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Pinerolo Indialogo

Marzo 2015


Dialogo tra generazioni


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Dibattito sul Polo culturale /2

Le funzioni di un polo culturale

«Prevedere degli strumenti per indagare le esigenze e i bisogni del territorio»

di Mauro Ughetto

 

Pinerolo Indialogo - Anno 6 - N.3 - Marzo 2015

 

   Un polo culturale è definito da una collocazione "fisica" strategica rispetto ad un territorio e da una attrattività che evidenzia un punto su cui si innerva un sistema di coordinate, un luogo che funge da elemento di aggregazione.

Sono due i movimenti che alimentano costantemente la pulsazione del polo, l’andamento del suo respiro: un movimento di riferimento (logica centripeta) e un movimento di irraggiamento (logica centrifuga) che sono strettamente interconnessi perché esprimono una capacità vitale, manifestano ciò che vive e fa vivere.

Il polo è la terminazione nervosa di un centro gravitazionale a cui ci si ispira e a cui ci si riferisce e da cui si dipartono movimenti di pensiero e si diramano strade di relazioni culturali.

Un polo così concepito assolve a molteplici funzioni, in particolare :

1. scavalca cancelli chiusi e apre le porte a tutte le manifestazioni dell’arte e della cultura : letteratura e poesia, musica, teatro, arti visive, danza, nuovi linguaggi e forme espressive, scienze, teologia, filosofia, antropologia ecc. ;

2. fa emergere i segni e le forme di vita che hanno attraversato e caratterizzato il territorio in stretto rapporto con ciò che già esiste ed è continuativo nel tempo ;

3. coinvolge i cittadini/e nell’affermazione del sapere come insostituibile bene comune diventando un luogo di riflessione-confronto-divulgazione e di produzione culturale ad ampio spettro : concerti, convegni, proiezioni, letture recitate, eventi, conferenze, mostre, seminari, tavole rotonde, incontri e presentazioni ecc. ;

4. aiuta a padroneggiare e mette a disposizione di tutti/e adeguati strumenti informatici e linguistici, supporti e tecnologie audio-visuali, collegamenti in rete (web), spazi polifunzionali, risorse ideative e competenze di varia natura, fruibilità di accessi per rapporti interattivi e progettuali, archivi e materiali librari, alfabetizzazioni e saperi in divenire, postazioni informative e strumentazioni ludiche, tecnologie di comunicazione e.. ;

5. realizza attività di consultazione-conservazione-archiviazione, fornisce attività di formazione per l’ideazione-la progettazione- l’allestimento, scopre le energie e le capacità nascoste, soprattutto quelle giovanili, per l’investimento in creatività e futuro;

6. attua la centralità sociale ed economica della cultura e della conoscenza facendola interagire con la vita,le relazioni, lo sviluppo, il turismo, i bisogni-la memoria- il tessuto sociale del territorio, l’immigrazione multiculturale e il conseguente meticciato, la globalizzazione, le religioni, le frontiere ecc.;

7. pratica la consapevolezza di non essere esclusivo portatore di contenuti e di elaborazioni perché si arricchisce nella relazione e nei rapporti non occasionali con le istituzioni e l’associazionismo culturali della città e del territorio, senza tentativi egemonici, rispettando storie e autonomie con una configurazione sinergica, in cui lo scambio e l’integrazione reciproca sono le nervature irrinunciabili ;

8. offre spazi ed occasioni per indagare sul rapporto tra cultura e democrazia, incentivando forme di coesione sociale, di partecipazione attiva, di coinvolgimento nelle scelte e nelle priorità politiche -culturali-sociali individuate dalla comunità cittadina, nell’attuazione condivisa delle decisioni, nel rispetto dell’ambiente e dei suoi vincoli, nella pratica di una convivenza che si modifica e si arricchisce per l’apporto di tradizioni diverse;

9. tiene aperto in una prospettiva intersettoriale e in una fase di profonde trasformazioni il lavoro di manutenzione del welfare perché la cultura "fa bene" e fa ben-essere, attrezza le persone a reagire positivamente ai continui cambiamenti in corso e aiuta le persone ad auto-organizzare la propria vita, ridefinisce e ricuce rapporti con chi affronta (sanità, sindacati, volontariato, chiese,case di riposo o ricovero ecc.) le nuove povertà e i problemi della terza e quarta età, esplora terapie culturali per la cura e l’assistenza;

10. contribuisce a stimolare interlocutori e contributi per continuare la ricerca sui possibili (e più "spendibili" in varie direzioni) caratteri identitari della città e del territorio.

Tra le proposte emerse in questi ultimi anni, la discussione può concentrarsi sulle seguenti ipotesi, che contengono al loro interno plurimi percorsi e sono suscettibili di opportunità diverse e di incroci:

a) Pinerolo come terra di frontiere politiche, religiose, culturali e sociali (terre transfrontaliere, valli valdesi, varietà linguistiche, dominazioni francesi, Maschera di ferro, configurazione architettonica del centro storico, emigrazione-immigrazione, sistema delle acque, chiese e monasteri, Società operaia e Mutuo Soccorso, fabbriche, archeologia industriale, vie di comunicazione ferroviarie e automobilistiche, talco e panettone ecc.).

b) Pinerolo città della Cavalleria (Museo nazionale, Cavallerizza, Scuole di equitazione, nuovo maneggio coperto, galoppatoi di Baudenasca e di Baldissero, Scuola di Mascalcia, ippovie della pianura, ville patrizie e castelli, Teatro Sociale e Belle époque, concorsi ippici ecc.)

La Bochard con la "nuova biblioteca" può diventare per la città ed il territorio pinerolese , dalla campagna alla montagna, un polo in grado di rivitalizzare e mettere in rete il sistema culturale presente, di dare vita, slancio, impulso a strutture e contenitori esistenti, di ripensare la trama delle associazioni, di intrecciare relazioni su versanti, di fungere da perno di un sistema autonomo ma coordinato, di essere sede di progettualità e di sperimentazione.

Per immaginare i possibili intrecci, le configurazioni rivisitate e per disegnare le dinamiche da attivare e le sinergie auspicabili dal punto di vista logistico, culturale, organizzativo ed economico proviamo ad elencare, in termini di spazi, ciò che c’è nelle immediate adiacenze della Bochard e, a cerchi concentrici, in luoghi sparsi dell’ambito cittadino:

Cavallerizza, Sumi e Porporato, Palazzo Vittone, Musei Civici, Accademia di Musica, ATL, Auditorium Baralis, Museo della Cavalleria, Salone Cavalieri, Teatro e Circolo Sociale, Villa Prever con parco, Museo del Mutuo Soccorso, Museo Diocesano con sala conferenze, Biblioteca del Seminario, Edificio della ex Comunità Montana, Teatro del Lavoro, Teatro del Moscerino, Gallerie Losano, Storello, Zuccarello, Teatro Incontro, Corelli e San Giuseppe, Saletta della Pro Pinerolo, Palazzo del Senato, Chiesa di Sant’Agostino, Palared, En Plein Air, Fondazione Cosso Castello di Miradolo, Tempio Valdese , Chiesa del Colletto, Cappella di Santa Lucia, Oratorio di San Domenico, Sala dei Testimoni di Geova e ancora scuole, chiese, giardini, piazze, cortili, centri sociali, ville, castelli ….

In termini di Enti e Associazioni Culturali l’elenco è puramente indicativo e non ha pretese di completezza. Si segnalano in particolare:

Cineforum, Arci, Nexus, Svolta Donna, Unitre, Pro Loco, Biblioteca interculturale,Società Storica Pinerolese, Associazioni ex allievi ,Cesmap, Amarte, Maschera di Ferro, Associazione di Scienze naturali, Centro Etnografico, Società operaia, Non solo Teatro, La terra Galleggiante, Musicarea, Associazioni e Scuole di Danza, Centro culturale valdese, Pensieri in Piazza, Pinerolo in Dialogo, Lega Ambiente, Cai e Giovane Montagna, Le Ciaspole, Stranamore, Associazioni di Volontariato, di cura e di assistenza, Dopolavori, Associazioni " regionali ", Fidapa, Cori cittadini, Il Flauto magico, Italia Nostra, Lion’s e Rotary, Pablo Neruda, Anpi, Scuole di Musica, Zonta , Circolo sociale, Adamev@, Viottoli, Senza confini ecc. ecc.

Il quadro sommariamente riportato fotografa una situazione articolata ma con soluzioni di grande interesse e innovazione per quanto concerne il collegamento e la ridislocazione di una parte del sistema culturale cittadino e la sua rifunzionalizzazione complessiva.

E’ evidente che nello studio di fattibilità occorre prevedere degli strumenti in grado di indagare le esigenze della domanda sociale e i bisogni del territorio.

Occorre anche esplicitare le finalità e le intenzioni politiche dell’Amministrazione e suscitare il coinvolgimento dei cittadini fin dalle fasi iniziali del percorso di progettazione che deve connotarsi in modo plastico, flessibile per accogliere strada facendo correzioni e integrazioni.