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Pinerolo Indialogo

Gennaio 2015


Dialogo tra generazioni
 
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 Parlar di storia

Cenni di storia pinerolese 

Camillo Alliaudi e la biblioteca della città 


di Nadia Fenoglio

 

Pinerolo Indialogo - Anno 6 - N.1 - Gennaio 2015

 Che la Biblioteca civica di Pinerolo stia stretta nell’attuale sede di Via Battisti è cosa nota, e che in futuro possa trasferirsi nell’ipotizzato Polo culturale da realizzare nell’ex Caserma Bochard è tutto da vedere. Nell’attesa, speriamo che la polvere non consumi più di quanto non abbia già fatto il patrimonio della nostra «custodia dei libri», secondo l’origine etimologica del nome «biblioteca».

Chissà cosa direbbe oggi il professor Alliaudi, che della nostra Biblioteca fu l’ideatore: nel 1858 scrisse infatti una lettera al Comune di Pinerolo in cui si proponeva di donare alla città la sua preziosa libreria privata, insieme agli scaffali in cui erano collocati i libri, per destinarla a biblioteca pubblica.

Camillo Alliaudi nacque a Pinerolo nel 1816; intrapresi studi umanistici per diventare professore, si laureò in Lettere a Torino ma la sua attività di maestro elementare e studioso si sviluppò nel territorio della città natale. Appassionato di storia locale, si dedicò alla raccolta e alla trascrizione di antichi documenti, riguardanti la storia del Pinerolese, conservati negli archivi civici e claustrali della zona. Esito delle sue ricerche fu il "Cartario dell’Abbazia di Santa Maria", pubblicato nel 1855 a seguito di un lavoro di ricerca e comparazione delle fonti dell’antica abbazia pinerolese.

Nel 1858, dicevamo, decise la donazione – che poté realizzarsi solo nel 1866. Alcune condizioni, fissate dall’Alliaudi, dovevano però essere rispettate: ad esempio, la nomina di un bibliotecario che garantisse l’apertura al pubblico della biblioteca almeno quattro giorni la settimana e il divieto di prestito dei libri, in sola consultazione (eccezion fatta per l’Alliaudi stesso).

La Biblioteca, che oggi porta il suo nome, fu concepita dal prof. Alliaudi in termini moderni: le biblioteche che, in passato, erano «la gloria di un convento o l’orgoglio di un Principe» nello Stato liberale sarebbero diventate «vanto e decoro di un Municipio», come scrisse in una lettera al sindaco di Pinerolo. In questa prospettiva Alliaudi donò dunque al Comune la sua libreria, consistente di 2884 libri a stampa e 132 manoscritti, prima pietra di «un luogo di convegno a persone colte, amanti di qualche studio non superficiale e del civil conversare». E, oltre ai libri, «eleganti scanzie munite d’imposte con lastre di vetro», un grande tavolo, dodici seggiole, uno sgabello in noce e una scrivania.Tra le opere donate dal professore alla comunità, la maggior parte tratta argomenti storici: la storia del Piemonte e dei reali di Savoia, la storia di Francia e della sua corona. Notevoli anche gli scritti dedicati alla storia religiosa, con particolare attenzione alla vicenda valdese,libri di letteratura, strumenti di consultazione come vocabolari e glossari.

Tra impedimenti e lungaggini burocratiche, ecco che il 7 giugno 1868, nel nuovo Stato unitario, fu inaugurata la Biblioteca municipale Alliaudi, a memoria del professore – morto l’anno prima – che intese il sapere più come dono che come possesso.