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Pinerolo Indialogo

Marzo 2015


Dialogo tra generazioni

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 Primo piano



Intervista a Mons. Piergiorgio Debernardi,
che il prossimo 31 marzo compirà 75 anni

«Il bilancio lo lascio fare al Signore...»

di Emanuele Sacchetto  

Pinerolo Indialogo - Anno 6 - N. 3 - Marzo 2015

 

      
Il prossimo 31 marzo mons. Piergiorgio Debernardi, vescovo di Pinerolo, compirà 75 anni e come è prassi nella Chiesa cattolica darà le dimissioni, ponendole nelle mani di Papa Francesco. Lo abbiamo incontrato per uno scambio di opinioni sulla vita della diocesi e del territorio.

A marzo lei compirà 75 anni e come da regola canonica metterà nelle mani del Papa la lettera di dimissioni. Ci fa un bilancio di questi quasi 18 anni di vita in diocesi (ha fatto il suo ingresso l’8 nov.1998)?
   Il bilancio lo lascio fare al Signore. Mi pare che la cosa più saggia sia quella di ripetere ciò che nella preghiera del "Ti adoro" diciamo ogni giorno: «se qualche bene ho compiuto accettalo…». Sono convinto delle parole che Gesù ha detto ai suoi discepoli: «siamo servi inutili» (Lc 17,10).

Se qualche bene è stato fatto è dono suo; se vi sono state negligenze e debolezze c’è la sicurezza che Dio è misericordioso. E questo lascia il cuore nella pace.

La cosa che più l’ha soddisfatta in questi anni e quella che più l’ha rammaricata?
  
È difficile fare un elenco di cose o avvenimenti lieti e tristi. Paragono la diocesi (ma ogni prete potrebbe dirlo della propria parrocchia) ad una bellissima rosa.
La bellezza del fiore si erge su uno stelo robusto dove vi sono anche spine. Ma sarebbe da stolto fermare lo sguardo alle spine e non alla bellezza del fiore.

Qual è il progetto incompiuto che lascia al suo successore?
   Quando un vescovo viene chiamato a guidare una diocesi, si inserisce in un cammino che parte da lontano. Non so se ho fatto qualcosa di bene. Certamente ho cercato di approfondire il dialogo ecumenico lavorando su un terreno già ben coltivato dal mio predecessore mons. Pietro Giachetti. In questo favorito da esemplari figure di preti e di pastori che ho incontrato, fortemente animati dallo stesso ideale.

Allarghiamo il discorso alla vita del territorio che lo ha visto parecchio presente nei momenti istituzionali. Da esterno come giudica i pinerolesi: qual è il pregio e qual è il difetto?
  
È un territorio bellissimo e altrettanto si deve dire delle persone che vi abitano. Ringrazio il Signore di aver trovato tanta cordialità, collaborazione e, soprattutto, corresponsabilità.

Qualcuno sostiene che molti dei problemi del Pinerolese siano dovuti ad un eccesso di provincialismo, all’essere troppo ripiegato su se stesso, sul territorio (la presenza di cinque giornali locali è già indice di ciò)? È d’accordo?
  
Mi pare infondata questa opinione. Lo si potrebbe dire anche di altre città del Piemonte. C’è da domandarsi che cosa vuol dire "ripiegata su se stessa". In negativo significa che dimentica l’orizzonte globale. Questo sarebbe determinato da un deficit culturale. Ma non è certamente il caso della nostra città. In positivo, invece, esprime la volontà di guardare con più profondità i problemi e le emergenze del territorio e cercare di trovare risposte. In qualche caso la presenza di più voci è segno di democrazia e di libertà.

Oggi c’è bisogno di persone che pensino ad alta voce e riescano a mettere insieme, condividendo, le proprie idee e progetti. C’è bisogno di pensare "insieme" e non "contro". Dal mio osservatorio posso dire che Pinerolo ha ricchezze di energie giovanili. Devono poter trovare il modo di emergere. È importante creare spazi dove i giovani possano diventare protagonisti e mettere a frutto i loro talenti.

Dopo aver perso il tribunale e altre istituzioni, non è che perdiamo anche la Diocesi? Ci può dire qualcosa in merito?
  
Dalle notizie in mio possesso ritengo che la diocesi ha tutte le caratteristiche per continuare il suo cammino (numero sufficiente di abitanti; specificità di vocazione pastorale). In questi ultimi tempi si sono fatte numerose ipotesi. Ma è tutto frutto di spigliata fantasia.

È al corrente che in città si vuole realizzare un polo culturale intorno alla ristrutturazione della caserma Bochard? Qualcuno ha parlato anche della possibile presenza di un polilogo. Che cosa ne pensa?
  
Non è mia competenza entrare in merito a questo progetto. Certo, è da promuovere tutto ciò che aiuta e favorisce il dialogo e lo scambio tra culture diverse. Oggi abbiamo una grande opportunità di vivere, anche nel nostro territorio, una dimensione mondiale. Perché non approfittarne per una crescita nella costruzione della civiltà dell’amore? Non è utopia, ma realtà che si può realizzare se si creano basi solide e luoghi dove il dialogo è possibile. Così si argina, anzi si elimina, lo scontro tra civiltà.