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Pinerolo Indialogo

Giugno 2015

Dialogo tra generazioni

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  Teatro


Al Teatro Carignano di Torino 

Il giuoco delle parti

di Sara Nosenzo

Pinerolo Indialogo - Anno 6 - N.6 - Giugno 2015

Al Teatro Carignano di Torino è andato in scena "Il Giuoco delle parti", opera di Luigi Pirandello diretto da Roberto Valerio. La sala pullula di gente e non mancano le telecamere della Rai che fanno presagire l’importanza dello spettacolo che sta per iniziare.

Leone Gala è un personaggio filosofo, spiega ogni avvenimento con distaccato cinismo; a questi si contrappone la moglie Silia, capricciosa e irrazionale. Il confuso Guido Venanzi, amante di Silia e amico di Leone, rimane al centro delle discussioni dei due coniugi incapace, impacciato come è, di risolvere a suo vantaggio la situazione. Silia è profondamente offesa dal comportamento logico e ragionato del marito che nella vita non ha mai vacillato per colpa dei sentimenti. Lei è tutto l’opposto, è carnale e lunatica, si stanca spesso di quello che ha per ricercare qualcosa di nuovo.

Questi sono i primi tre personaggi della commedia in tre atti scritta nel 1918, ma i coniugi ci vengono presentati in una maniera singolare: una voce profonda, fuoricampo, ci descrive la scena in cui vi è solo una donna in abito da sposa e un uomo su una sedia a rotelle nell’angolo a destra del palco, le spalle al pubblico. La donna si lamenta, sbraita passeggiando frenetica nella stanza chiedendo risposte a quel marito che non si può più chiamar tale. Così si ricorda la moglie il signor Leone, in abito da sposa quasi a sottolineare che i momenti felici sono ricordi sbiaditi e indefiniti.

La bravissima Alma Reale, Silia, è l’unica donna dell’intera commedia, ma la sua sola presenza basta a tener testa agli uomini della sua vita. Le è stata recata offesa e pretende che il marito, come galateo impone, ne difenda l’onore. Ma le vere intenzioni di Silia, stanca della noiosa testardaggine, secondo il suo punto di vista, del marito, sono ben altre: vuole che Leone venga ucciso così da dedicarsi liberamente e finalmente alla sua nuova vita.

Bisogna stare attenti però: lo spettacolo proposto è una narrazione dentro una narrazione. Tutto ciò che vediamo sono i ricordi di un anziano Leone. Magistrale la scelta di regia di fermare gli interpreti ogni qualvolta il signor Gala intende fermarsi per gustare al meglio una memoria. Gli attori non sono altro che scenografie viventi che si muovono al volere della memoria di Leone per mostrare, per quanto incredibile, l’interezza della vicenda, ogni punto di vista anche quelli che lo stesso protagonista non poteva vedere in prima persona.

Una compagnia di così celebri attori dona al pubblico una recitazione non solo sentita, ma autentica e credibile. I personaggi, anche se presentano i tratti delle caricature, rimangono distinti e dotati di mistero, come Pirandello vorrebbe.

Uno spettacolo appassionante, anche se a tratti difficile da comprendere alla prima battuta, che regala ad ogni persona presente una serata da ricordare perché alla fine sono i sentimenti che prevalgono e quella della ragione, sostiene Pirandello, è sempre una vittoria illusoria da cui si esce sconfitti.