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Pinerolo Indialogo

Gennaio 2015


Dialogo tra generazioni


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L'allarme di Gianfranco Fioraso, geologo CNR

In alta Val Chisone una trappola mortale pronta a scattare alla prossima criticità meteorologica

«A tutt’oggi se non è possibile impedire un’alluvione o una frana, è comunque possibile prevederne e quindi prevenirne gli effetti»

 di Gianfranco Fioraso

 

Pinerolo Indialogo - Anno 6 - N.1 -Gennaio 2015

 

   
Gli eventi alluvionali che nello scorso autunno hanno colpito la Liguria e parte del Piemonte, della Lombardia e dell’Emilia hanno riproposto per l’ennesima volta l’annoso problema del dissesto idrogeologico che flagella il territorio italiano. Fatti, immagini e storie che si ripetono, nella loro cruda drammaticità, con sempre maggiore frequenza lasciandosi alle spalle interminabili scie di parole, luoghi comuni, polemiche e soprattutto inazioni. In un paese senza "cultura della memoria", a pochi mesi da quei fatti tutto sembra essere nuovamente ripiombato nell’oblio, quanto meno fino al prossimo disastro. Un problema apparentemente senza concrete soluzioni. Tutto ciò impone alcune riflessioni sul delicato rapporto tra l’uomo e il territorio in cui vive.

I fenomeni alluvionali non costituiscono un’anomalia ma rappresentano il normale processo evolutivo cui è perennemente soggetto il paesaggio naturale. In tutte le epoche la storia di un territorio è stata indissolubilmente contrassegnata dallo stretto connubio tra vicende umane ed eventi naturali: l’affermazione di Will Durant secondo la quale "la civiltà esiste per consenso geologico, soggetto a cambiamenti senza preavviso" appare quanto mai calzante ed evidenzia - se mai ve ne fosse la necessità - la fragilità del tessuto urbano al cospetto delle forze impulsive della natura.

In tal senso il territorio pinerolese non costituisce un’eccezione, avendo in più occasioni sperimentato l’irruenza distruttiva di fiumi e torrenti.

Focalizzando l’attenzione su quanto avvenuto nei secoli scorsi, le cronache e i documenti dell’epoca sono purtroppo ricche di tragici avvenimenti. Nell’autunno del 1542, a seguito di una violenta piena il torrente Pellice distrusse in buona parte l’antico borgo raccolto ai piedi della piccola rocca di Monte Bruno, obbligando la popolazione ad abbandonare per sempre quell’area. Nel novembre del 1706, il torrente Chisone, ingrossato dalle continue piogge, cancellò l’abitato di Moreaux, situato tra le frazioni di Fraisse e Souchères Basses. Il torrente Chisone fu nuovamente tragico protagonista in occasione dell’alluvione del 20 maggio 1728 - senza ombra di dubbio una delle più gravi che abbiano colpito l’arco delle Alpi Occidentali - quando deviò in parte il proprio alveo lungo un tracciato di perduta memoria e lambì l’abitato di Osasco, lasciando dietro di sè un’ampia scia di devastazioni.

Considerando unicamente l’area del Pinerolese montano e pedemontano, dal 1332 ad oggi si hanno notizie relative ad almeno 127 eventi alluvionali che hanno causato danni più o meno gravi al tessuto urbano e alle vie di comunicazione. Un dato che appare ancora più clamoroso se rapportato ai diversi periodi storici: infatti, se fino al secondo conflitto mondiale la ricorrenza media era di un evento calamitoso ogni 8,2 anni, dal secondo dopoguerra ad oggi la media è drammaticamente salita ad un evento ogni 1,3 anni. Un incremento esponenziale che è coinciso con l’aumento della pressione antropica sul territorio e che tuttora non accenna in alcun modo a diminuire. In termini economici l’importo dei danni alluvionali risente inoltre dell’accresciuta complessità tecnologica che rende sempre più vulnerabile il territorio.

Le cause di un così elevato grado di rischio non sono da ricercarsi - come sempre più spesso e affretta-tamente affermato da opinionisti, amministratori e talvolta tecnici - nei cambiamenti climatici in atto, quanto in una errata attività di pianificazione che ha consentito la realizzazione di insediamenti abitativi quanto meno azzardati, uno sviluppo urbanistico incontrollato e selvagge trasformazioni speculative: tutto ciò trascurando, talvolta deliberatamente, le esperienze negative del passato.

Tornando alla realtà pinerolese, se è pur vero che in taluni comuni virtuosi le amministrazioni che si sono susseguite hanno brillantemente salvaguardato il territorio assecondandone la naturale propensione al dissesto, in altri le logiche e le azioni adottate sono state di ben altro tenore. In tal senso l’ondata edificatoria che in alcuni comuni dell’alta Val Chisone ha accompagnato le Olimpiadi 2006 non solo ha letteralmente cambiato la fisionomia di estese porzioni di territorio, ma si è tramutata in una trappola mortale pronta a scattare alla prossima criticità meteorologica. Ciò non farà altro che aumentare il prezzo, già sproporzionatamente elevato, che l’intera comunità paga quotidianamente da molti anni e dovrà inevitabilmente pagare in futuro.

Se in alcuni casi è possibile correggere almeno in parte gli errori del passato con un’oculata protezione delle aree maggiormente esposte al rischio, per altri la possibilità di ridurre concretamente gli effetti dirompenti di alluvioni e frane appare del tutto aleatoria. Inoltre, per quanto imponente possa essere lo sforzo di messa in sicurezza di un insediamento o di un’opera nei confronti di una minaccia naturale, non sarà comunque mai possibile raggiungere il livello di "rischio zero".

L’attuale grado di conoscenza del territorio in cui viviamo quotidianamente è assai elevato, grazie anche a strumenti di acquisizione ed elaborazione delle informazioni estremamente sofisticati e in continua evoluzione. Il rischio geologico è quindi molto spesso chiaramente determinabile e dovrebbe accompagnare e indirizzare in maniera quanto più oggettiva qualsiasi scelta progettuale o urbanistica, anche a costo di radicali ripensamenti o di un loro drastico azzeramento. Se non è possibile impedire un’alluvione o una frana, è comunque possibile prevederne e quindi prevenirne gli effetti. Le azioni di prevenzione - troppo spesso dimenticate e trascurate a favore di tardive e spesso inefficaci azioni di "messa in sicurezza" - risultano di gran lunga meno costose di qualsiasi intervento di ripristino e ricostruzione. Inoltre una completa attività di prevenzione deve inevitabilmente passare anche attraverso una corretta e capillare informazione dei cittadini, quasi sempre ignari dei rischi naturali che possono minacciare la loro sicurezza.

Gianfranco Fioraso, CNR, Istituto di Geoscienze e Georisorse, Torino