Pinerolo Indialogo

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Pinerolo Indialogo Novembre 2015

Dialogo tra generazioni

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 Officine del suono 


Musica emergente

I Blucordero


di Isidoro Concas

Pinerolo Indialogo - Anno 6 - N.11 - Novembre 2015

 

I Blucordero sono un progetto performativo tra musica e pittura formato da Cavu, Sado e Tobia, tre giovani musicisti, e Zeno, pittore.

In cosa consiste la vostra performance? Come è nato il progetto Blucordero?
   La nostra performance è un dialogo tra arte musicale e pittorica, due arti diverse nella forma e nell’essenza: la prima è effimera, si dissolve quando i musicisti si fermano, la seconda è permanente, durevole nel tempo finché esiste il suo supporto.

Ciò che sostanzialmente facciamo non è altro che giocare con queste due risorse lasciando libero spazio all’improvvisazione. Per farlo c’è bisogno di regole chiare a tutti affinché essa possa essere concepita e recepita: sulla base di un tema scelto dal pubblico Zeno ci lancia un colore di partenza al quale è stato precedentemente associato un genere musicale. Ogni volta che lui cambia colore noi musici cambiamo genere musicale e di conseguenza cambia l’ambiente sonoro. In tutto usiamo sei colori distinti: i tre base ed i tre derivati. E’ un gioco molto stimolante, soprattutto rispetto alle molteplici evoluzioni che ha subìto e che tutt’ora subisce.

Abbiamo frequentato tutti e quattro lo stesso liceo artistico, rimanendo amici affiatati. Ci trovavamo nel tempo libero a fare piccole animazioni a casa di Zeno, ma ad un certo punto ci siamo chiesti come unire al meglio le nostre forze per fare qualcosa di veramente creativo, rimanendo nel campo della manualità, senza l’ausilio di computer o tecnologie particolari. Abbiamo pensato ad un progetto che fosse aperto a più stili, stufi della band stereotipata dentro ad un genere musicale unico e limitante, e che desse in qualche modo spazio anche alla pittura di Zeno. Decidemmo di sfogarci nella totale improvvisazione, senza discriminazioni, per un po’.

Il risultato è stato inaspettato quanto sorprendente e ci ha spinti a continuare sulla stessa strada.

Quali sono le coppie colore/genere? C’è stato un qualche legame sinestesico nella loro scelta?
   Preferiremmo non rendere ancora pubblici gli accostamenti, ci piace che le persone alla fine del concerto vengano a chiederci se hanno indovinato di che genere era quel colore. Inoltre potrebbero essere ancora soggetti a qualche cambiamento.

La loro scelta è stata comunque frutto di ricerca. Su consiglio del nostro professore di arte Cordero (a cui dobbiamo l’ispirazione per il nome) abbiamo scrutato le teorie di Kandinskij, in particolare il suo saggio "Lo spirituale nell’arte", in cui si tratta l’armonia del colore associata a quella musicale. Alcuni colori sono più vivaci, tipo il giallo il quale non si controlla in alcun modo, altri più profondi e meditativi, ad esempio il blu. Il rosso è aggressivo ma controllato, autodisciplinato. E via dicendo. Al di là del saggio, ci siamo fatti ispirare dalle nostre sensazioni e dalle opinioni di chi partecipa alle nostre perfomance.

Il concetto di influenza reciproca è molto sviluppato in quello che fate. Che influenze intercorrono tra musicisti, pittore, pubblico ed ambiente, nelle vostre sessioni?
    La metodologia che applichiamo quotidianamente al nostro lavoro ruota proprio intorno all’ascolto in ogni sua possibilità. Ascolto di sé, come base di ogni rapporto con l’altro; ascolto dell’artista con cui si performa, per accrescere la potenza creativa individuale dentro a quella del gruppo; ascolto del pubblico, nel tentativo di accorciare sempre un po’ di più la distanza fra chi è attivo sul palco e chi passivo in platea. Da questo approccio nasce la performance, sensibile all’ambiente in cui ci troviamo, quanto all’energia del pubblico intorno a noi. Pertanto se suoniamo in un pub, il risultato avrà una forma, una velocità, un carattere ed una tonalità diverse da quelle che assumerà se suoniamo in una galleria d’arte, idem se siamo ad una festa di laurea o in un centro sociale. Non siamo noi a sceglierne a tavolino le sembianze, ma è lo spettacolo stesso, in un certo senso, a mutare di forma e di colore, prendendo ogni volta la sua strada.

Quali sono i prossimi passi che intendete muovere, come Blucordero?
    La prima frontiera che vorremmo esplorare e a cui già ci stiamo lentamente affacciando è quella delle gallerie d’arte. Questo progetto ha la possibilità di circuitare anche in territori artistici molto diversi, in ambienti non prettamente musicali, per noi nuovi in questo senso. A pochi galleristi verrebbe in mente di chiamare una band a suonare nel loro spazio espositivo, pertanto sta a noi rimboccarci le maniche e provare a raggiungerli. Ma è questa la parte più divertente, più stimolante. Il poter performare ed esporre nello stesso spazio i nostri risultati pittorici ha funzionato molto bene quando l’abbiamo sperimentato. A questa si affianca la ricerca di fondi, attraverso bandi e concorsi, per finanziarci pubblicità, merchandising (fatto con amore), ed espanderci. Se per esempio una ditta di materiale artistico volesse provare a farsi una pubblicità sperimentale potrebbe sponsorizzarci con le sue tele. Chissà che non funzionerebbe?

La terza direzione in cui ci stiamo muovendo mira ad uscire dai confini di casa e, perché no, fuori dall’Italia. Anche per capire, e siamo molto curiosi a riguardo, se la nostra arte all’estero sarebbe accolta più o meno positivamente. La possibilità di parlare una lingua universale sicuramente ce l’ha.