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Pinerolo Indialogo

Maggio 2015

Dialogo tra generazioni

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Dario Fo e Florina Cazacu in Un uomo bruciato vivo

Se le coscienze vanno in fumo

di Valentina Scaringella

Pinerolo Indialogo - Anno 6 - N.5 - Maggio 2015

   

Oltre a una trascurabile infelicità, qual è quella su cui ben ironizza Francesco Piccolo, esiste un’infelicità che trascurabile non è. Anche se, con l’indifferenza d’un reo egoismo, da troppi trascurata. Quella del quando il valore della vita d’un uomo si fa ora inestimabile ora nullo. Sulla base dello sconcertante metro di valutazione del "dipende dall’uomo". Assai diffuso, al di là delle rare ammissioni. Rarità dovuta a quell’ipocrisia di convenienza che si è capaci di adottare sia con gli altri sia con se stessi. Nonostante la quale, però, restano ben percepibili il sibilo affilato e il viscido strisciare d’un siffatto modo di pensare.

Il cui veleno è letale. Come sa bene Florina Cazacu, che, con Dario Fo, ha scritto la storia di suo padre Ion: Un uomo bruciato vivo. Alto e forte, pacato e sorridente. Con una moglie e due figlie, ma senza un lavoro. Nonostante la laurea in Ingegneria. Che, accerchiato dalla miseria in Romania, prova a sfuggirle in Italia, in una Lombardia che gli offre un posto da piastrellista. Certe offerte però, anziché dare, tolgono. Anche la pelle a un innocente. A Ion sino al 90 per cento. Perché un giorno il padrone dell’impresa edile per cui lavora, al grido di "Ti brucio, ti brucio", gli dà fuoco: con una bottiglia di benzina e un accendino. Tanto vale, di fatto, la vita d’un uomo.

E quella dei suoi cari. Perché le fiamme si propagano. E bruciano dentro. In Florina, che oggi vive in Italia, a partire da quel 17 marzo 2000 in cui, ancora adolescente, venne a sapere di suo padre. Giacché incendi come il suo possono esser spenti soltanto da verità e giustizia. Fonti di rinascita a cui, però, non è sempre dato attingere. Il che permette, oltretutto, che la storia si ripeta. E che una stessa famiglia venga addirittura colpita più volte. Piastrellista oggetto di sopruso diviene infatti anche il marito di Florina. Donna che, sebbene ferita, non si arrende, ma resiste: facendosi, nel dolore, ancor più forte. Come il padre. Perché, grazie al Cielo, anche gli esseri umani degni di questo nome si ripetono. A dispetto degli altri.

Dei padroni di schiavi di oggidì. Quelli che ai propri operai danno appena l’indispensabile ad avere le forze necessarie per lavorare l’indomani. Che di mese in mese rimandano la paga pattuita ricorrendo a minacce e violenze. Che alla qualità dei lavori antepongono quel massimo ribasso atto ad aggiudicarsi gli appalti. Che impongono scarse o inesistenti misure di sicurezza. Che sfruttano il lavoro dei migranti. E a dispetto di chiunque altro calpesti la vita altrui. Con gesti e parole. Nonché col non dire e non fare in difesa di. Tristi individui di cui a ognuno di noi è capitato o può capitare d’esser vittima. Perché il locus amoenus non esiste.

In quanto, nello specchio della caduta delle maschere, le immagini non sono tutte specchiate. «Lo sai che l’onestà non è un concetto vecchio, non vergognarti mai quando ti guardi nello specchio» canta Fiorella Mannoia.