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Ottobre 2016


Dialogo tra generazioni

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 L'ambiente siamo noi



Il recente terremoto ha portato maggiore consapevolezza

Unire gli incentivi energetici e antisismici

di Beppe Gamba

Pinerolo Indialogo - Anno 8 - N.10 - Ottobre 2016

Le detrazioni fiscali per ristrutturazioni edilizie e per interventi di riqualificazione energetica sono stati un successo, anche se non hanno finora sviluppato appieno il loro potenziale. Il recente rapporto del Servizio Studi della Camera e del Cresme documenta che nei 18 anni di vita hanno generato, oltre ai benefici sul patrimonio edilizio, un rilevante ritorno economico per il Paese e addirittura un guadagno per le casse dello Stato valutato nel lungo termine, e non un costo. Nei soli primi sette mesi del 2016 le famiglie italiane hanno avviato lavori per un ammontare di 29,2 miliardi di euro, di cui 3,5 stimolati dall’Ecobonus del 65% sul risparmio energetico e 25,7 dalle detrazioni del 50% per le ristrutturazioni edilizie (che poi comprendono anche interventi sugli impianti energetici). E dire che a causa dei limiti del meccanismo l’incentivo è stato utilizzato finora prevalentemente per le singole abitazioni e interventi su singole parti e non sull’involucro edilizio.

Invece i finanziamenti e gli incentivi per l’adeguamento antisismico sono stati in generale poco usati, così come limitato è stato il ricorso al bonus fiscale del 65% esteso agli interventi antisismici nei comuni in 1° e 2° classe di rischio (l’area Pinerolese è in 3° classe e quindi finora esclusa).

Diverse sono le ragioni di questo fallimento, che registriamo tragicamente ad ogni terremoto, e in larga parte riconducibili all’elevato costo delle opere antisismiche, che a differenza di quelli per il risparmio energetico non consentono nel tempo un risparmio in bolletta e offrono "solo" una casa più sicura e di maggior valore. Un maggior valore che spesso il mercato neanche riconosce, a causa della diffusa ignoranza del rischio.

Il recente terremoto in centro Italia insieme alla scia di lutti e danni sembra aver portato ad una maggiore consapevolezza dell’urgenza di norme e di sistemi di incentivazione più efficaci.

Governo e Parlamento sono ora intenzionati ad accelerare l’adeguamento del parco edilizio, con interventi integrati di riqualificazione energetica e antisismica e con misure di incentivazione coordinate. Con l’occasione sembra si vogliano finalmente rimuovere gli ostacoli (finanziari e non) che hanno finora scoraggiato interventi di riqualificazione più radicali (la coibentazione dei condomini con obiettivo di risparmio fino al 70%, simili per importanza ai lavori antisismici sulle strutture) o che hanno tagliato fuori le famiglie "incapienti" (con basso reddito e quindi limitato spazio di detrazione fiscale) ed infine estendendo i benefici fiscali a tutti i comuni sismici, terza classe compresa.

Tutto bene quindi? Possiamo prepararci a un’Italia trasformata in grande cantiere della riqualificazione energetica e antisismica? Forse.

Non basterà infatti attendere Parlamento e il Governo, ci sarà da fare per tutti se è vero che il 60% degli edifici fu costruita prima degli anni ’70 quando furono varati i primi standard energetici e antisismici. Dobbiamo tutti interrogarci sulla vulnerabilità delle nostre abitazioni proprio come ci preoccupiamo che i freni e le luci della nostra auto siano efficienti, prevedendo le conseguenti spese, anche se saranno in parte coperte dagli incentivi. Agli amministratori locali dobbiamo chiedere la sicurezza degli edifici pubblici, ma soprattutto di intendere la riqualificazione energetica ed antisismica come una sfida per ammodernare la macchina pubblica e un’occasione per rilanciare il settore edilizio in crisi, eliminando balzelli, imposte e oneri non produttivi, lavorando sulle procedure, le loro lentezze e le farraginosità. Non già per continuare a consumare suolo, ma per riqualificare l’esistente.