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Pinerolo Indialogo

Febbraio 2015

Dialogo tra generazioni

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 Il Passalibro


Massimo Gramellini e Chiara Gamberale

Avrò cura di te

di Valentina Scaringella

Pinerolo Indialogo - Anno 6 - N.2 - Febbraio 2015

   

  Tutti nutriamo dei desideri. E se un giorno qualcuno ci invitasse a sceglierne uno solo? E quel qualcuno fosse un essere divino col potere di realizzarlo?

Filemone e Bauci erano poveri e anziani. Avrebbero potuto chiedere ricchezze e giovinezza, ma agli dèi che volevano ricompensarli per la loro ospitalità domandarono di poter morire nello stesso istante, senza mai vedere lui la tomba della moglie e lei quella del marito. E così, al termine della loro esistenza, i coniugi si trasformarono in due alberi, a custodia di quel tempio ch’era divenuta la loro umile dimora. Ancora e per sempre l’uno accanto all’altro.

Vicino a sé, invece, Gioconda detta Giò il marito non l’ha più, perché lui l’ha lasciata. Suo rifugio diventa la casa di quei nonni che per lei rappresentano la rara prova dell’esistenza di quell’amore capace di durare per tutta la vita sin oltre la morte. Ed è lì che trova il biglietto con cui la nonna, per augurare buon San Valentino all’amato, si era messa a ringraziare l’angelo custode d’averglielo fatto incontrare. Biglietto che, smarrita qual è, la induce a provare a scrivere al suo Custode.

La risposta, inaspettatamente, arriva. Ed è di Filèmone, voce dell’interiorità di ciascuno di noi, più che dell’aldilà. Un po’ Filemone di Bauci, quello del mito e delle Metamorfosi di Ovidio, un po’ Filemone di Jung, angelo dei sogni. Dando avvio a un intenso scambio epistolare. Frutto delle penne di Massimo Gramellini e Chiara Gamberale, prestate l’una al protagonista e l’altra alla protagonista del romanzo.

Di fatto, quelle di un buon maestro e una buona allieva. Filèmone impartisce insegnamenti, non giudizi. Giò impara ad abbandonare i giudizi e a far suoi gli insegnamenti. Le materie di studio? La vita e la vita d’un amore. Ed è con piacevole leggerezza che anche il lettore fruisce di lezioni di gran peso. La più importante? Quella della progettualità: tutto ha bisogno di un progetto, pure l’amore, che s’alimenta d’ogni gesto che entrambi i soggetti della relazione compiono nel comune desiderio d’impegnarsi in esso contribuendo alla sua realizzazione.

Progetto la cui essenza è espressa dal titolo stesso del libro: Avrò cura di te. Come canta Franco Battiato. "Te" che è sia quell’altro che ti è vicino sia quel te stesso della tua anima. Perché si può amare l’altro se si è in grado di amare se stessi e si può parlare di amore quando si esiste entrambi e nessuno dei due si annulla da sé o viene annullato dall’altro. Alto fine che nel frastuono dei propri Io e del mondo circostante può però rischiare d’esser perso di vista, da uno solo dei due o da entrambi.

Ebbene, in tal caso, ciò che si è trascurato, dimenticato, abbandonato, ferito e tradito, può essere recuperato e riportato in vita? Giò e Filèmone, con le loro rispettive esperienze, narrano uno dei due possibili esiti. Sorprendendoci. Gli alberi in cui si sono trasformati Filemone e Bauci hanno infatti bisogno di alimento e luce, nonché di radici e fronde atte ad assorbirli.