Pinerolo Indialogo

MAGAZINE DI CULTURA E DI INFORMAZIONE LOCALE

 



Home page
Redazione
Contatti
Archivio
Album fotografico
Testate giornalistiche
Links utili
 
   

 


 




Pinerolo Indialogo

Febbraio 2015


Dialogo tra generazioni

Home Page :: Indietro

 Donne del pinerolese 



Intervista a Veronica Coassolo, musicista

Una pinerolese a Los Angeles 

di Sara Nosenzo  

Pinerolo Indialogo - Anno 6 - N.2 Febbraio 2015

 

Come è nata questa passione per il canto?
Ho iniziato a scrivere poesie da bambina. Il passaggio ai testi musicali e’ arrivato dopo. Prima della musica mi sono avvicinata al teatro, ho frequentato la scuola di Guido Castiglia. Ho fatto alcuni spettacoli e poi ho deciso di provare a cantare prendendo lezione di canto a Luserna San Giovanni. 

A che età hai lasciato Pinerolo? Il panorama italiano non offriva sbocchi?
La prima volta a 17 anni. Per imparare l’inglese, feci un anno all’estero con Intercultura in Alaska. Un’esperienza meravigliosa e incredibile. Durante l’anno ad Anchorage feci una vacanza  a Los Angeles da amici di famiglia, questo fu sicuramente un viaggio importante perché la persona che mi ospitò lavora tuttora in una grossa agenzia. Fu proprio questa agenzia, la Williams Morris, a offrirmi un’occasione. Tornai a LA per un appuntamento e semplicemente non tornai indietro. Furono gli eventi, le esperienze e la curiosità di vivere nuove realtà a portarmi lontano.

Per quale motivo hai scelto la California?
Le mie influenze musicali erano sicuramente molto più inglesi. Massive Attack, Portishead, Tricky...  Il Trip hop di Bristol.  Ma fui attratta da Los Angeles e in particolare da Venice Beach già da ragazzina per il mio amore per gruppi come i Doors. Ricordo che sul volo per LA incontrai alcuni musicisti che erano stati parte della band di Otis Redding, che fui invitata a numerose prime di film con tanto di celebrità e tappeto rosso. A quell’età era come vivere un film, era tutto eccitante. Ma ciò che mi affascinò più di tutto furono i panorami desertici: la Valle della morte, Joshua Tree, posti che hanno ispirato numerosi musicisti. Decisi già allora che sarei tornata per viverci. Mi sentii "a casa".

Vieni sovente a Pinerolo?
Una volta all’anno circa. Vengo a trovare la mamma (Lalla) e la famiglia. Ho ancora alcuni amici, alcuni che risalgono all’infanzia. Altri con cui ho condiviso percorsi musicali. Per esempio, ci siamo visti solo questo  Novembre  con Madaski degli Africa Unite che mi ha fatto un remix che uscirà presto. 

Abbiamo saputo che passi molto tempo in barca... Come è nata questa "avventura"?
Questo è stato un capitolo inaspettato. Invece che sul cavallo bianco il principe azzurro mi è arrivato su di una barca blu. Mi sono innamorata e sono partita per un viaggio di tre anni in barca a vela. 11000 miglia di mare. Al momento non sapevo per quanto avremmo viaggiato, ma come in tutte le mie scelte ho seguito l’istinto. Con Mike e la nostra cagnolina Apple abbiamo attraversato l’Oceano Pacifico dalla California fino alla Polinesia Francese. Mike Lipscombe, il mio compagno, arriva anche lui dal mondo dello spettacolo. Regista  inglese, video musicali principalmente (Jamiroquai, Richard Aschroft, Tricky, Anastasia etc.)

Che consiglio daresti a un giovane che vorrebbe fare il tuo lavoro?
Non e’ facile. Il live forse e’ la chiave. Ma è un mondo in cui pochi riescono a vivere bene ed hanno una vita professionale lunga. La passione e’ fondamentale. Quello che mi spiace e’ che molti giovani sono affascinati dalla fama e dal successo più che mossi da una passione musicale pura e semplice. Ormai  la sostanza importa sempre meno. Direi, per esperienza personale, di sperimentare e far sentire la propria voce. Suonare live, farsi sentire. E poi inventatevi qualcosa di bello, che sentite e che ha significato per voi. Se no tanto vale fare altro. 

Un giovane deve per forza emigrare per dare una chance al proprio sogno? C’è un po’ quest’idea...
No, non c’è bisogno. Per me è andata così, ma non è neanche così facile: ottenere visti di soggiorno, allontanarsi da famiglia e amici etc. Viaggiare però è molto importante, se possibile. Ma al di là di tutto la cosa più importante e’ essere fedeli a se stessi e non compromettere i propri ideali, perché essere orgogliosi delle proprie scelte vale più di qualsiasi successo, che si stia in Italia o si vada all’estero. L’Italia non è in un gran momento ed è un peccato che la corruzione e la mentalità vadano a contaminare quello che invece il nostro paese potrebbe offrire.