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Pinerolo Indialogo

Novembre 2015


Dialogo tra generazioni

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 Primo piano



Dibattito sul futuro di Pinerolo /3

I docenti universitari del Pinerolese intervistati da Pinerolo Indialogo


Ricchezza e limiti del Pinerolese

Nel Pinerolese ci sono una cinquantina di docenti universitari, tra attivi e in pensione, una ricchezza culturale poco conosciuta (pure tra loro non si conoscono) e valorizzata. Noi ne abbiamo intervistati finora 23. Pubblichiamo alcuni estratti inerenti la città


dalle interviste di Pinerolo Indialogo (Seconda parte /fine)

Pinerolo Indialogo - Anno 6 - N. 11 - Novembre 2015

 

BRUNO DE BENEDETTI, Ingegneria dei materiali

Veniamo al Pinerolese, questo nostro territorio...
Il Pinerolese non è diverso da molte altre realtà: ormai la competizione è globale e solo chi si ritaglia un ruolo con competenze di eccellenza riesce a prosperare. E’ inutile sfidare i paesi emergenti, tipo Est Europeo, Corea, Brasile, Vietnam sul terreno di prodotti tecnologicamente poveri... nel futuro emegeranno quelli che avranno più capacità ad operare nel contesto globale.

E la città di Pinerolo? Una cosa che le piace e una che la indigna?
Prima di tutto la qualità della vita che offre il Pinerolese grazie ad una antica tradizione di civiltà. Non sono abituato ad indignarmi, ma vorrei che sapessimo comunicare meglio, evitando di sprecare le grandi occasioni. Gli investimenti nelle valli olimpiche sono il caso negativo che mi viene da citare.

Che contributo potrebbero dare i numerosi docenti presenti nel territorio? Ha qualche proposta?
Credo che determinante sia mettere a punto strategie efficaci di comunicazione e sostituire la parola declino con la parola necessità di cambiamento.

I giovani ingegneri pinerolesi che si laureano anche con il contributo dei suoi corsi hanno possibilità di sbocco lavorativo nel pinerolese o devono necessariamente spaziare su un territorio più ampio o addirittura a livello mondiale?
Anche se il prezzo umano è molto alto (difficoltà di creare una famiglia "tradizionale") credo che sia finito il tempo delle occasioni nel breve raggio di un piccolo territorio. Quindi se si desidera rimanere nel Pinerolese è molto meglio seguire altri percorsi (ad esempio nel produrre cibi di filiera alta), mentre l’ingegnere deve solo più fare i conti con il mondo.
(Bruno DeBenedetti, Pinerolo Indialogo, Gennaio 2014)

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ALESSANDRO BARBERO, Storia medievale

Lei, torinese di nascita, come trova questa nostra città?
Io ho allevato un figlio a Pinerolo e trovo che la dimensione della piccola città è bellissima per i bambini e i ragazzi. Mio figlio adesso vive a Parigi e non ho l’impressione che aver trascorso i primi vent’anni a Pinerolo lo abbia reso meno adatto ad affrontare la sfida, anzi: gli ha dato sicurezza e padronanza del mondo. Ho anche apprezzato molto la presenza così vicina del mondo valdese - una minoranza agguerrita alza il livello medio della convivenza civile e del dibattito intellettuale, e costringe anche gli altri ad adeguarsi se non vogliono soccombere.

Nel Pinerolese abitano più di 40 docenti universitari. Che contributo potrebbero dare per questo territorio in decadenza?
La decadenza è solo economica, non è umana nè civile. I professori universitari sono come tutti gli altri, possono agire nel loro campo: nel loro caso, farsi vedere, intervenire ai dibattiti, è particolarmente importante, perchè sono o dovrebbero essere più allenati a farlo. Però è bene che siamo consapevoli che il nostro mondo e il nostro pensiero sono interamente dominati dall’economia, ed è solo all’economia che pensiamo quando parliamo di crescita o di decadenza. Ecco qualcosa che ai nostri antenati sarebbe sembrato molto bizzarro!

Qual è una risorsa potenziale di Pinerolo che a suo parere non è sfruttata abbastanza e potrebbe esserlo?
La tradizione dolciaria di Pinerolo è sbalorditiva. E non si chiama solo Galup: a Pinerolo ci sono almeno tre pasticcerie migliori di qualunque pasticceria di Roma o di Milano.
                    (Alessandro Barbero, Pinerolo Indialogo, Febbraio 2014)

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GIOVANNI PONS, Biologia

Veniamo a Pinerolo e al Pinerolese. Come vede lei questa realtà del nostro territorio?
La realtà del territorio Pinerolese, per quanto mi è dato di vedere è in una situazione di stallo, si cerca di mantenere, di ridurre il meno possibile ma con poche prospettive di ripresa.
[...] Di Pinerolo mi piace la vivibilità: una cittadina ancora a misura d’uomo e in una favorevole posizione geografica; il rammarico potrebbe essere non riuscire a dare lavoro in loco a tutti i suoi abitanti.

Il Pinerolese nell’Ottocento ha visto un grande sviluppo anche per un intervento dei capitali protestanti. Ci può dire qualcosa in merito? Qualcosa di simile sarebbe ipotizzabile oggi?
Lo sviluppo, nella seconda metà dell’800, di attività industriali, principalmente tessili, legate alla presenza di investimenti provenienti dall’area europea a maggioranza protestante (Germania e Svizzera, l’Inghilterra fu presente prevalentemente nel sociale), può trovare una spiegazione nei contatti molto stretti mantenuti dalle comunità valligiane valdesi con le chiese protestanti dei paesi citati. Oggi la situazione storica è ovviamente diversa, i collegamenti si sono mantenuti ma essenzialmente sul piano religioso e culturale.
I criteri che regolano oggi l’attività industriale credo che si basino su elementi assai più complessi di allora.

Qualche idea da suggerire per questo territorio in crisi?
Questa è la domanda che tutte e tutti ci facciamo ogni giorno, mattino e sera.
Vivendo da qualche anno con continuità (sono stato" pendolare" per più di 30 anni!) specialmente sul territorio montano (il più in difficoltà), mi rendo conto che soluzioni facili e immediate non ce ne sono. Si potrebbe, però, pensare ad un turismo rurale montano, che si sviluppi nei territori valligiani ancora non contaminati dal turismo di massa e ricchi di storia e di tradizioni, recuperando o potenziando aspetti dell’artigianato locale e delle coltivazioni autoctone "di nicchia" abbinate ad allevamenti biocompatibili, aumentando la ricettività nei luoghi caratteristici, proponendo programmi di escursionismo didattico, anche per fasce d’età, con possibilità di spostamenti transfrontalieri in territori montani confinanti, invogliando con opportuna e adatta informazione le famiglie residenti nelle aree metropolitane a trascorrere weekend e vacanze nei nostri territori e ad acquistare direttamente dai produttori locali.

(Giovanni Pons, Pinerolo Indialogo, Marzo 2014)

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SILVIA BONINO, Psicologia

È più facile crescere i figli in città o in provincia?
Il luogo non è determinante. Contano l’autorevolezza educativa e l’apertura al mondo circostante, in senso ampio: naturale, sociale, culturale. La provincia può rendere più facile l’organizzazione della routine familiare, ma varietà e ricchezza di esperienze si possono garantire ovunque, a partire dalle diverse risorse ambientali. Oggi in particolare va contrastata l’invadenza del mondo virtuale, per favorire la più ricca esperienza in quello reale.

Veniamo alla nostra Pinerolo. Che cosa le piace di questa sua città natale e che cosa invece le piace meno.
Mi piacciono la sua splendida posizione geografica e la sua condizione di terra di frontiera, dove convivono eredità culturali e religioni diverse. Mi piace la sua architettura centenaria: ho abitato a lungo nel centro storico ed è un luogo di vita ideale. Mi piace molto di meno la sconsiderata espansione edilizia degli ultimi decenni, così come l’incuria di cui spesso la città patisce. M’indigna l’apatia di molti pinerolesi, che non si attivano per la loro città e restano indifferenti davanti alle troppe situazioni irrisolte (due esempi: palazzo Acaja e merlettificio Türck).

Pinerolo vive come altre realtà, forse anche di più, la crisi economica del momento. Qual è a suo parere una risorsa potenziale che non è sfruttata abbastanza e potrebbe esserlo?
Il turismo. Con scelte più oculate, una manutenzione attenta e una buona accoglienza, la città potrebbe diventare un centro di attrazione. Per questo non dobbiamo perdere eredità importanti, come quella della cavalleria, e imparare a valorizzare ciò che abbiamo. Oggi non lo sappiamo fare né siamo in grado di approfittare del successo turistico della vicina Torino. C’è bisogno di maggiore collaborazione tra gli enti, pubblici e privati, e di un progetto comune per la città e il suo circondario. Bisogna cooperare, non lavorare isolatamente o, peggio, contro.
[...] Coinvolgere i docenti universitari, per le loro specifiche competenze, nei progetti e nelle iniziative per la città, il territorio e il loro futuro. Credo che partendo da situazioni e progetti concreti sia più facile costruire nel tempo una collaborazione stabile che trasferisca nel territorio pinerolese le diverse competenze di cui i docenti dispongono.

(Silvia Bonino, Pinerolo Indialogo, Maggio 2014)

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MARIA MARTIN, Chimica Agraria

Da non pinerolese (abita a Pinasca), ma che vive la realtà del territorio, come vede la voglia di università in Pinerolo che vi è in alcuni politici (e anche docenti), crede che sia realistica, con prospettive di futuro?
Decentrare ha vantaggi e svantaggi. E’ ben noto che negli ultimi anni le risorse destinate all’università si sono contratte in modo spaventoso ed è indispensabile ottimizzare il poco che c’è. Non so quali saranno le scelte dell’Ateneo di Torino, ma dovranno per forza tener conto di vincoli sempre più stringenti.

Il Pinerolese, in particolare la Val Chisone ove lei abita, sta vivendo una profonda crisi. C’è una realtà che a suo parere sarebbe da valorizzare?
Difficile rispondere. La deindustrializzazione ha lasciato un vuoto che richiederà probabilmente molto tempo per essere colmato. Ci sono esempi di scelte coraggiose, legate all’intraprendenza e fantasia dei singoli. Occorrerebbe un’azione congiunta, magari unendo più valli che vivono problemi analoghi, per arginare la continua diminuzione di risorse destinate al territorio.

(Maria Martin, Pinerolo Indialogo, Giugno 2014)

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MARCO AMEDURI, Fisica

Ammetterà che la presenza di un pinerolese in Qatar non è usuale. Ce la racconta?
In realta’, in Qatar vivono persone di provenienza piu’ diversa, ed e’ un Paese molto accogliente. La vita quotidiana naturalmente ruota attorno al lavoro, come dappertutto...

La sua storia personale è esemplare. Pinerolese di origine e di formazione, è dovuto (o ha voluto) andare all’estero per affermarsi. È la strada obbligatoria per i giovani di talento o è solo la peculiarietà di certe lauree specialistiche come la sua?
Alla luce dell’esperienza di tutti questi anni all’estero - ormai piu’ di venti - direi che studiare e lavorare in istituti e Paesi diversi e’ fondamentale per chi voglia partecipare appieno all’eccitante mondo della ricerca e del lavoro intellettuale. Si confrontano punti di vista diversi, approcci intellettuali e pratici diversi, e si costruisce una ampia rete di contatti in cui scambiare idee e progetti. Ritengo che questo valga in qualsiasi disciplina. Alla lunga diventa poi una scelta di vita, in cui la curiosita’ di conoscere e cercare di capire posti nuovi diventa altrettanto eccitante. Secondo me questo e’ uno degli aspetti positivi ed attraenti della carriera universitaria. Si stabilisce un linguaggio condiviso e si entra in una comunita’ che permettono di sentirsi sempre a casa, dovunque ci si trovi.

Dal Qatar come vede la nostra Pinerolo?
Confesso che con il tempo la lontananza e’ sempre piu’ reale, e Pinerolo diventa sempre piu’ un luogo della memoria. Ricordo molto volentieri il carattere pacato e tranquillo della vita quotidiana e la saldezza delle tradizioni e delle abitudini. Mi auguro che queste caratteristiche vengano mantenute, perche’ per crescere nel vortice dell’economia e della societa’ di oggi e per costruire in modo duraturo il proprio sviluppo, una comunita’ ha bisogno di poter contare su radici solide.

(Marco Ameduri, Pinerolo Indialogo, Luglio 2014)

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ALESSANDRA ALGOSTINO, Diritto Costituzionale

Come vede la nostra Pinerolo dove lei ha vissuto tanti anni (ora vive a Torino)?
Come ha detto lei, sono ormai molti anni che non vivo nella realtà di Pinerolo, ma mi sembra che vi sia un buon fermento di idee, iniziative ed incontri, come dimostra anche la realtà del vostro giornale.

Sappiamo che lei ha frequentato il Liceo Porporato. Che cosa ricorda di quegli anni?
Ho ricevuto una buona formazione al Liceo Porporato, che mi ha indubbiamente aiutato ad affrontare gli studi successivi. All’epoca ho però un po’ patito una certa difficoltà nel seguire e condividere interessi, diciamo, in senso lato politico-sociali, in parte per questioni logistiche, perché pendolare da un paese del circondario, e in parte per l’ambiente un po’ chiuso.

(Alessandra Algostino, Pinerolo Indialogo, Ottobre 2014)

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PAOLO COZZO, Storia del Cristianesimo

Lei nel Pinerolese più che come docente universitario è conosciuto come sindaco di San Secondo.
Sono stato sindaco per 10 anni (dal 2004 allo scorso mese di maggio), e prima (dal 1995 al 2004) assessore: in tutto 19 anni...

 Come amministratore quali sono state le maggiori difficoltà riscontrate?
Quelle che tutti i sindaci lamentano: scarsità di risorse ed eccesso di burocrazia.

Ci dà un giudizio sull’attuale situazione del Pinerolese? Può ancora trovare alcune sue specificità o è destinato a un ulteriore degrado lento e inesorabile?
Forse la crisi del Pinerolese parte da molto lontano, addirittura dal 1859 quando, perdendo la provincia (accorpata a quella di Torino) si trovò sprovvista di una forte struttura istituzionale. Eppure il secondo Ottocento e il primo Novecento hanno rappresentato, complessivamente, epoche di prosperità economica, di fermento culturale, persino di orgoglio identitario: in fondo è in quegli anni che si è formata una certa immagine della città (la città della cavalleria, del Galup, del Proton, dei "Pesi e Misure" ecc.) che ci portiamo ancora dietro e di cui ancora oggi coltiviamo la memoria. Il problema è che la memoria, da sola, non basta per rilanciare un territorio ricco di potenzialità ma impoverito sul piano produttivo, manifatturiero, imprenditoriale. E di questa situazione non penso si possa ritenere responsabile solo la politica, come spesso si sente dire.

L’ingombrante vicino, Pinerolo: qual è il rapporto tra i due Comuni?
Oggi, come cittadino sansecondese, non ho molte osservazioni da fare; ieri, come sindaco, oltre a confermare rapporti di buon vicinato, avrei espresso il mio auspicio che Pinerolo diventi realmente capofila di un territorio non troppo omogeneo, che scelte a mio avviso poco oculate (ad esempio, la rottura dell’unità territoriale rappresentata dalla Comunità Montana) non hanno fatto che indebolire. In questa prospettiva, è chiaro che il banco di prova sarà la rappresentanza nel Consiglio della città metropolitana.

(Paolo Cozzo, Pinerolo Indialogo, Novembre 2014)

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GIUSEPPE QUAGLIA, Ingegneria Meccanica

Ci parli del Pinerolese.
Il nostro territorio ha moltissimi elementi positivi: l’ambiente naturale; la cultura contadina, con tutte le attività ad essa connesse; la presenza di attività industriali, spesso PMI, ma anche aziende di respiro internazionale; un tessuto sociale ancora a dimensione umana.

Per quanto riguarda gli elementi negativi, non trovo aspetti che mi indignino. Forse chi opera in questo territorio tende in parte a ripiegarsi su se stesso e non sempre si sente parte di un mondo globale, che insieme a molti problemi porta tanta ricchezza sia di opportunità che di cultura. I recenti anni di crisi sono stati anche un periodo di disfacimento dei valori etici, che però sono gli unici a garantire una serena e proficua interazione non solo tra gli uomini, ma anche tra le imprese e le istituzioni. La conflittualità è in crescita e temo anche la tendenza ad atteggiamenti "predatori".

Una cosa a suo parere essenziale per il suo rilancio?
Penso che sempre di più sia necessario non solo immaginare il futuro popolato di professioni ed iniziative tradizionali, ma saper inventare nuove attività, partendo dalle opportunità. Abbiamo un territorio ampio e bellissimo, con aree che si sono spopolate nel dopoguerra a fronte del richiamo della città. Abbiamo un bagaglio di conoscenze, competenze e cultura che non dobbiamo disperdere, ma che possiamo mettere al servizio del nostro territorio.

In questo ambito la tecnologia può fare molto: offrire nuovi strumenti (ad esempio al servizio dell’agricoltura e dell’industria), connettività (e con esse informazioni, azioni), qualità delle abitazioni, dispositivi per la salute e tanto altro.

A Pinerolo si parla tanto di smart city. Ci può dire qualcosa dal punto di vista della sua disciplina?
Il tema della città intelligente è fortemente indirizzato alla qualità della vita. Gli ambiti della mobilità, dell’efficienza energetica, della domotica, dei dispositivi per la salute, per la sicurezza e per far fronte all’invecchiamento della popolazione possono coinvolgere le mie discipline.

(Giuseppe Quaglia, Pinerolo Indialogo, Dicembre 2014)

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MAURIZIO MARTINA, Ingegneria elettronica

Il nostro territorio del Pinerolese è in forte declino. Per aree come queste si parla anche di Poli dell’innovazione. A suo parere nel Pinerolese un polo di questo tipo (magari con tanta elettronica) potrebbe attecchire?
Ritengo ci sia del forte potenziale dietro questi poli dell’innovazione, per questo sono possibilista. Tuttavia per funzionare bene devono essere accompagnati da infrastrutture adeguate e devono diventare appetibili per le aziende.

Nel settore di sua competenza, c’è qualche filone che si sentirebbe di consigliare a dei giovani in cerca di lavoro o che intendono avviare una start-up?
In questo momento tutto cio’ che riguarda la riduzione del consumo di potenza e’ sicuramente di grande interesse. Inoltre se si guardano gli obiettivi della comunita’ europea la tecnologia applicata alla salute ed al benessere e’ sicuramente un tema che puo’ attrarre finanziamenti.

A Pinerolo si parla di creare un Polo culturale. Un centro o un piccolo laboratorio tecnologico pensa che ne potrebbe fare parte? Nell’ambito della sua disciplina, per dei giovani appassionati si può fare ricerca anche in un garage, come hanno fatto Bill Gates e Steve Jobs?
Perche’ no, l’idea mi sembra interessante. Ci sono aspetti della mia disciplina che si possono sviluppare anche in un garage, sarebbe divertente.

Il suo, insieme a tanti altri da noi intervistati, è un esempio dove si concilia la vita tranquilla di provincia e il lavoro in un ambiente stimolante e prestigioso come quello universitario. Che cosa manca o non funziona per renderlo ancora più attraente?
Per quanto mi riguarda al momento l’aspetto piu’ "difficile" e’ il trasporto. Se uso i mezzi pubblici esco di casa alle 7:00 per arrivare in ufficio alle 9:00.

(Maurizio Martina, Pinerolo Indialogo, Febbraio 2015)

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CATERINA GUIOT, Fisica

Ho sempre vissuto a Pinerolo, ma ne fruivo molto di più da ragazza che non ora…Rischio pertanto di dare valutazioni molto datate...

Università, oltre che studio e cultura vuol dire soprattutto ricerca. Le risulta che sia in atto qualche collaborazione tra università e territorio? C’è qualche settore dove questa collaborazione si potrebbe attivare?
Purtroppo nell’ ambito delle mie attività i legami sono molto deboli (qualche collabo-razione con reparti ospedalieri che sono disponibili per le attività di tirocinio del nostro Master in metodiche eco guidate). In altri ambiti per fortuna c’è più fermento. La settimana scorsa ho partecipato ad un incontro a Pragelato in cui i colleghi della Facoltà di Agraria hanno presentato una interessante proposta, frutto della loro attività di ricerca con fondi pubblici, per la creazione di una Associazione Fondiaria (AsFo) tra i proprietari di terreni per ottimizzare la loro fruizione silvo-pastorale. Chapeau!

Una proposta alla classe politica di questa città in declino?
Il declino riguarda il nostro intero modello di sviluppo, l’unico atteggiamento utile è essere aperti e attenti alle piccole e grandi idee che possono prefigurare un diverso futuro assetto delle nostre città.

I laureati nella sua disciplina hanno buone prospettive di lavoro o anche per loro è difficile oggi trovare un’occupazione?
I fisici sono per definizione molto eclettici ed hanno una formazione generale che rende più facile adattarsi ai successivi cambiamenti. Ci vuole certamente molta pazienza e resilienza, e anche creatività e disponibilità a mettersi in gioco.

I giovani pinerolesi, soprattutto quel 25% di laureati.H che reali possibilità hanno di spendere il titolo nel territorio o devono ragionare su confini più vasti?
Sempre di più il territorio dei giovani è il mondo.

(Caterina Guiot, Pinerolo Indialogo, Settembre 2015)

     

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KATIA MARTINA, Chimica

Lei pur abitando a Pinerolo, è originaria della Val Pellice: ci racconta?
Sono nata a Luserna San Giovanni: mamma valdese e papà cattolico. Sono cresciuta frequentando l’ambiente valdese. Sicuramente la Val Pellice mi ha condizionata, così come la mia educazione religiosa. Tolleranza verso gli altri, senso di responsabilità e valorizzazione dello studio mi sono state insegnate dalla comunità che avevo intorno.

Di Pinerolo, che cosa le piace e che cosa non le piace o la disturba?
A Pinerolo manca un’anima, un’identità. Questo differenzia il ricordo di ciò che ho vissuto in Val Pellice da quello che sto vivendo ora. Pinerolo ha la grande fortuna di trovarsi alla confluenza di due valli, vicino a Torino pur non essendo nella cintura della città. Forse ai pinerolesi manca il senso di appartenenza, a partire dall’amministrazione comunale che non è avvertito come luogo di promozione né di proposta.

Per via del suo lavoro lei fa la pendolare con Torino. Quanto è importante il collegamento ferroviario veloce per il rilancio di questa nostra città in crisi?
Vado al lavoro in macchina. Essendo madre di due figli non posso permettermi di aspettare treni che non arrivano o farmi aspettare dai miei famigliari. Inquino molto e spendo molto. Per me, come per tutti i pendolari, essere a 40 Km scarsi dal posto di lavoro e pensare che con i mezzi non è sufficiente 1 ora di viaggio causa sconforto. Chiedere un servizio migliore sembra scontato ma forse realizzarlo non è semplice.

(Katia Martina, Pinerolo Indialogo, Ottobre 2015)

Sintesi delle interviste ai docenti pinerolesi 2/ fine