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Pinerolo Indialogo

Marzo 2015


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 Editoriale 

Pinerolo e basta!

di Antonio Denanni

Pinerolo Indialogo - Anno 6 - N.3 - Marzo 2015

 
 
L’editoriale "Pinerolo, basta con la ‘città della cavalleria!’" ha suscitato parecchie discussioni che sono giunte anche a me attraverso mail e telefonate. I commenti sono stati quasi tutti di approvazione, qualcuno ha tirato anche un sospiro di sollievo: "era ora che qualcuno avesse il coraggio di sollevare la questione!".
  
Questo interesse mi induce a ritornare sull’argomento. Col dire basta all’identificazione di Pinerolo come "città della cavalleria" non si vuole disconoscere il valore storico ed economico-architettonico che la cavalleria ha portato in città tra fine ‘800 e prima metà del ‘900, si vuole semplicemente dire che la Pinerolo di oggi non è quella di allora e non lo sarà mai più, fa parte dei ricordi e della memoria come la città degli Acaja o la cittadella fortificata di Vauban. L’identificazione con uno slogan deve rimandare ad una realtà presente, che attira ancora oggi. Altrimenti è un legare l’identità di una città al passato, ai ricordi, al vecchio, creando il cortocircuito di una città vecchia, come è stato riportato in una scritta sui muri di Via Nizza a Torino a 200 metri dalla stazione: "Pinerolo puzza di m. secca". E non si può certo tirare fuori come giustificazione la battuta che ha fatto nel 1981 l’ex presidente americano R. Reagan, noto appassionato di cavalli, che in un dialogo con Spadolini, allora in visita negli USA, avrebbe parlato di "Pinerolo città della cavalleria", perchè qui nel 1902 aveva avuto origine la nuova monta ad opera di Caprilli.
  
È una identificazione che è riduttiva, perchè esclude la valorizzazione di altre potenzialità e ricchezze della città e del territorio, come quella dolciaria, alimentare, il centro storico, l’ambiente salubre, l’innovazione, un fiorente mercato, ecc. È un’identità che blocca, che ha bloccato questa città per 20 anni! (Una persona mi ha scritto: "Pinerolo è talmente ferma che non si accorge di esserlo!")
  
Chiamiamola Pinerolo e basta, come fanno le grandi e piccole
città che hanno una forte identità.        
                    Antonio Denanni

 

       Il Polo culturale secondo il documento di LA.PI.S

Un altro tassello si è aggiunto al dibattito sulla Bochard con la presentazione sabato 28 febbraio del progetto abbastanza dettagliato di Lapis (Laboratorio Pinerolese per la città e il territorio Smart) da parte del suo presidente Luigi Pinchiaroglio. Un tema che ha ormai coinvolto il mondo politico-culturale della città, non solo per le prospettive culturali che potrebbe aprire, ma anche per le speranze di rilancio della città che alcuni, in primis il sindaco Buttiero, vi pongono.

L’impressione - al di là del merito del documento di Lapis - è che si stia inconsapevolmente alimentando un sogno, per colpa anche nostra che abbiamo alimentato il dibattito, che non produrrà alcun posto di lavoro in più rispetto a quelli esistenti. Una caserma ristrutturata non crea di sicuro lavoro e non rilancia economicamente il territorio. Solo se è chiaro e si è coscienti di questo limite si può valutare in modo ponderato il progetto, soprattutto dal punto di vista dell’impegno economico, valutato da Lapis in 22 milioni di euro. Solo se il polo culturale con dentro la Bochard abbraccia tutta la città e si inserisce in un progetto più ampio di rilancio del territorio (la famosa "ideona" che ancora non è venuta fuori e non può che essere un sostegno all’innovazione e la valorizzazione del capitale umano) una spesa così alta può essere giustificata.                                                     Antonio Denanni

Il documento proposto da Lapis su:
www.laboratoriosmart.it/wp-content/uploads/2015/03/Contributo-Lapis-Polo-culturale.pdf

                                                                        
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