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Pinerolo Indialogo

Marzo 2015


Dialogo tra generazioni

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 Urbanistica & Architettura 



Una proposta giovane per il territorio

Le quattro abbazie di Santa Maria
Più associazioni unite in rete per valorizzare un patrimonio millenario

di Riccardo Rudiero

Pinerolo Indialogo - Anno 6 - N.3 - Marzo 2015

 La voglia di riqualificare il territorio, di dare nuova vita a siti considerati spenti, privi di potenzialità o troppo pachidermici per essere valorizzati, non è certamente sopita nelle nuove generazioni. Ne è una chiara dimostrazione il progetto "Le quattro abbazie di Santa Maria", presentato al grande pubblico la mattina del 20 febbraio in un gremito salone Giovanni Giolitti presso l’abbazia (manco a dirlo) di Santa Maria di Cavour.

La proposta, che ormai coinvolge varie associazioni, comitati, fondazioni e centri studio, può essere considerata un’iniziativa giovanile perché nata dalla pressante esigenza dell’Associazione Culturale Anno Mille – formata per la maggior parte da trentenni, come il suo presidente Elisa Sasso e il portavoce dell’associazione per il progetto, Daniele Salvai – di riportare in auge l’abbazia cavourese, ma con un occhio attento alle altre realtà del territorio.

Il progetto, che inizialmente aveva la finalità di partecipare a un bando per attingere a fondi legati alla valorizzazione territoriale (usando, come canale privilegiato, il web), ha cambiato forma, si è evoluto in qualcosa di più strutturato e ambizioso: mettere a sistema quattro tra le più importanti abbazie dell’area che unisce Pinerolo a Saluzzo (Santa Maria presso San Verano ad Abbadia Alpina, la già citata Santa Maria di Cavour, Santa Maria di Staffarda a Revello e il Convento della Trappa a Monte Bracco, nel comune di Barge), accomunate non solo dalla dedicazione mariana, ma anche dalla pressoché coeva fondazione altomedievale. Una connessione che dovrebbe avvenire attraverso un itinerario percorribile a piedi, in bicicletta o a cavallo, in nome di un turismo lento che possa far apprezzare le peculiarità di questo angolo di pianura all’ombra del Monviso.

Alla presentazione è intervenuto un folto gruppo di rappresentanti delle pubbliche istituzioni, a partire dai sindaci di Cavour Piergiorgio Bertone e di Pinerolo Eugenio Buttiero, e tutti gli enti coinvolti nel progetto, che ha potuto vedere la luce solo ed esclusivamente per la ferma volontà di intessere relazioni fruttuose con le realtà culturali già presenti sul territorio, dalle più consolidate e scientificamente probanti quali il CeSMAP di Pinerolo, a quelle che hanno per scopo la salvaguardia di un singolo bene (Comitato San Verano da Salvare e COSMA, ossia il Comitato di Salvaguardia dei Monumenti Artistici - Monte Bracco, in collaborazione con la parrocchia di San Giovanni Battista di Barge), passando per gli enti proprietari (la Fondazione Ordine Mauriziano, che detiene l’abbazia di Staffarda). Interessante è stato constatare come ciascuna delle associazioni coinvolte, portatrice di specificità che da sole potrebbero ambire a progetti unitari, non abbia mai smesso di porre l’accento sull’indispensabilità di fare rete in un senso ampio: non basterebbe, infatti, riuscire a collegare le quattro abbazie e renderle autosufficienti sia sul piano economico che su quello delle iniziative culturali; ciò che più conta è che si possa lavorare in sinergia (parola usatissima nella mattinata ma, ahimè, ancora spesso non ben compresa nel significato) con le istituzioni pubbliche e con tutti coloro che lavorano sul territorio, dai produttori enogastronomici ai gestori delle attività ricettive.

Per ottenere ciò, sostiene il giornalista RAI Maurizio Menicucci, moderatore degli interventi, bisogna puntare sulla contaminazione tra interventi pubblici e privati. Idea ribadita dalla senatrice Magda Zanoni, che chiede a tutti lo sforzo di non interpretare i (pur esigui) fondi destinati alla cultura come uno spreco di denaro pubblico, ma come un vero e proprio investimento perché, come ha recentemente detto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, anzitutto i nostri tesori artistici e ambientali sono da amare e far amare.

Questa affermazione investe direttamente la dimensione dell’educazione e della didattica. E il progetto prevede, infatti, laboratori di formazione anche per ragazzi e bambini, affinché fin dall’età scolare si possa cogliere l’importanza dei nostri beni territoriali e paesaggistici.

Una domanda, ovviamente, ha aleggiato per tutta la mattinata: ma sarà davvero possibile dare un seguito a questa bella proposta, in una situazione di penuria economica come la nostra? A tal proposito, il consigliere regionale Elvio Rostagno ha sottolineato come il progetto risponda a due caratteristiche ineludibili per poter attingere ai Fondi Strutturali Europei – il coinvolgimento di un intero territorio e l’intersettorialità – e che, quindi, parte con un buono sprint iniziale. Così come, ha ricordato l’altro consigliere regionale presente, Federico Valetti, il fatto di far parte del progetto europeo di piste ciclabili VenTo – che collegherà Venezia con Torino – non può che essere una buona base di partenza.

Non si è che all’inizio di un arduo percorso.Ma iniziative di questo genere fanno ben sperare in una rinascita culturale e turistica del nostro territorio, con quel guizzo che soprattutto le giovani generazioni sanno dare.