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Pinerolo Indialogo

Aprile 2015


Dialogo tra generazioni

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 Politica Giovane Young



Intervista a Maria Luisa Cosso

«A Pinerolo manca una politica cultu-
rale in grado di riunire le tante belle iniziative in un contenitore comune»

di Emanuele Sacchetto  

Pinerolo Indialogo - Anno 6 - N. 4 - Aprile 2015

 

      
Alla Fondazione Corte Cosso è da poco finita la mostra su San Sebastiano e ora avete inaugurato quella sul Beato Angelico. Ce ne parla?
La mostra su San Sebastiano fu voluta da Sgarbi, con cui nacque una proficua collaborazione. In tale occasione esponemmo numerosi quadri di Tiziano, con un’attitudine di studio, ricerca, e non solo di mera presentazione-affissione delle opere. A ragione di tale esposizione, raggiungemmo il picco di più di 1000 visitatori in un giorno solo. In seguito, grazie al nostro modo di lavorare con attenzione per i quadri, il sistema di sicurezza, l’iiluminazione e gestione in generale, ottenemmo Raffaello e oggi ospitiamo con grande gioia il Beato Angelico, con l’appena restaurato trittico sul Giudizio Universale, alcune miniature e la splendida Madonna dell’umiltà. La nostra politica è sempre stata quella di non pagare mai per il prestito delle opere, quanto piuttosto di contribuirne al restauro.

Per gestire una Fondazione come la sua, occorre più disponibilità economica, capacità imprenditoriali o competenze artistiche?
Tutte e tre le cose sono fondamentali. Naturalmente di denaro ce n’è un enorme bisogno. Mi spiace usare questo termine, ma oggi questo lavoro è mecenatismo. Il nostro è per ora un progetto in perdita. Ci sono spese molto consistenti relative ai trasporti delle opere d’arte, alle assicurazioni, ecc... Forse un giorno si potrà vivere in attivo con un’impresa d’arte. Oggi purtroppo questo non è possibile. In merito alla gestione imprenditoriale certamente questa è fondamentale non essendo troppo diversa questa dalla gestione di un’azienda. Infine le competenze artistiche sono indispensabili e per ogni mostra abbiamo un curatore, che si occupa di tutti gli aspetti conseguenti come abbiamo detto, lo studio, la ricerca e non solo la presentazione-affissione delle opere.

Il Comune di Pinerolo, come saprà, sta progettando la realizzazione di un Polo Culturale alla ex caserma Bochard. Cosa ne pensa?
Non so molto nello specifico del progetto, se non della volontà dell’amministrazione di spostarvi la Biblioteca Civica. In merito mi sento di ricordare quanto pregio abbia la nostra Biblioteca e quanto questa sia poco valorizzata, tenendo alcune delle più importanti opere addirittura nelle cantine che alla prima pioggia si allagano. Dunque ben venga questo progetto a patto che non sia un mero spostamento ma implichi una valorizzazione. A tal proposito è necessario uno studio imprenditoriale-gestionale per realizzare un’opera del genere. Al di là dei sogni di un Polo Culturale a Pinerolo, ci sono domande molto concrete da porsi. Quali spazi e opportunità dà la Bochard? Quanti metri quadrati? Quale accessibilità? Insomma una lodevole iniziativa che ha bisogno di progetti molto concreti per produrre qualcosa di buono.

I pinerolesi si sono dimostrati interessati in questi anni alle mostre da voi proposte?
I pinerolesi iniziano soltanto adesso ad accorgersi della nostra presenza. In un bilancio realizzato dopo tre anni di mostre, abbiamo verificato che soltanto il 26% dei visitatori erano di Pinerolo e dintorni. La maggior parte dei turisti li abbiamo avuti da Lugano, Brescia, Bergamo, Bologna, Londra,... Questo ci ha portati a dover realizzare una sorta di turismo organizzato, aiutati dall’Associazione Guide Turistiche. In particolare, quando un gruppo viene da lontano per vedere la nostra mostra, ha poi voglia di visitare il centro di Pinerolo, e dunque noi li accompagnamo. Tuttavia, Pinerolo ha scarsa capacità gestionale del turismo.

Pinerolo ha in questi anni subito una crisi identitaria, che le ha impedito di emergere come invece altre realtà vicine. A cosa pensa sia dovuta questa situazione di stallo?
A Pinerolo le belle iniziative non mancano certo. Abbiamo alcune realtà che sono molto importanti come il Teatro Sociale e l’Accademia di musica. Tuttavia ciò che è mancato in questi anni è il coordinamento, le iniziative comuni. Manca una politica culturale con gestione manageriale che sia in grado di riunire le tante belle iniziative in un contenitore comune, dando loro un senso identitario della città. Ci vuole una concreta programmazione globale delle attività culturali di Pinerolo, che le valorizzi e le renda il più possibile partecipate dalla nostra comunità.

Lei ha investito non solo nel Castello di Miradolo, ma anche in altre attività (una pasticceria e un ristorante) nel centro storico di Pinerolo. Sono questi investimenti imprenditoriali o quale amante di questa città?
Certamente il mio è amore per questa città. Per ora l’investimento è solo un costo e chissà per quanto tempo rimarrà tale. In particolare, per quanto attiene la pasticceria, c’è stata la volontà di farne rivivere l’animo originale di fine ‘800. Il mio è stato da sempre amore per Pinerolo, tanto che pur avendo viaggiato e incontrato diverse realtà per lavoro, ho sempre portato con me questa città. Dunque credo che il miglior modo per amarla è ridarle vita, valorizzarla.

Parlando del progetto universitario di Pinerolo, cosa è mancato perché decollasse? Era un obiettivo utopico?
Il SUMI purtroppo nacque con buone idee, ma vennero sviluppate malissimo, anche a causa delle persone che nel tempo sono cambiate all’interno, che non credendo al progetto, hanno impedito che questo decollasse. Per quanto riguarda invece il corso di Infermieristica a Pinerolo, che voleva rievocare quello glorioso nell’Ospedale Agnelli, qui mi sento di dire che c’è stata una totale incapacità di gestione della questione da parte di Pinerolo. L’amministrazione se l’è fatta letteralmente portare via da sotto il naso. Quando ci sarebbe stato bisogno di puntare i piedi per ottenere qualcosa, il Sindaco è cascato dalle nuvole.

Parliamo di giovani laureati. Il nostro territorio offre loro un modo di realizzarsi oppure devono ragionare in termini globali?
Io credo fermamente che i giovani all’estero debbano andare. Ma credo anche che sia necessario tornare perché non si può impoverire l’Italia in questo modo. Purtroppo nel nostro paese l’impresa non si aiuta e questo fa sì che ci sia uno spreco di capitale umano. Tuttavia la capacità innovativa italiana, la libertà di pensiero della tecnica è molto elevata. I giovani italiani devono riscoprire queste loro potenzialità e applicarle a partire da qui. Per quanto riguarda le opportunità che il nostro territorio offre loro, porto l’esempio della Corcos, questa società multinazionale per il 50% italiana: ebbene tre direttori a livello mondiale su quattro erano proprio di Pinerolo. È necessario investire sui giovani, coprendo loro le spalle perché possano fare sperimentazione; questo si traduce in innovazione e rilancio per il nostro territorio.