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Gennaio 2015


Dialogo tra generazioni
 
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 Lettere al giornale 

 


Le profezie del nuovo anno

 

di Elvio Fassone

 

Pinerolo Indialogo - Anno 6 - N.1 - Gennaio 2015

 
Con l’inizio di un nuovo anno l’antica severità della profezia degrada ad astrologia da rotocalco. Con sottile cortigianeria sentimentale veniamo informati che raccoglieremo successo nei territori che più ci stanno a cuore, la salute attraverso performances sorprendenti, l’amore sotto forma di un incontro che segnerà una svolta, il lavoro che ci regalerà promozioni e riconoscimenti.

Il profeta - colui che parla davanti a tutti e immerge la sua voce nel futuro in nome di una parola che non viene da lui - si annacqua nella banalità di una pre-dizione di colore rosa, certa dell’impunità perché tra un anno nessuno andrà a controllare.

E sì che qualche anticipazione seria sarebbe possibile, anzi doverosa. Ad esempio, sappiamo con certezza che nel 2015 rivivremo con mille tonalità diverse il centenario della nostra entrata nella guerra mondiale che ha inaugurato il secolo breve. Ripercorreremo la follia di un conflitto che si poteva evitare, l’ingresso spensierato nella tragedia a passo di valzer, la disinvolta convinzione dei governanti che dopo poche settimane tutto si sarebbe risolto, e l’inutile strage che avrebbe segnato la fine non solo dell’impero austro-ungarico ma dell’Europa stessa come centro del mondo. Forse rifletteremo che la pazzia della guerra punisce sempre chi l’ha scatenata, e che quel declino oggi si è dilatato all’intero occidente, della cui potenza stiamo conoscendo il tramonto. Forse incominceremo a cercare una sua possibile egemonia nell’unico campo che conta davvero, quello della cultura e dei diritti (che peraltro non godono di buona salute nemmeno loro).

Poi siamo in grado di prevedere anche altro. Alla fine di questo mese le elezioni in Grecia, qualunque ne sia l’esito, scrolleranno bruscamente le colonne del tempio, quello impassibile dei bilanci, delle banche, delle cancellerie dell’Europa. E constateremo ancora una volta che siamo condannati a realizzare sotto la dettatura del trauma ciò che sarebbe stato assai più indolore se attuato sotto suggerimento della ragione.

Altre profezie sono possibili. La turbolenza sociale che serpeggia nel mondo e anche in casa nostra prenderà forme più aggressive e micidiali. E’ sempre accaduto che, quando le diseguaglianze sociali diventano troppo oppressive, esse esplodono come il ribollire dei vulcani, e non c’è motivo di illudersi che andrà diversamente. I disordini climatici aumenteranno, avremo l’ulivo a Fenestrelle e gli sciatori in cerca desolata di neve. Avremo altri migranti che ci chiederanno scusa di non essere annegati, e altri pensionati che entreranno nei negozi con aria dimessa, non devo comprare nulla ma a casa non ho il riscaldamento, mi scusi non darò disturbo. Anche noi potremmo tenere una rubrica settimanale, ma avremmo pochi lettori.

Per questo sarebbe augurabile un’altra versione della profezia. Del tipo guai a voi, popolo sordo e ottuso. Guai a voi che pensate solamente alla seconda casa, alla terza pelliccia, al quarto cellulare. Guai a voi che siete corrotti e neppure sapete più di esserlo, avete scelto un pubblico servizio e l’avete trasformato in privato self service. Guai a voi che date un prezzo a tutto ed a nulla un valore.

Ma quel profeta ha chiuso per ferie e se ne sono perse le tracce.