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Pinerolo Indialogo

Marzo 2015


Dialogo tra generazioni
 
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 Lettere al giornale 

 


Se la montagna muore

La proposta della "Scuola dei mestieri della montagna"

di Elvio Fassone

 

Pinerolo Indialogo - Anno 6 - N.3 - Marzo 2015

 
L’autunno e la primavera sono stagioni difficili per la montagna. Non ci sono più i turisti dell’estate né quelli della neve. Qualche famiglia, preoccupata per la fatica che costa al ragazzino scendere ogni giorno a scuola in valle, decide che l’anno prossimo si trasferirà più in basso, e qualche altra famiglia medita di imitarla. Il bar, il negozietto, il piccolo emporio che vedono ridursi la clientela già scarsa, si rassegnano a chiudere. Il servizio sanitario, la posta, i trasporti si rarefanno per la contrazione dell’utenza. Per quelli che restano la vita si fa più dura, l’età media si alza, la capacità di manutenzione si abbassa. La montagna entra in una lenta agonia.

Naturalmente non dappertutto è così, in qualche Comune la popolazione è addirittura in aumento: ma Cortina o Bardonecchia sono eccezioni. Su 3.545 Comuni montani solo il 20,5% è "turistico", secondo il Censis, e appena il 7,6% è considerato "ad alto sviluppo turistico". Gli altri non se la passano bene, e un buon numero è a rischio di spopolamento.

Il fenomeno è noto e non può lasciare indifferente Pinerolo e il Pinerolese. Perché se la montagna vive ed attrae, anche il capoluogo ne ricava beneficio; ma se gli abitanti della montagna scivolano a valle, sono altri nuclei familiari che vengono ad aumentare la domanda di lavoro in un contesto che ne offre poco, e accrescono il fabbisogno di servizi in una realtà che non produce abbastanza ricchezza per sostenerli.

Che si può fare? I convegni si sprecano, ma raramente si va al di là dell’invocazione di "una seria politica per la montagna". Le proposte sono polarizzate sul come attrarre ulteriori turisti, dimenticando che la montagna non vive solamente nei week end, e che il principale impegno deve essere quello di trattenere e di far vivere dignitosamente coloro che ci campano e sono lì anche quando degli altri non c’è più nessuno.

Ora, proprio in queste settimane accade di leggere che la Commissione europea ha dato il via libera al Fondo europeo di sviluppo regionale per il periodo 2014 - 2020. Può essere ossigeno per le nostre valli in asfissia: a patto di non infilarsi nel solito tunnel della "mappatura delle risorse" o della "valorizzazione dei sentieri" o simili ghirigori.

A costo di commettere l’intollerabile (per i burocrati) peccato della concretezza, si può allora affacciare un’idea già prospettata con scarso successo, cioè quella di una "Scuola dei mestieri della montagna", erede più modesta ma pur sempre preziosa di quella "Università di scienza delle Alpi" che qui fu progettata pochi anni or sono, con analogo destino. Questa scuola potrebbe costituire non uno svolazzo decorativo, buono per la stagione dei turisti, ma una solida occasione di lavoro per i montanari docenti e per i produttori, nonché una forte attrazione, in quanto espressione di un’autentica cultura complessiva della montagna.

Una Scuola del genere aiuterebbe a recuperare molte sapienze che rischiano di disperdersi a breve: ad esempio, come si gestiscono gli alpeggi, come si lavora e si utilizza il legno, come si potenziano le coltivazioni ed i prodotti di quelle terre, come si propone la relativa cucina nelle forme di accoglienza; e ancora come si difende la scienza architettonica delle altitudini, come si fa il miele, come si allevano gli armenti, si disciplinano le acque, si proteggono le specie animali, si preservano i boschi.

L’idea aveva avuto un principio di consenso presso gli Assessorati competenti della scomparsa Provincia. Ora che si profila l’opportunità europea, e che la nuova Città metropolitana si affaccia a subentrare alla Provincia, è tempo di ricordare che l’Italia ha ratificato, tra l’altro, la Convenzione per la protezione delle Alpi (legge 14 ottobre 1999, n. 403), e che alla CM compete la cura dello sviluppo strategico del territorio metropolitano: di tutto e non solo di quello del capoluogo o della pianura.