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Pinerolo Indialogo

Sttembre 2015


Dialogo tra generazioni

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 Politica Giovane Young



Intervista ad Ezio Marchisio

"Pinerolo perde progressivamente d'importanza, perchè manca d'iniziativa e perde tempo nel compiangersi"

a cura di Antonio Denanni  

Pinerolo Indialogo - Anno 6 - N. 9 - Settembre 2015

 

Il prof. Ezio Marchisio, insegnante di Lettere in pensione, già consigliere comunale a Piossasco e assessore (urbanistca e cultura) dal 1975 al 1995, è stato per 39 anni corrispondente de l’Eco del Chisone per i paesi della pianura del Pinerolese e al contempo osservatore ed editorialista sui fenomeni politici del territorio che sconfinano a livello provinciale e del capoluogo. Lo abbiamo intervistato.

Dall’osservatorio di Piossasco, a metà strada tra Torino e la nostra città, come si vede Pinerolo?
«Una città che perde progressivamente d’importanza, non perché le altre siano egoiste con lei, ma perché manca d’iniziativa e perde tempo nel compiangersi. Considera Torino matrigna e vive lo stesso rapporto di sudditanza che ha Pragelato nei confronti di Sestriere governate da decenni dallo stesso sindaco. Ha il complesso di Cenerentola, difficile da superare. Non si può vivere nella speranza che torni la Cavalleria e il Tribunale e il treno fino a Torre Pellice».

Molti pensano che i pinerolesi siano affetti da provincialismo e da un eccessivo localismo (vi sono ben cinque giornali locali nella stessa area).
«La provincia genera quasi sempre un certo senso di presunta inferiorità e di marginalità. L’attrazione della grande città è forte in fatto di cultura, di attività produttive e di servizi. La metropoli seleziona meglio la sua classe dirigente che poi governa anche la provincia. Pinerolo aveva superato questo gap ai tempi del senatore dc Teresio Guglielmone, ma non ai tempi del senatore forzista Lucio Malan. Tempi diversi comunque. Sul numero dei giornali locali andrei piano nel dare un giudizio negativo o di sufficienza: penso che più sono è meglio è anche se alcuni attingono dalla stessa botte con gradazioni diverse».

Questo eccessivo guardarsi l’ombelico non ha distratto, specie la classe politica, dal capire dove va il mondo?
«Può darsi. Se si vuole attribuire ai politici pinerolesi anche questo difetto, attribuiamolo. Ma non è il più grave. Le energie fresche e nuove sono in gran parte fuori dalle istituzioni, nemmeno all’opposizione ma fuori dagli schieramenti, se ancora esistono. Si dedicano ad altro».

La nuova Città Metropolitana potrà mutare e migliorare questa situazione un po’ grigia e sonnolenta?
«La nascita forzata della CM è stato un grave errore voluto dal centro e dalla destra. S’è cambiato il nome alla vecchia Provincia di Torino, non le sono più stati dati i soldi dai Governi Letta e Renzi e si è entrati nel tunnel dell’immobilismo totale. Senza soldi non si fa la guerra, o meglio le opere, le manutenzioni, lo spazzamento della neve e il riscaldamento delle scuole superiori. Fassino è il sindaco di Torino e il sindaco degli altri 314 sindaci dell’ex Provincia convocati ogni tanto per alzare la mano per decisioni già prese. La CM ha scarso appeal».

Gli amministratori locali sono preparati a questo cambiamento?
«No, perché non lo hanno voluto e non riescono a capirlo. E’ stato un falso tributo pagato all’antipolitica che è sempre di moda. Risparmi? Non sono ancora stati quantificati. Può sembrare un’esagerazione dire che invece delle Province si dovevano abolire o accorpare le Regioni che sono diventate repubblichette autonome o feudi mangia soldi?

Riuscirà il Pinerolese a mantenere una sua identità o l’accorpamento con Torino lo farà diventare un dormitorio come la prima cintura?
«Manterrà la sua identità che si è costruita con la sua storia passata. Non penso che la CM porti alla desertificazione. Non si tratta comunque di accorpamento con Torino ma dell’unione di alcuni servizi di area vasta. I rifiuti, ad esempio. Nessuno si scandalizza se il Pinerolese porta (o porterà) i rifiuti all’inceneritore del Gerbido di Torino-Beinasco. Molti, invece, si straccerebbero le vesti se i rifiuti di Torino fossero in parte portati al Torrione di Pinerolo. Si ragiona spesso a senso unico.

Un’ultima osservazione. Non definirei "dormitorio" la prima cintura di Torino. Si tratta di un’espressione usata e abusata, un po’ snob e dispregiativa da "sinistra collinare" che non corrisponde più alla realtà degli Anni ’70 e ’80. Moncalieri, Nichelino, Rivoli, Settimo, Rivalta e Beinasco hanno servizi all’avanguardia, e non da oggi. Anche se Beinasco ha l’inceneritore che brucia i rifiuti degli altri che vivono in collina e ha dato quasi la metà del suo piccolo territorio per la realizzazione degli svincoli autostradali dove passiamo tutti ma non ci pensiamo».

E’ giunta l’ora dei quarantenni, cioè del cambio generazionale nella politica locale o dobbiamo ancora rassegnarci alla gestione della cosa pubblica da parte dei "pensionati"?
«Non sempre i quarantenni sono i migliori, sia uomini sia donne. Ho letto di giovani sindaci considerati innovatori che propongono la traduzione in dialetto piemontese dello Statuto del loro comune. Un salto all’indietro di vent’anni della mitologia leghista. Se gli amministratori e i politici locali sono sempre gli stessi è perché sono stati votati e ispirano fiducia o tutela dei loro interessi da una parte dell’elettorato. Non hanno conquistato il "palazzo" con i carri armati….

Dall’altra parte i "pensionati" di cui si dice spesso un gran male. Papa Francesco è a suo modo un pensionato, Giorgio Napolitano anche, per non parlare di Eugenio Scalfari. Non bisogna fermarsi all’età anagrafica. I sindaci di Pinerolo Aurelio Bernardi e Alberto Barbero erano insegnanti e poi quest’ultimo pensionato al termine del suo mandato ed hanno operato bene. Altri che erano professionisti di un po’ di tutto non hanno fatto altrettanto. La logica della rottamazione spesso è pericolosa e apre la strada all’uomo solo al comando».