la passione per il teatro essendo lui stesso un commediografo. Ammetto di essere stata fortunata a crescere in una casa in cui il teatro e la musica erano argomenti famigliari; senza merito, per così dire, ho potuto capire questi mondi ascoltando le parole di mio padre e di mio zio, appassionato di lirica. Pinerolo è in un periodo di grande fermento: penso ad esempio al Teatro del Moscerino, dove questi ragazzi vanno assolutamente supportati. In campo teatrale Pinerolo sta facendo delle ottime scelte, secondo me, ma il lato negativo è che spesso vi sono più spettacoli la stessa sera. Manca un coordinamento degli eventi.

Parliamo dei giovani: come vede le nuove generazioni della città?
Sono sempre fiduciosa, anche se i tempi sono quelli che sono, purtroppo. Se è vero che sul posto diventa più difficile radicarsi, si può oggi trovare un futuro altro. I giovani oggi possono viaggiare e aprirsi a nuove realtà: ai miei tempi succedeva molto di rado. Vedere questi ragazzi intraprendenti che si spostano non è necessariamente solo un male.

Ha un consiglio per la Pinerolo del futuro?
Quante cose si potrebbero cambiare… ci vorrebbe uno specialista. Vorrei vedere, per così dire, "rivitalizzate" alcune strutture abbandonate, prendere vita, diventare una galleria d’arte o qualcosa di pregevole per la comunità.