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Pinerolo Indialogo

Gennaio 2015

Dialogo tra generazioni

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  Teatro


Al Teatro Sociale i 53 giorni di Paravidino

Due fratelli, la storia di Boris e Lev

di Sara Nosenzo

Pinerolo Indialogo - Anno 6 - N.1 - Gennaio 2015

 Regia magistrale per un dramma dalla tensione quasi insostenibile. Fausto Paravidino, il regista poco più che ventenne, opta per una messa in scena minimale. Una scenografia essenziale, tre pareti verde-grigio con macchie di ruggine e alcuni elettrodomestici che fanno intuire l’ambientazione: una cucina, centro focale dell’azione. Prima scena, parte la musica e la stanza è buia: una ragazza col seno scoperto con indosso la biancheria intima e poco altro prende possesso del palco; con estremo stupore della platea un uomo, secondo a entrare e completamente nudo si aggiunge alla donna. Il loro dialogo è lento, costruito e con pause molto lunghe da una risposta all’altra. Il botta e risposta interminabile si snoda sull’affermazione di lei «Non voglio più fare l’amore con te», l’incipit di tutto il dramma e la causa di tutti gli avvenimenti successivi.

Erica è una ragazza forte, libera e sessualmente indipendente, non chiede mai scusa e non utilizza mezzi termini. La sua modernità si scontra con l’emotività glaciale di Lev, maschio per eccellenza e di convinzioni sessiste, che è il suo ex fidanzato e fratello minore di Boris. Quest’ultimo è schivo, timido e introverso, stringe le spalle quando deve parlare e cerca di trovare ordine nel mondo caotico e sconnesso che lo circonda; la relazione di Lev e Erica lo disturba, la ragazza non va bene per Lev e quindi nemmeno per lui.

I toni del dramma si accendono ad ogni litigata dei due che non fanno altro che agitare l’animo inquieto di Boris. Massimo momento di suspense il tentato omicidio di Erica da parte di Lev: è in quell’istante che la storia cambia e i ruoli di protagonista e co-protagonista si invertono. Lev parte militare, sparendo dalla scena e dalla vita dei due rimasti soli in casa, vittime della passione sincera, naturale e dolce. Un amore totalmente diverso da quello mostrato fino a quella scena. Boris è attratto da Erica, lei non è più scortese, disordinata o ostile. Si veste di un abito bianco virginale, come Boris descrive essere la sua fidanzata alla mamma. Un sogno che si realizza e prende vita davanti agli occhi degli spettatori, finchè… colpo di scena. Lev torna e l’accoglienza è ben diversa da quello che si aspettava.

Un dramma in 53 giorni in cui il tempo è scandito dalle luci, dal buio e la luce del mattino, e l’unico elemento del mondo esterno è dato dalla voce della madre dei due fratelli che viene ascoltata su nastro, lettere incise su cassette. Lettere che sono sinonimo di bugia, di abbellimento della realtà, di una finzione per non far preoccupare i parenti lontani. Ingrata immagine di quello che potrebbe accadere, ma che in seguito non si manifesta mai.

Una storia intensa, dialoghi ben studiati e interpreti precisi e convincenti in ruoli molto difficili. La naturalezza e la veridicità delle ambientazioni e del dramma donano allo spettatore un mancato effetto di straniamento e una completa immersione nella trama. Coinvolgente.