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Pinerolo Indialogo

Ottobre 2016


Dialogo tra generazioni

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 Urbanistica & Architettura 



Gli studenti del Politecnico al Palazzo Acaja

Si riparte con la ricerca

di Riccardo Rudiero

Pinerolo Indialogo - Anno 8 - N.10 - Ottobre 2016

Iniziamo con l’instancabile azione della sezione locale di Italia Nostra, che da anni si batte affinché il cosiddetto Palazzo Principi d’Acaja, nel pieno centro storico di Pinerolo, riacquisti la dignità che merita e venga salvaguardato e valorizzato, scampando ad una fine per nulla confacente a un edificio del suo rango. Aggiungiamo un’amministrazione che si è presa a cuore la questione, e si è resa disponibile ad attuare interventi repentini volti ad arginare una situazione che potrebbe in brevissimo tempo risultare drammatica, con crolli e irrimediabili perdite. Inseriamo tra questi due attori "tradizionali" anche le professionalità offerte dal Politecnico di Torino, intervenute direttamente attraverso un workshop concepito da professori e architetti restauratori ed esperti in diagnostica (coordinati dalla prof. Manuela Mattone), e possiamo dire che il processo di tutela che procedeva un po’ stancamente da qualche tempo potrebbe aver trovato la giusta scossa per ripartire!

In questo quadro di rinnovato interesse per lo splendido edificio medievale – che ha visto la realizzazione di due video in cui figura lo storico pinerolese Alessandro Barbero e il successo della cena per raccolta fondi tenutasi il 30/09 presso il Monastero della Visitazione, entrambi organizzati da Italia Nostra – un gruppo di 15 studenti frequentanti il biennio della Laurea specialistica in Architettura presso il Politecnico ha eseguito una serie di indagini diagnostiche volte a comprendere lo stato di salute del palazzo e capirne meglio la conformazione. Le prove, occorre sottolinearlo, hanno avuto principalmente valore didattico e sono quindi state localizzate su porzioni limitate ma significative del palazzo; tuttavia, se venissero integrate con ulteriori ed estese indagini, potrebbero fornire un quadro completo della situazione e sarebbero una base solida su cui progettare un futuro (quanto auspicato!) intervento di restauro.

Le analisi si sono svolte su due giorni distinti: il 3 ottobre alla presenza degli studenti e, un paio di settimane prima, dai soli tecnici del Politecnico, che hanno effettuato una sessione propedeutica di acquisizione dei dati. In entrambi i casi sono state eseguite delle indagini termografiche all’infrarosso, alcuni saggi endoscopici e una prova cosiddetta resistografica. Le termografie consentono di visualizzare informazioni non percepibili dall’occhio nudo, come la presenza di umidità o elementi architettonici occultati sotto lo strato di intonaco. Le endoscopie, eseguite attraverso una sonda non molto dissimile da quelle impiegate in medicina, consentono invece di introdursi all’interno di muri e solai e capire come sono fatti e se vi sia la presenza di superfici decorate. Infine la prova resistografica, eseguita su di una sola trave significativa, ha indicato la resistenza opposta dal legno alla penetrazione di una punta azionata da un trapano specifico. Tutte queste indagini non sono distruttive, o lo sono solo parzialmente: ad esempio, il foro prodotto dal trapano è assimilabile a quello di un piccolo tarlo.

Attualmente è ancora presto per dare dei dati precisi, ma certamente ne emergono due significativi. Il primo: non c’è tempo da perdere, ogni giorno che passa i degradi e i dissesti che interessano il palazzo potrebbero diventare irreparabili (leggasi: crolli). È tempo di intervenire! Il secondo: si sono evidenziate interessanti novità dal punto di vista della conformazione architettonica (come la presenza di finestre ogivali decorate, che nel tempo sono state tamponate e intonacate), che forniscono elementi molto utili per la ricostruzione storica e formale dell’edificio. Ma per risultati certi c’è ancora bisogno di tempo. Tempo che purtroppo manca al palazzo per continuare a dare lustro alla nostra città!