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Pinerolo Indialogo

Marzo 2015


Dialogo tra generazioni

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 Uomini del pinerolese 



Intervista a Rinaldo Canalis, una vita con il Sermig

In Re.Te. a servizio dei poveri 

di Sara Nosenzo  

Pinerolo Indialogo - Anno 6 - N.3 Marzo 2015

 

Rinaldo Canalis, di Cumiana, in pensione, è stato fin dagli inizi uno dei collaboratori del fondatore del Sermig Ernesto Olivero. Da sempre si interessa del settore dell’assistenza e del volontariato del Sermig.

Ci dice qualcosa del Sermig?
Il Sermig è il Servizio Missionario Giovani, un’associazione nata 50 anni fa per permettere a dei laici di aiutare inizialmente popolazioni povere del Terzo Mondo. È una Casa della Pace che costruisce pace in luoghi in cui vi è stata la guerra. Da lì si è poi decisi ad aiutare anche i poveri più vicini a noi, nello specifico le persone senza fissa dimora, lavoro e viveri. Ora il gruppo è cambiato, da esperienza giovanile è diventata una comunità vera e propria. Un grande riconoscimento ottenuto qualche settimana fa è stata l’ordinazione diaconale, riconosciuta dalla diocesi di Torino, di tre membri del Sermig. È importante sapere che nel Sermig ogni persona è a pari titolo, con le proprie capacità e ruoli.

Lei è il coordinatore della Re.Te. Che cos’è?
La Re.Te. è un ambito nato nel 1980, dopo un discorso sulla tecnologia, che significa Restituzione Tecnologica, per permettere a delle idee di essere usate per i poveri. L’obiettivo primo del gruppo è di suscitare la voglia di spendersi per gli altri, insegnare o costruire qualcosa per gli altri. Fare bene il bene.

Anche gli orti urbani, pure presenti anche a Pinerolo, sono un’iniziativa della Re.Te., ce ne parli…
È un discorso anche questo di restituzione, una forma di nuova economia necessaria. Tali orti permettono alle persone di prodursi da sé il cibo. È inoltre una forma di re-equilibrio della persona, un modo per rialzarsi. La funzione vuole essere pedagogica, un confronto e un dialogo l’uno con l’altro.

Lei vive a metà strada tra Pinerolo e Torino, con una presenza molto attiva nel capoluogo. Come vede la città metropolitana?
Il nostro territorio è profondamente vittima di questa crisi spirituale. A Torino c’è sicuramente più movimento. Noi diciamo "Il mondo si può cambiare", e questa deve essere la frase di slancio. Invece vedo persone profondamente chiuse e non disponibili ad aiutare le persone e il territorio.

Ha un’idea da proporre per il rilancio del territorio?
Bisognerebbe avere una vera e propria curiosità. Incuriosirsi delle cose. La prima cosa un certo narcisismo intellettuale, un movimento verso l’altro. Abbiamo una cultura completamente narcotizzata che dev’essere cambiata. Ci sono molte opere belle in giro, ma a sé.

L’innovazione pare sia la chiave di svolta del futuro. Lei ha parlato di un’innovazione spirituale, è l’unica possibile?
L’innovazione è molto importante. La crisi fa soffrire tantissime persone, ma questo deve essere un motivo di rilancio e riscatto per ogni persona. L’innovazione dev’essere anche ad altri livelli: attualmente stiamo pensando ad allevamenti in vasca in modo da poter avere il pesce ad un prezzo più basso. Attenzione, di cibo ce n’è in abbondanza, ma esso viene distribuito con una rete insoddisfacente.