Pinerolo Indialogo

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Pinerolo Indialogo

Novembre 2015


Dialogo tra generazioni

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 Primo piano



Nanni Tosco, presidente dell'Ufficio Pio

«Pinerolo deve ripartire dal suo patrimonio scolastico-culturale e dai suoi giovani»

«Si pensava che si ereditasse solo la ricchezza, invece si eredita anche la povertà»

Pinerolo Indialogo - Anno 6 - N. 11 - Novembre 2015

 

L’Ufficio Pio, ente strumentale della Compagnia San Paolo, compie quest’anno 420 anni di storia e ne è presidente il pinerolese d’adozione Nanni Tosco, già segretario della Cisl torinese. Lo incontriamo per parlare non solo dell’Istituto, ma anche del Pinerolese, alla luce del suo vivere tra città e provincia.

Incominciamo con il suo attuale impegno di lavoro. Ci racconta l’Ufficio Pio, di che cosa si occupa...
È un’antica istituzione nata nel ‘500 che si occupa di interventi nel campo economico-sociale.
I beneficiari di questi interventi sono le famiglie e alcune categorie di persone. Ha tre aree di intervento di contrasto alla povertà: l’istruzione dei figli, la casa e le situazioni critiche derivanti dalla perdita del lavoro. Poi interveniamo su due categorie specifiche di cittadini: i detenuti di fine pena e i senza fissa dimora. Vi sono infine le iniziative estive per i minori delle famiglie povere che noi già seguiamo.

L’Ufficio Pio lavora principalmente su Torino città o anche in provincia?
Principalmente in Torino città e in tredici comuni della prima cintura, ma alcuni progetti (ad es. il progetto sui detenuti) sono estesi anche al di fuori.

Voi date un contributo direttamente alle persone o finanziate anche progetti di associazioni?
Noi, a differenza della Compagnia di San Paolo che finanzia associazioni che danno servizi alle persone, finanziamo direttamente le famiglie e le persone senza intermediazioni.

Ci interessa il sostegno che date ai giovani. Che tipo di intervento fate? Vi rivolgete solo ai giovani di famiglie in difficoltà economiche o finanziate anche dei progetti che ritenete qualificanti?
Nell’intervento di sostegno alle famiglie povere che noi facciamo, uno dei criteri a cui facciamo riferimento è la presenza di bambini e giovani in età scolastica. L’intervento sui giovani - uno di questi è il progetto Percorsi - è sempre collegato alla famiglia.

A proposito di finanziamenti della Compagnia di San Paolo ai territori, le risulta che dal Pinerolese arrivino pochi progetti o è la Compagnia che non riconosce validi i progetti che le arrivano (cioè a Pinerolo non sono capaci di progettare)?
La Compagnia è molto selettiva sui progetti, perchè riceve moltissime domande di finanziamento. Nelle scelte privilegia la qualità dei progetti, l’affidabilità dei soggetti che li propongono e cerca anche di mantenere un’equità territoriale. Credo che i soldi che la Compagnia ha dato al Pinerolese non siano pochi. Mi risulta inoltre che il territorio abbia un buon know how per fare bene i bandi, il vero problema è far fruttare al meglio queste competenze.

Con quest’ultima domanda ci soffermiamo su Pinerolo sua città di residenza, mentre lei è originario di Chieri. Come vede questa nostra città?
Io credo che Pinerolo possa avere veramente il ruolo di una sorta di capitale del territorio, soprattutto per la sua storia e posizione geografica. Da questo deriva una complessità di problemi da gestire, ma anche di opportunità. Il tema è che i primi a sentirsi membri di questa capitale devono essere quelli che ci vivono prima che siano gli altri ad attribuirglielo. Come non nativo di Pinerolo mi hanno sempre colpito due cose, il prendere come paragone massimo Saluzzo e l’idea che Torino sia un capoluogo che succhia e non ridà, vi è diffidenza nei confronti del grande...

...qualcuno chiama questo atteggiamento di Pinerolo localismo o provincialismo...
Insomma Pinerolo guardandosi allo specchio pensa di essere una capitale e guardando fuori dalla finestra piange perchè la capitale è Torino. Bisogna fare l’inverso, guardare fuori e pensare che si è un capoluogo e quando ci si guarda allo specchio pensare ugualmente che si è un capoluogo, ma non come Torino. Con Torino bisogna cercare di fare alleanze: che cosa io posso offrire a Torino e che cosa posso ricevere da Torino.

Tra qualche mese si rinnova l’amministrazione comunale. Lei vede una priorità da suggerire alla classe politica della città in declino?
Se io dovessi dire da dove deve ripartire Pinerolo direi dal patrimonio scolastico-culturale che ha. È una realtà ricchissima con un polo scolastico e un patrimonio di giovani che vengono a studiare da tutto il circondario, fino da Nichelino, da Rivalta... Proviamo a costruire una città accogliente che si dilata a partire da questa vocazione di attirare i giovani a studiare.

Ultimamente nell’ambito del progetto di ristrutturazione della caserma Bochard si è discusso della creazione di un polo della cultura. Pensa che possa essere questo un elemento trainante per il rilancio della città?
Il tema della cultura per diventare motore di sviluppo e di crescita del territorio deve collegarsi a quello del turismo e di altre vocazioni che ci sono nel territorio. Pinerolo un’attività culturale "domestica" per i suoi cittadini ce l’ha eccome, però non può essere ripetitiva sempre allo stesso modo. Bisogna chiedersi che cosa c’è di specifico della cultura pinerolese che oltre a dare identità a noi cittadini pinerolesi può attrarre altri. Si tratta di aprire la città.

Lei è l’esempio di persona che concilia la vita tranquilla di provincia dove vivere ed educare i figli con il lavoro in un ambiente stimolante del capoluogo. Che cosa manca o non funziona per renderlo ancora più attraente?
Certamente il collegamento ferroviario con Torino. Il treno e il pendolarismo è una ricchezza per la socializzazione che vi si vive. Il treno non è solo un problema di orari e di corse, ma va rivalutato anche come mezzo per allacciare relazioni tra la città e il territorio. Se intorno al treno non c’è un qualcosa di più grande e di più importante sarà ben difficile che ci diano il raddoppio della ferrovia o una linea più efficiente. Il treno per Pinerolo rappresenta non soltanto il pendolarismo, ma il legame tra una piccola capitale e una grande capitale.

Un’ultima domanda attinente ancora il suo lavoro. Statistiche europee dicono che gli adulti poveri per il 75% lo erano anche da bambini. Che cosa significa questo dato?
Questo dato ci dice che la povertà è ereditaria, come la ricchezza. Si pensava che si ereditasse solo la ricchezza, invece si eredita anche la povertà. Gli interventi che si fanno sulle povertà sono in gran parte riparatori; la grande sfida è di interrompere questa catena dell’ereditarietà e questo avviene nell’età a cui noi pensiamo di meno, da zero a tre anni. Tutte le ricerche confermano che in questa fascia di età gli interventi sono fondamentali. Quindi per un’amministrazione comunale investire a livello educativo nella fascia da 0 a 6 anni vuol dire investire sull’abbattimento delle disuguaglianze e sul futuro per migliorare la comunità.