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Pinerolo Indialogo

Ottobre 2016


Dialogo tra generazioni

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 Primo piano 



Docenti universitari pinerolesi / 30

Agnese Giacomino, docente di Chimica

«Pinerolo mi ha sempre dato ciò di cui avevo bisogno»

«I Pinerolesi sono poco partecipi ai fatti della comunità, molte cose accadono e pochi mostrano reazioni»

a cura di A D
Pinerolo Indialogo - Anno 8 - N.10- Ottobre 2016

Ci parla di sé e del suo lavoro in ambito universitario?
Ho 38 anni, sono sposata e mamma di una bimba ed un bimbo. Laureata in Chimica presso l’Università di Torino, ho poi lavorato come Dottoranda per 3 anni e come Assegnista per 4 presso il dipartimento di Chimica. Poi ho avuto la fortuna di vincere uno degli ultimi concorsi come Ricercatore a tempo indeterminato presso il Dipartimento di Scienza e Tecnologia del Farmaco. La mia ricerca riguarda soprattutto la determinazione di componenti inorganici (in particolare metalli pesanti ed arsenico) in alimenti, farmaci e matrici ambientali (acque, suoli,..). I miei studi sono volti sia alla messa a punto di nuovi metodi per la determinazione di contaminanti presenti a livello di tracce ed ultratracce, sia alla caratterizzazione di alimenti per determinarne la provenienza, caratterizzarne la componente nutritiva. Il mio lavoro comprende anche una buona (e a me molto cara) parte di didattica, svolgendo lezioni in aula, esercitazioni in laboratorio e seguendo gli studenti nel loro lavoro di tesi.

La scelta della sua disciplina è stata il coronamento di una passione o un fatto occasionale?
Alla fine del liceo ero spaesata come la maggior parte degli studenti. Mi piacevano molte materie, tra tutte italiano, disegno, ginnastica e.. ovviamente, chimica. Poi ho fatto le mie valutazioni. Chimica era quella che mi spaventava di più, ma era anche quella che mi dava la maggiore soddisfazione, la vedevo "diversa dalle altre", "non banale", "per pochi". La cosa che conta di più è fare qualcosa che piace, altrimenti il periodo dell’università rischia di diventare un’agonia. Alla fine è andata bene così ed intanto scrivo articoli scientifici, disegno per i miei bimbi e continuo a fare un po’ di sport: tutte le mie passioni sono appagate!

La chimica sovente è stata abbinata ai disastri ambientali (Bhopal, Seveso...). Da un po’ di tempo si parla anche di "chimica verde". Ce ne parla?
Spesso mi è capitato, in seguito a questo tipo di eventi, di sentirmi dire "..questi chimici che inquinano..". Mi ha sempre dato fastidio perché è il segno di come la gente conosca poco la nostra professione. Ad essere pericolosa non è la chimica, ma alcune sostanze ed il loro cattivo utilizzo, stoccaggio, conservazione e smaltimento. I chimici offrono un servizio di tutela e di miglioramento della vita della popolazione. Della "chimica verde" se ne parla da anni, grazie alla crescente sensibilità riguardo la tutela dell’ambiente: si studiano nuovi materiali più biocompatibili, metodi per ridurre al minimo la quantità di sostanze da smaltire dopo le analisi, per recuperare e riutilizzare i reagenti, procedure per trasformare gli scarti di produzione di alcune industrie in materiali utili per, ad esempio, decontaminare suoli e acque.

La chimica ha anche una rilevanza di tipo etico, legata all’informazione sulle caratteristiche o pericoli delle sostanze. Si parla di classificazione mondiale: ci aggiorna?
Sull’etichettatura delle sostanze e dei prodotti si potrebbe tenere un corso intero. Per le sostanze chimiche, sull’etichetta sono riportate con sigle/simboli internazionali informazioni caratterizzanti la sostanza ed altre legate ai suoi potenziali pericoli, in modo che l’operatore sappia come maneggiare, stoccare e smaltire quel reagente senza incorrere in pericoli. Per quanto riguarda i prodotti di consumo, secondo me bisognerebbe tenere "corsi di educazione alla lettura delle etichette". Vengono riportati ingredienti, provenienza, eventuali allergeni. Spesso però, alcune informazioni sono messe per colpire l’attenzione del consumatore. Ad esempio, alcune marche evidenziano caratteristiche, in realtà obbligatorie per legge, facendo sembrare quel prodotto qualitativamente più valido rispetto a quello di ditte, magari più serie, che "le danno per scontate".

Veniamo a questa nostra città dove vive da 38 anni. Ci ha detto che è innamorata di Pinerolo: ce ne spiega la ragione?
Proprio vero! Da sempre amici e colleghi mi sentono dire frasi del tipo: il mercato di Pinerolo è il più bello che ci sia, il centro storico è affascinante, i portici sono un luogo di ritrovo ideale per fare" due vasche" chiacchierando, anche quando piove, Piazza d’Armi è un meraviglioso polmone verde dove gioco da quando sono nata attendendo circhi e fiere, Pinerolo ha una dimensione fantastica perché ci si conosce tutti senza essere spiati, appena fuori ti si apre una natura meravigliosa. Io e mio marito lavoriamo entrambi a Torino, ma non abbiamo mai pensato di spostarci: merita il viaggio per tornare a Pinerolo la sera. Mio marito non è di Pinerolo, ma si trova bene e concorda con me che è un bel posto per crescere i figli. In tutte le fasi della mia vita Pinerolo mi ha sempre dato ciò di cui avevo bisogno.

Quindi non vi è niente da criticare o che non le piace?
I Pinerolesi sono poco partecipi ai fatti della comunità, molte cose accadono e pochi mostrano reazioni. Credo però sia un po’ una caratteristica degli Italiani, buoni come il pane e pronti ad aiutare tutti (lato meraviglioso), ma un po’ caproni che si lasciano guidare senza porsi tante domande (lato pericoloso). Questioni storiche come il recupero di molte aree urbane, prima tra tutti quella dell’ex merlettificio, la questione del tribunale e, la più recente, situazione della scuola Nino Costa sono purtroppo vergognose.

Vi vede qualche potenzialità o caratteristica non valorizzata?
A livello cittadino, bisognerebbe mettere in risalto le eccellenze: pochi conoscono la sua storia e le sue unicità, i suoi musei storici, come quello della cavalleria (molti pinerolesi non vi hanno mai messo piede), il museo del mutuo soccorso (quanti sanno che la fondazione della prima società operaia generale in Italia avvenne proprio a Pinerolo?). Per non parlare dei luoghi di culto e dei percorsi culturali. Le scuole dovrebbero far conoscere maggiormente queste perle locali ai bambini/ragazzi. A livello locale, recuperare la linea ferroviaria Pinerolo-Torre Pellice, magari trasformandola in una via ciclabile, con chioschi, bar nelle sedi delle vecchie stazioni, affitto di biciclette e risciò, uscite in corrispondenza di percorsi storici/enogastronomici/culturali.

Il pinerolese ha ancora un senso? Non è un po’ restrittivo (provinciale?) fermarsi al territorio? Non bisognerebbe ragionare (pensare e progettare) perlomeno usando il binomio pinerolese-torinese, se non mondiale?
Personalmente preferisco parlare di Pinerolese. Pinerolo e valli hanno una storia, una tradizione, una realtà, una dimensione che le rendono un’entità. Positivi i collegamenti con una città come Torino, ottime le collaborazioni, gli input e gli output con una così bella grande città, però Pinerolo e dintorni sono una cosa ben diversa dall’essere una periferia di Torino.

Un giudizio su questa nuova amministrazione composta in buona parte di 20-30enni. Pensa che possano fare bene: qual è a suo parere la cosa da fare in cima alla lista?
Troppo presto per giudicare. Chi ha guidato le città italiane in questi anni l’ha fatto in un periodo storico terribile. Quindi trovo difficile esprimermi sull’operato di chi c’è stato, figuratevi se posso farlo su chi inizia ora la sua avventura istituzionale. Spero che i nuovi abbiano l’entusiasmo, le motivazioni, l’etica e le capacità giuste per fare buone cose, malgrado le difficoltà.

Come vede il futuro, in particolare riferito ai giovani: è ottimista o pessimista?
Assolutamente "ottimista", bisogna esserlo, proprio per loro. Bisogna trasmettere ai nostri figli ed ai giovani con cui interagiamo tutto l’ottimismo possibile, la voglia di fare, la voglia di cambiare, l’entusiasmo per la vita e passione per qualunque cosa stiano facendo, lo spirito di appartenenza ad uno Stato che ha mille risorse, l’idea che le cose miglioreranno grazie anche alla loro vitalità, ai loro ragionamenti, alle loro capacità, alla loro volontà. Cresciuti a "questa società è un colabrodo", "ormai è tutto un disastro" saranno adulti con poco entusiasmo per le cose, con poca fiducia nelle loro possibilità, con uno scarso senso di appartenenza e spirito di sacrificio.