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Pinerolo Indialogo

Febbraio 2015


Dialogo tra generazioni


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Dibattito sul Polo culturale /1

Il Polo culturale nella nuova geografia del lavoro 

L'economia dell'innovazione e della conoscenza per rilanciare il territorio

di Antonio Denanni

 

Pinerolo Indialogo - Anno 6 - N.2 - Febbraio 2015

 

   Nel pensare al rilancio del territorio del Pinerolese in profonda crisi è venuto fuori di tutto. Dal sogno non ancora spento di "Pinerolo città della cavalleria" e poi dell’Università, che ha bloccato per 20 anni ogni spinta all’innovazione, si è passati in questi ultimi tre anni al’idea della banca di credito cooperativo, alle terre del cavallo, per giungere da ultimo al Polo culturale intorno alla ristrutturazione della caserma Bochard, che sembra essere diventata l’ideona a lungo ricercata e mai trovata. Si pensa che la ristrutturazione di una caserma con le iniziative culturali che vi si possono fare possa rilanciare il territorio dal punto di vista economico e occupazionale.

   A noi, che pure crediamo in questo progetto del Polo culturale, sembra che ci si imbarchi di nuovo in un altro sogno che richiederà molti soldi, ma che produrrà ben pochi risultati dal punto di vista occupazionale. Il guaio di Pinerolo è che si è autoreferenziali (si è bloccati al dibattito sui giornali locali o alla partecipazione a qualche conferenza) e non si ha l’umiltà di rivolgersi agli esperti, di studiare i cambiamenti e di mettersi nel solco di quello che sta avvenendo a livello mondiale. Solo se ci si pone in sintonia con questo cambiamento profondo in atto, il Pinerolese potrà risorgere dal punto di vista economico-occupazionale e il progetto Bochard potrà avervi una sua collocazione.

   Si possono interpellare gli esperti in tanti modi: sentendoli a voce oppure studiando le loro opere che hanno ottenuto un riconoscimento mondiale.

  Nell’avviare questa rubrica sul "Polo culturale" proponiamo come punto di riferimento il libro di Enrico Moretti, La nuova geografia del lavoro, (Mondadori), già citato in più occasioni e che ha ottenuto un riconoscimento mondiale per le sue analisi sul cambiamento profondo del sistema di lavoro, anche dal presidente Usa Obama. Un testo che dovrebbe essere studiato dai nostri amministratori e che riassumiamo di seguito in poche note.

  Il primo assunto di Moretti è che i due processi fondamentali che stiamo vivendo dell’avanzamento molto rapido delle nuove tecnologie e della globalizzazione hanno portato anche ad un cambiamento profondo del modo di produrre e di creare lavoro. È un processo in atto da diversi decenni in tutto il mondo, compreso il Pinerolese. Negli anni ’60 il successo economico di una città o di una regione dipendeva dalla manifattura e dalle fabbriche dove si producevano i beni (così era per città industriali come Torino, Milano, Genova, ecc). Negli ultimi 50 anni tutto questo è cambiato: si è passati da un’economia incentrata sulla produzione di beni ad un’economia basata su innovazione e conoscenza. L’occupazione nel settore manifatturiero si è più che dimezzata e continuerà a diminuire per via della tecnologia, dei robot, dei computer, della delocalizzazione, ecc, mentre nel settore dell’innovazione è cresciuta (e crescerà) a ritmi travolgenti.

  L’ingrediente chiave dell’economia dell’innovazione è il capitale umano (persone istruite, creative e capaci di inventiva). Il fattore produttivo essenziale non sono più i macchinari e le infrastrutture, ma le persone: sono loro a sfornare idee nuove.

  Le città che attraggono questo capitale umano, che hanno un alto numero di cittadini laureati (e questo per imitazione ne attira sempre di più) sono in espansione e in crescita costante di occupazione e sviluppo. E la crescita nel settore dell’innovazione, secondo la ricerca di Moretti, procura una crescita a livello di comunità nel settore dei servizi fino ad un rapporto di 1 a 5.

  La soluzione e l’impegno per città e territori in crisi sta quindi nella capacità e nel tentativo di attrarre, con politiche adeguate, persone laureate nei settori dell’innovazione e al contempo imprese che fanno innovazione e ricerca, creando dei Poli o Distretti dell’innovazione.

  È all’interno di questa cornice che bisogna collocare il discorso del Polo culturale della Bochard, che potrebbe diventare se gestito con competenza un attrattore di capitale umano. E per questa ragione, insieme ad altre iniziative, vi vedrei bene anche un Parco della scienza, dell’innovazione o della ricerca in accordo con l’Università.