Pinerolo Indialogo

MAGAZINE DI CULTURA E DI INFORMAZIONE LOCALE

 



Home page
Redazione
Contatti
Archivio
Album fotografico
Testate giornalistiche
Links utili
 
   

 


 




Pinerolo Indialogo

Dicembre 2015


Dialogo tra generazioni

Home Page :: Indietro

 Uomini del pinerolese 



Intervista a Mario Marchiando Pacchiola

Una vita con la scuola e con l'arte

di Sara Nosenzo  

Pinerolo Indialogo - Anno 6 - N.12 Dicembre 2015

Mario Marchiando Pacchiola, una vita nella scuola come insegnante di Storia dell’Arte e un’altra vita come critico d’arte e organizzatore di mostre, direttore del Museo Diocesano, della Pinacoteca e tanto altro ancora.

Ci racconta un po’ di sé per i più giovani che forse non la conoscono?
Per cominciare sono un pinerolese doc: nato a Pinerolo, via del Duomo dove è nato il Galup! Sono stato lì fino a 11 anni poi ci siamo spostati verso la periferia. Ho frequentato il Liceo Artistico all’Accademia Albertina, da pendolare, quando si accettavano 25 ragazzi e 25 ragazze. Eravamo tutti assetati di mostre artistiche e coi miei compagni si è creato un solido rapporto di amicizia. Sono una persona molto aperta al dialogo anche se sono partito con una grande timidezza: a 11 anni, i Salesiani di Torino mi affidarono una poesia da recitare sul palco a memoria. Mi mancò l’attacco e rimasi muto. Quella poesia mancata mi servì molto e la ricordo come momento positivo perché mi spronò ad esprimermi e a smettere di essere impacciato, "genà". Studiare all’Accademia per diventare insegnante di arte: questo era il mio proposito e lo mantenni insegnando al Buniva, alle magistrali, a Bricherasio fino alla Brignone. Ora sono "l’inquilino più anziano" di Palazzo Vittone.

Come è nata la sua passione per l’arte?
Mio padre era muratore e mia madre sarta, due persone che mi hanno permesso di diventare quello che desideravo. La passione è un piccolo dono che uno ha; io avevo la passione per l’arte e per il disegno; con dedizione e costanza ho coltivato ciò che mi piaceva di più. Disegnavo spesso sul balcone guardando il centro di Pinerolo e un giorno raffigurai un panettone. Il Commendatore, in visita alle cognate mie vicine di casa, vide il mio disegno e lo mise nella sua panetteria. Il giorno dopo mi arrivò un panettone davvero grande. Questo è stato uno dei miei successi nell’arte! Devo dire che ho sempre trovato una buona accoglienza tra le persone che incontravo, la mia passione mi ha sempre aiutato a condividere con altri emozioni e discorsi.

Pinerolo è una città d’arte e di artisti?
Distinguo sempre tra artisti e dilettanti, dove la seconda parola sta per le persone che per diletto e piacere dipingono o scolpiscono. Si diventa artista quando l’opera trascende e arriva a qualcosa di più alto, prima si è dilettanti. Si diventa artisti per passione, non per raggiungere il successo.

C’è in Pinerolo una politica culturale efficace, pensiamo anche al Polo Culturale…
Bisognerebbe uscire dall’assolutismo, esporre le proprie idee e le proprie sensazioni ricordandoci che ci sono molte opinioni e che il bene finale è per la città, non per il singolo esponente.

Lei è anche l’inventore del Pinarolium. Ha ancora senso oggi in un mondo globalizzato un premio di questo tipo?
Il premio nacque perché la società inizialmente ti è grata, ma col passare degli anni la grandezza nell’agire non viene più riconosciuta. Dissi di inventare questo premio, anche perché non si facevano più i cavalieri al merito, per poter dire «Sei stato bravo in questo». Sempre nel rispetto delle vicinanze e senza offendere nessuno, la scelta doveva mettere in luce ruoli di prestigio per la città.

Col passare degli anni tutti pensano alla discendenza, a chi lasciare l’eredità. Ha già individuato qualcuno a cui passare il testimone? Ci sono dei giovani che si sono fatti avanti?
Ci sono giovani collaboratori capaci e sto iniziando a pensare a come sfumare la mia posizione in favore di qualcun altro. A Pinerolo, siamo fortunati, ci sono persone molto appassionate e capaci. La città è in buone mani!