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Pinerolo Indialogo

Febbraio 2015


Dialogo tra generazioni
 
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 Parlar di storia

Cenni di storia pinerolese 

Clemente Lequio, un alpino diventato generale


di Nadia Fenoglio

 

Pinerolo Indialogo - Anno 6 - N.2 - Febbraio 2015

 Il centenario della Prima Guerra mondiale ricorre anche quest’anno, per l’Italia. L’anno successivo allo scoppio del conflitto nel resto d’Europa nel 1914 il nostro Paese ruppe la neutralità ed entrò in guerra capovolgendo gli schemi delle alleanze – e il resto lo sappiamo. Del fatto che all’«inutile strage» parteciparono numerosi giovani pinerolesi, spesso perdendo la vita, ne abbiamo parlato in precedenti numeri di questa rubrica. Ma tra i tanti nomi anonimi, troviamo quello di un pinerolese illustre: il generale Clemente Lequio.

Lequio nacque a Pinerolo nel 1857 e intraprese presto una carriera militare tutta in ascesa: nel 1885 fu nominato capitano, maggiore nel 1893, tenente colonnello nel 1897, capo di Stato maggiore della Divisione militare di Roma nel 1900, colonnello nel 1902, maggiore generale nel 1908. Nel 1910 ottenne il comando della Seconda brigata alpina, all’interno della quale riorganizzò le truppe di montagna e la difesa delle Alpi, suo espresso desiderio. Poté in questo modo assecondare la sua passione per la montagna, la conoscenza dei suoi monti e dei suoi passi.

1911, campagna di Libia. Lequio partecipò da protagonista alla guerra combattuta per un Paese che si rivelerà presto uno«scatolone di sabbia», legando il suo nome alle battaglie vittoriose delle località di Sidi-Said, Sidi-Alì, Zuara e Regdaline. Fu però ad Assaba che, il 23 marzo 1913, conseguì la sua vittoria più celebre e da cui, nel 1940 (a vent’anni dalla sua morte) fu concesso con Regio decreto di aggiungere al cognome di Lequio il predicato «di Assaba».

In preparazione della Prima guerra mondiale, poi, Lequio soggiornò in Tirolo e sulle Alpi carniche, studiando la conformazione orografica di quelle montagne; allo scoppio del conflitto il generale Cadorna, capo di Stato maggiore dell’esercito italiano, gli affidò infatti il comando di quelle zone. Qui Lequio si impegnò, tra le altre cose, a costruire un’efficiente rete stradale e la sua attività venne riconosciuta a tal punto che il comune di Tolmezzo, sede del suo quartier generale, nel 1915 gli conferì la cittadinanza onoraria. Fu quindi impegnato soprattutto nel respingere l’offensiva austriaca del maggio 1916 sull’altipiano di Asiago. Tuttavia, a seguito di incomprensioni con lo stesso Cadorna - che forse non aveva più bisogno di lui o forse temeva che Lequio diventasse un personaggio ingombrante - gli furono poi affidati ad incarichi di minor rilievo fino a essere rimosso dal campo di battaglia poco prima della disfatta di Caporetto.

Rimasto comunque in servizio fino agli ultimi giorni, nel 1919 ottenne la medaglia d’oro per i cinquant’anni di carriera militare e, l’anno successivo, si spense a Pinerolo.Nel 1936 la città fece erigere in sua memoria un monumento nei giardini davanti alla stazione: il suo busto bronzeo eretto su un’alta stele è sorvegliato in basso da un alpino che, all’erta, sta a guardia del suo generale.