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Pinerolo Indialogo

Dicembre 2015

Dialogo tra generazioni

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  Teatro


Al Teatro Sociale

Il Visitatore

di Sara Nosenzo

Pinerolo Indialogo - Anno 6 - N.12 - Dicembre 2015

Berggstrasse 19. Un indirizzo che gli appassionati di psicologia non possono non conoscere: l’ubicazione dello studio del dottor Sigmund Freud.

È l’aprile del 1938, albori della Seconda Guerra Mondiale, e la persecuzione adottata dal nazismo inizia prepotentemente ad invadere l’Austria. La Gestapo permetterebbe la fuga del dottor Freud e della figlia Anna in cambio di una firma su un documento su cui viene scritto che in alcun modo ha subito offese, percosse o intimidazioni da parte del governo nazista. Una richiesta offensiva a cui la figlia Anna gli chiede di sottostare per il loro bene, per la loro salvezza.

Il Sigmund Freud di Alessandro Haber è malato, traballante e testardo: dà più importanza al suo orgoglio piuttosto che alla salvezza dal regime. La figlia Anna invece, un’incisiva Nicoletta Robello Bracciforti, è il personaggio che maggiormente incarna la forza e la speranza. Questi due primi attori delineano il quadro dello spettacolo di Éric-Emmanuel Schmitt e calano la platea in un’atmosfera tesa e preoccupante.

Si fa riferimento alla morte senza dirne il nome, ma ogni presente riesce a sentirla. Bussano alla porta. Un ufficiale della Gestapo irrompe nell’abitazione in cerca di notizie e denaro, questi si lascia spesso corrompere dai Freud limitando le azioni contro di loro. Quella sera, purtroppo, il carattere irruento di Anna non gioca a loro favore e la visita si conclude con l’arresto della donna. Freud è sconvolto, inerme, un anziano incapace di agire.

Proprio in questo momento di sconforto appare una figura in un angolo buio della stanza: un uomo trasandato inizia a parlare con il dottore. Chi è questo "visitatore"? Niente meno che Dio! Una conversazione incredibile e ammaliante.

Il confronto tra Alessio Boni (Dio) e Alessandro Haber (Freud) è uno sviluppo irriverente e spassoso della pièce che fino a quel momento aveva assunto toni drammatici.

Il "Dio" di Boni è a prima occhiata un giocoso ospite, ma dopo uno sguardo più attento assume i tratti del dottore, del confidente di cui Freud ha davvero necessità: Anna è stata portata alla centrale, potrebbe non vederla mai più.

La sua paura e il suo amore per la figlia affiorano tra i tratti spigolosi della sua personalità e l’intervento di Dio, della fede per così dire, è la forza di cui ha bisogno per trascorrere le interminabili ore prima del rilascio della figlia. Freud ci crede e non ci crede: in primo luogo è difficile credere a una persona che annuncia di essere il Creatore, soprattutto se si è uno psicologo; in secondo luogo ammettere l’esistenza di Dio senza delle prove, poiché il visitatore non vuole fornirne, sarebbe come ripudiare tutto il percorso professionale svolto dal dottore tramite il suo metodo sperimentale. Ma se anche Dio esistesse perché permetterebbe agli uomini di compiere stragi quali quella del nazismo e dei recenti avvenimenti a Parigi?

Lo spettacolo è dedicato alle vittime degli attentati a Parigi delle scorse settimane, un esempio di arte per l’anima della gente.