Pinerolo Indialogo

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Pinerolo Indialogo

Gennaio 2015


Dialogo tra generazioni


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Ripensando la caserma Bochard

Un Polo Culturale a Pinerolo? 

"Conoscere, studiare, condividere, per progettare"

di Emanuela Gasca, Politecnico di Torino

 

Pinerolo Indialogo - Anno 6 - N.1 - Gennaio 2015

 

Pinerolo Città della Cavalleria, Pinerolo la città del Panettone, Pinerolo ai piedi delle Alpi, Pinerolo e la Maschera di Ferro…

Sono tante le espressioni con le quali in questi anni è stata definita la nostra Pinerolo, città dal passato storico e dal panorama mozzafiato dell’anfiteatro alpino in cui il Monviso domina fiero quelle che, dal 2006, sono chiamate Valli Olimpiche.

Pinerolo però è anche e soprattutto cittadini e persone che transitano dalla nostra città per motivi di lavoro, studio, momenti di incontro.

 Sono sufficienti queste componenti per ripensare a Pinerolo in termini di valorizzazione culturale?

 La sfida è sempre avvincente ed entusiasmante ma, per vincerla, bisogna raccogliere tutti i possibili contenuti e strumenti in quella che viene chiamata la “cassetta degli attrezzi”.

Proverò così a sintetizzare in questo contributo attraverso le quattro parole chiave conoscere, studiare, condivide e progettare quelli che dovrebbero essere gli step essenziali per raggiungere una progettualità concreta, strategica e realizzabile nel medio lungo periodo.

CONOSCERE la città e le realtà che in questo vi co – esistono in diverse forme.
Conoscere la storia del territorio e dei suoi cittadini per saper raccoglierne le esigenze e le sfide verso il futuro.

STUDIARE a fondo i problemi sia attraverso l’analisi di casi studio comparabili, sia analizzando esempi sviluppati in contesti diversi per ciò che concerne la metodologia e i risultati raggiunti.
Studiare il proprio pubblico, utilizzando le fonti primarie ricavate direttamente da chi fruisce del progetto e le fonti secondarie ricavate attraverso dati quantitativi e statistici ufficiali, ma anche i soggetti che potrebbero essere  interessati alle progettualità proposte. Studiare anche il “non pubblico” (Bollo, 2008), coloro cioè che non usufruiscono ora delle opportunità culturali, ma che potrebbero diventarne interessati.

CONDIVIDERE le idee con chi vive e chi opera sul territorio, dai residenti agli stessi policy maker in un processo bottom – up che parte dalla raccolta dei desideri dei cittadini, primi fruitori della Città. 
Concertare progettualità poi sia con quelli che vengono chiamati stakeholders, quei soggetti cioè che potrebbero essere portatori di interesse della proposta, sia con gli attori istituzionali o con i possibili enti finanziatori che è buona norma coinvolgere già dalle prime fasi del progetto in modo che possano essi stessi portare suggerimenti per una più efficace realizzazione dell’iniziativa. 
Condividere anche con ricercatori ed esperti di settore che direzionino le idee laddove i campanilismi limitano una visione generale delle potenzialità progettuali.
Condividere quindi le informazioni e le progettualità in una scala territoriale che parte in primis dagli abitanti della città per poi raggiungere organismi istituzionali alti quali per esempio l’Unione Europea.
Il tutto cogliendo le sfide che le nuove tecnologie ci stanno offrendo. Come ha ricordato il Prof. Pier Luigi Sacco in un recente convegno, infatti, le nuove modalità di fruizione dei contenuti attraverso il web portano a parlare di Cultura 3.0 come modello emergente di organizzazione della produzione e della disseminazione dei contenuti culturali, che si distingue per la crescente smaterializzazione della frontiera tra chi produce cultura e chi ne fruisce (Gasca, 2014)

PROGETTARE non solo luoghi fisici ma anche processi di partecipazione, momenti di aggregazione, metodologie solide per lo sviluppo di idee concrete rivolte al medio lungo periodo.
Fondamentale è l’orizzonte temporale che non deve essere rivolto solo alla realizzazione di una singola iniziativa, convegno o evento spot, ma deve guardare al medio lungo periodo in un’ottica strategica e di pianificazione, come per esempio sta facendo Torino che sta impostando le progettualità in un orizzonte temporale legato al 2025.
Agire superando l’immagine metaforica del cavallo a dondolo secondo la quale ci si muove ma allo stesso tempo si rimane fermi su se stessi (Argano, 2013).
Progettare quindi per affrontare in modo proattivo il futuro con le sue ambiguità e la sua incertezza, per restituire passione e impegno, per esplorare il cambiamento senza subirlo passivamente» (Argano, 2013).

Alcune realtà ce l’hanno fatta.

Alcune città, Matera, per esempio, che l’autunno scorso ha vinto la sua sfida diventando Capitale Europea della Cultura per il 2019 ripensando alla cultura come «base comune di riflessioni sul perché e sul come viviamo, su gli obiettivi delle nostre esistenze, sul come si intrecciano competenze scientifiche e tecnologiche ad abilità manuali e creatività» (Comitato Matera 2019, 2014).

Non solo città ma anche aziende che hanno deciso di rilanciare la loro tradizione produttiva attraverso l’apertura al pubblico attraverso momenti di racconto e di condivisione della propria esperienza con il pubblico, come succede nel caso degli itinerari di turismo industriale proposti all’interno delle iniziative di Turismo Torino e Provincia.

Alcuni musei stanno anche lavorando in questo senso. La Reggia di Venaria Reale per esempio, aperta nel 2007, sta lavorando per creare una visita culturale che non sia solo un’escursione museale, ma un’esperienza più completa da vivere con la propria famiglia.

Cultura che si muove seguendo le vicende economico – sociali del nostro paese che non sembra offrire ai giovani prospettive lavorative a lungo termine e che quindi chiede loro di riorganizzarsi in nuove forme di impresa culturale come le start – up  (Centro di Ricerca e Documentazione Luigi Einaudi, 2014).

Ragioniamo quindi in questo senso verso una Pinerolo che possa ripartire dalla cultura grazie ai suoi cittadini e alle sue tradizioni.

Bibliografia essenziale
Argano L. (2013), Tornare a progettare. La capitale europea della cultura 2019 e le opportunità per l’Italia, in “Una strategia per la cultura, una strategia per il paese”, Grossi R. (a cura di), 24 ORE Cultura srl, Pero (Milano).
Bollo A. (a cura di) (2008), I pubblici dei musei. Conoscenza e politiche. Franco Angeli, Milano.
Centro di Ricerca e Documentazione Luigi Einaudi (2014), Semi di Fiducia. Quindicesimo Rapporto «Giorgio Rota» su Torino, Centro Einaudi, Torino
Comitato Matera 2019 (2014), Matera città candidata capitale europea della cultura 2019, dossier di candidatura
Gasca E. (2014), Cultura e patrimonio culturale: come valutare gli impatti sul territorio, in "Il Giornale dell’Arte
/Fondazioni", edito da Il Giornale dell'Arte, Società Editrice Umberto Allemandi & C. spa, Torino, 27 ottobre. ISSN 0394 – 0543. Disponibile on line: http://www.ilgiornaledellarte.com/fondazioni/articoli/2014/10/121633.html
Gasca E. (2014), Musei vs giovani nelle politiche di audience engagemet. Buone pratiche per un coinvolgimento attivo di adolescenti e giovani, in "Il Giornale dell’Arte/Fondazioni", edito da Il Giornale dell'Arte, Società Editrice Umberto Allemandi & C. spa, Torino, 25 luglio. ISSN 0394 – 0543. Disponibile on line: http://www.ilgiornaledellarte.com/fondazioni/articoli/2014/7/120647.html