Pinerolo Indialogo

MAGAZINE DI CULTURA E DI INFORMAZIONE LOCALE

 



Home page
Redazione
Contatti
Archivio
Album fotografico
Testate giornalistiche
Links utili
 
   

 


 



Pinerolo Indialogo

Giugno 2015


Dialogo tra generazioni
 
Home Page :: Indietro

 Lettere al giornale 

 


Chissà perché la politica

«Fatica ad imboccare la strada che si intravede già dopo poche battute»

di Elvio Fassone

 

Pinerolo Indialogo - Anno 6 - N.6 - Giugno 2015

 
 
  Chissà perché la politica impiega anni ad imboccare la strada che una normale intelligenza intravede dopo poche battute.
   Prendiamo ad esempio la Grecia. Il senso comune non ci mette molto a ricordare che il principale interessato alla salute del proprio debitore è quello che gli ha prestato i quattrini, perché se il debitore fallisce, il poco che si ricaverà dal fallimento se ne andrà in spese legali e svendite all’asta. Dunque, sarebbe ragionevole puntare su una ristrutturazione del non grande debito greco (cioè scadenzandolo sull’arco di 30 o 50 anni) e su un vigoroso finanziamento dell’Unione rigorosamente destinato alla ricostituzione di un decente apparato produttivo, che permetta ad un’economia gracile di irrobustirsi e di produrre quegli avanzi di bilancio che sono necessari per restituire il debito. Forse si arriverà lì, ma ci si arriverà quando la Grecia sarà ancor più in agonia e l’ossigeno costerà molto di più.
   Oppure prendiamo le coppie omosessuali. Una persona non accecata ideologicamente comprende che quando due persone si amano e decidono di costruire insieme la loro vita, è giusto riconoscere loro almeno una grandissima parte dei diritti che vengono riconosciuti ai coniugi. Lo dice il senso di umanità, lo richiede l’amore, lo hanno affermato le più alte giurisdizioni, lo hanno proclamato quasi tutti gli Stati più maturi. Eppure si continua in una guerra ideologica che da un lato pretende il tutto (l’estensione integrale del nome e del regime del matrimonio), dall’altro non concede nulla, bocciando o insabbiando ogni disegno di legge al riguardo. Quanto tempo e quante sofferenze saranno ancora richieste prima di approdare ad una ragionevole mediazione?
   Si potrebbe continuare. Ad esempio parlando del problema dell’occupazione, dove una massa sterminata di lavori aspetta di essere realizzata e una massa altrettanto grande di lavoratori attende di essere impiegata, ma il mercato non fa incontrare le due grandezze perché quei lavori non hanno mercato; e dunque solo una politica keynesiana di supplenza della mano pubblica può produrre le occasioni di lavoro, distribuendone il costo sulla collettività. Dopo sette anni dall’inizio della crisi l’Unione Europea ha stanziato a questo fine l’irrisoria somma di 21 miliardi di euro! E intanto i movimenti euro-scettici dilagano, e non si può escludere che la costruzione europea salti per aria.
   Dice: ma questi sono problemi giganteschi, non alla portata di noi comuni cittadini. D’accordo, ma una certa pressione da parte dell’opinione pubblica può accelerare almeno un po’ l’estenuante dialettica delle cecità politiche. E poi non è vero che tutti i problemi eccedono la nostra portata: a Pinerolo, sempre per fare un esempio, c’è la questione del complesso "Bochard", e dopo oltre un anno di parole, è stato approvato un documento che impegna l’Amministrazione a chiedere a dei professionisti (ovviamente retribuiti) di indicare che cosa fare dell’immobile e come reperire le ingenti risorse necessarie agli interventi. Qualcuno ricorderà mai che questo è esattamente il compito (da svolgere senza altri compensi) della politica?