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Pinerolo Indialogo

Giugno 2015


Dialogo tra generazioni

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 Primo piano



Intervento di Federico Magrì

Alla scoperta del mondo sotterraneo del Pinerolese
Il Gruppo Speleologico Valli Pinerolesi

di Antonio Denanni  

Pinerolo Indialogo - Anno 6 - N. 6 - Giugno 2015

 

Per me, e per chi come me è nato negli anni ’60 del secolo scorso, la televisione è stata la prima, vera, finestra sul mondo. Ricordo ancora i documentari ed i programmi che trattavano di terre lontane, di esplorazioni, di nuove scoperte in tutti i campi. Forse è lì che sono nate la mia curiosità e la mia voglia di scoprire "nuovi mondi". Il termine "nuovi mondi" non è casuale: per me l’immergermi in realtà diverse da quella che vivo quotidianamente, che si tratti dell’ospedaletto sperduto in una delle zone più remote dell’Angola, dei villaggi sulle montagne del Nepal o delle zone rurali della Turchia, equivale proprio, in termini emozionali, all’esplorazione di un altro mondo.

Molti anni fa, quasi per caso, arrivò la mia prima esperienza speleologica: visitai la Grotta di Rio Martino, a Crissolo. Fu un’esperienza letteralmente folgorante: avevo scoperto un nuovo mondo. Ci tornai la domenica successiva, e per numerose domeniche successive, avanzando ogni volta di un po’ nell’esplorazione dei rami superiori. Ero completamente all’oscuro delle tecniche di progressione e delle attrezzature che già allora gli speleologi impiegavano, e con gli amici con cui condivisi quelle esperienze, ci ingegnammo a superare le difficoltà, anche se spesso con rischi che avrebbero potuto essere facilmente evitati con un po’ più di competenza.

Sono passati più di trent’anni da quell’esperienza, ma la sensazione di entrare in un "altro mondo" ogni volta che varco l’ingresso di una grotta è rimasta inalterata. Molte volte ho avuto l’occasione di accompagnare alla Grotta di Rio Martino gruppi di persone le più varie, così come molte volte ho partecipato alle attività dei corsi di speleologia, e ogni volta ho potuto osservare le reazioni delle persone che non erano mai state in una grotta. Più o meno tutti manifestano stupore, ma solo qualcuno (che sia una forma di devianza, magari anche un po’ patologica?) ne esce con una particolare luce negli occhi, e poi chiede cosa può fare per ripetere l’esperienza in altre grotte.

Per chi è interessato a un’esperienza di questo tipo il riferimento, a livello locale, è certamente il Gruppo Speleologico Valli Pinerolesi, affiliato alla Sezione di Pinerolo del Club Alpino Italiano. Le riunioni del Gruppo avvengono di norma il giovedì, dalle ore 21, presso la sede del C.A.I., in via Sommeiller n. 26. Annualmente, in primavera, il Gruppo organizza un percorso di avvicinamento alla speleologia, studiato per permettere a chiunque di avere, in tutta sicurezza, un primo contatto con il mondo sotterraneo, una sorta di "menù degustazione" con il quale farsi un’idea del fascino delle grotte, ma anche delle difficoltà ad esse associate.

Il programma comprende un’uscita in una grotta prevalentemente orizzontale, affrontabile senza particolari attrezzature, una giornata in una palestra di roccia onde assumere i primi rudimenti relativi alle tecniche di progressione ed all’uso delle attrezzature (che sono specifiche per la speleologia, ben diverse da quelle in uso per l’alpinismo e l’arrampicata), ed infine un’uscita in una grotta che richiede l’uso delle attrezzature per la progressione su corda. A conclusione dell’Avvicinamento, chi è interessato a proseguire ed approfondire l’esperienza viene coinvolto nella normale attività del Gruppo.

Va qui sottolineato che la speleologia, diversamente da molte altre attività legate alla montagna, è necessariamente un’attività di gruppo, che concede poco spazio agli individualismi ed alla competizione; questa caratteristica la rende un’attività molto socializzante, e quindi coinvolgente. Inoltre non richiede necessariamente doti fisiche al di sopra della normalità, quanto piuttosto una "forma mentis" un po’ particolare e una curiosità un po’ fuori dal comune. Altra caratteristica della speleologia è che va oltre la semplice pratica di un’attività sportiva, cosa ben delineata già dal termine stesso che la indica: speleologia deriva dai termini greci spelaion (grotta, caverna) e logos (discorso). Se l’alpinismo è la disciplina sportiva praticata da chi scala le montagne, e il torrentismo è praticato da chi percorre gole e forre, la speleologia è praticata da chi studia le grotte. Essa comprende la documentazione, anche fotografica, delle grotte, la realizzazione di accurati rilievi spaziali e planimetrici delle stesse, l’osservazione e lo studio di molteplici aspetti del mondo sotterraneo: dallo studio delle particolarissime comunità biologiche che le popolano (caratterizzate da casi spesso estremi di adattamento all’ambiente sotterraneo) allo studio della circolazione delle acque e dell’aria, degli aspetti morfologici o di tutti i dati relativi al passato (anche di decine o centinaia di migliaia di anni fa) che le grotte, le quali spesso sono una sorta di "archivio" del passato, custodiscono al loro interno. Ma per gli speleologi più importanti di tutto sono gli studi orientati alla ricerca di possibili prosecuzioni di grotte note, o alla scoperta di nuove grotte. L’ambiente sotterraneo è infatti l’unica parte del nostro piccolo pianeta dove si può realmente, ancora oggi, scoprire qualcosa che occhi umani non hanno mai visto, e dove nessuno ha mai messo piede. E l’emozione di esplorare per primi una galleria è certamente tale da ripagare di tutte le fatiche e le tribolazioni di cui è piena la vita di uno speleologo…

Per contatti: Federico Magrì – tel. 320.182.96.82 – e-mail fricu1962@libero.it