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Pinerolo Indialogo

Ottobre 2016


Dialogo tra generazioni

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 Benchmarking territoriale 



La legge sui piccoli Comuni

Per coniugare saperi tradizionali e innovazione

Un’idea di sviluppo che punta sui territori e sulle comunità

 

di TAC - www.tac-lab.it

Pinerolo Indialogo - Anno 8 - N.10 - Ottobre 2016

C’è un’Italia delle grandi città, dei monumenti da cartolina, del turismo di massa e della vita frenetica, della produzione spinta e dei grandi eventi socio-culturali. Ce n’è una un po’ più periferica, con centri di medie dimensioni che orbitano verso le metropoli, in continua ricerca di una propria identità, frutto di una mediazione tra solide tradizioni e la voglia di innovarsi (ci possiamo mettere la nostra bella Pinerolo?). Ci sono poi i piccoli centri, quelli che rischiano lo spopolamento per la penuria di opportunità, o che si riempiono solo la notte – e non perché brulicanti di movida – ma perché si sono ridotti nel tempo a essere veri e propri dormitori, succursali di fabbriche e uffici cittadini. Più di 5000 comuni (5585, per l’esattezza), che non raggiungono i cinquemila abitanti, ma che ospitano il 16,59% della popolazione italiana, con oltre 10 milioni di persone.

Un quadro dipinto a tinte fosche, verrebbe da dire... Eppure i dati smentiscono platealmente quest’affermazione – lo confessiamo, un po’ superficiale – dato che questi piccoli centri racchiudono il 93% delle DOP e degli IGP, accanto al 79% dei vini più pregiati di tutta Italia! Un’eccellenza, quindi, ma che ha certamente necessità di un sostegno e visione politica lungimirante, essendo consapevoli delle non poche difficoltà di chi in un paese ha deciso di vivere e lavorare, ma che non vuole rinunciare alla qualità della propria esistenza.

In questo senso, foriera di novità interessanti è l’approvazione all’unanimità da parte della Camera – risalente allo scorso fine settembre – del Disegno di Legge sui Piccoli Comuni, che prevede la predisposizione di un piano nazionale per la loro riqualificazione. Una proposta che costituisce «un’opportunità per tutto il Paese per un’idea di sviluppo che punta sui territori e sulle comunità, che coniuga storia, cultura e saperi tradizionali con l’innovazione, le nuove tecnologie e la green economy», come afferma Ermete Realacci, promotore insieme con Patrizia Terzoni della proposta. Territorio e cultura al centro di un’idea che possa generare anche economia quindi, sostenuta da azioni politiche e finanziamenti mirati a progetti sostenibili.

A tal riguardo, in Europa la strada è stata segnata da importanti precursori: ad esempio già alla fine degli anni ’90 in Frisia, regione olandese votata all’agricoltura ma in profonda crisi produttiva, si operò affinché il territorio – fatto di piccoli villaggi contadini – potesse essere ripensato in chiave turistica e culturale, senza che però perdesse le sue peculiarità agricole. Grazie ai fondi LEADER (risorse europee volte allo sviluppo economico rurale), le amministrazioni frisone poterono riconvertire alcuni edifici storici di proprietà pubblica, abbandonati da anni e alcuni quasi in rovina, in alloggi turistici. Tenendo conto degli alti costi di ristrutturazione, ma con la ferrea volontà di salvaguardare le architetture, si pensò di trasformare queste dimore in residence abitativi di lusso ("stedsloazjeminten") e, pur rimanendo di proprietà degli enti pubblici, vennero date in gestione a operatori privati. Un incontro tra pubblico e privato foriero di ottimi risultati, dato che il turismo culturale in quella regione incrementò parecchio e si attesta oggi a numeri interessanti, vista anche la presenza del sito UNESCO di Wadden Sea, entrato nella lista nel 2009.

Buone pratiche da replicare, insomma, e le normative italiane stanno per darci una mano!