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Pinerolo Indialogo

Ottobre 2016


Dialogo tra generazioni
 
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 Parlar di storia

Cenni di storia pinerolese 

Pinerolo e il referendum del 2 giugno '46


Secondo i dati di archivio il 2-3 giugno andarono al voto 16.086 pinerolesi; 7.266 (47.64%) votarono Repubblica e 7.985 (52,36%) votarono l’assetto monarchico

 


di Stefano Nangeroni 

 

 

Pinerolo Indialogo - Anno 7 - N.10 - Ottobre 2016

Anche a Pinerolo, come in tutta Italia, si è entrati ufficialmente nel clima di campagna elettorale referendaria. Il 4 dicembre saremo chiamati alle urne per dare il nostro voto a favore o contrario alla riforma costituzionale del Governo Renzi.

Esattamente settant’anni fa, il 2 giugno 1946, si effettuò un altro referendum, il più importante della nostra Repubblica, indetto per detereminare, tra repubblica e monarchia, la forma di governo da dare all’Italia dopo il cupo periodo fascista. Il risultato è noto a tutti: vinsero i voti favorevoli all’assetto repubblicano, 12.717.923 (54,3%) rispetto ai 10.719.284 (45.7%) favorevoli all’assetto monarchico. Un scarto così piccolo venne ritenuto da subito uno sorpresa; l’Italia doveva rinascere dalle macerie lasciate dalla dittatura fascista e la monarchia, come avevano dimostrato i fatti, era ancora legata alla figura di silenziosa garante dell’ascesa di Mussolini. Per questo motivo la vittoria repubblicana venne ritenuta fin da subito sicura e schiacciante.

Altro dato significativo fu il drastico sbilanciamento geografico del voto, i risultati mostrarono un’Italia centro-settentrionale saldamente favorevole all’assetto repubblicano e un’Italia meridionale di gran lunga favorevole al mantenimento della monarchia.

Che indirizzo prese a Pinerolo il voto referendario?

Non tutti ne sono a conoscenza, ma a Pinerolo vinse il voto favorevole alla monarchia. Secondo i dati di archivio il 2-3 giugno andarono al voto 16.086 pinerolesi; 7.266 (47.64%) votarono Repubblica e 7.985 (52,36%) votarono l’assetto monarchico. Pinerolo, insieme a Bra, Saluzzo, Savigliano, Mondovì e Chieri, fu nel gruppo delle sei città piemontesi sopra i 10.000 abitanti che ebbero una maggioranza monarchica, le altre diciassette città votarono per la Repubblica. Per farsi un’idea, in Piemonte le percentuali furono: 57.24% per la repubblica e 38,26% per la monarchia.

Il voto di Pinerolo risulta particolare se si pensa al fatto che il Pinerolese fu teatro cardine della lotta partigiana, legata al mondo comunista, e saldamente favorevole all’ordinamento repubblicano. Inoltre Ferruccio Parri - partigiano, segretario del repubblicano Partito d’Azione e originario di Pinerolo – il 20 ottobre 1945, in qualità di Presidente del Consiglio, tenne un discorso pubblico con forti invettive contro il fascismo e contro la monarchia.

Si può trovare la risposta al quesito pinerolese partendo dal fatto che già nel 1946 si stavano muovendo i primi passi verso la formazione del mondo politico a blocchi. Era chiaro fin da subito che la lotta politica si sarebbe disputata tra il nucleo partigiano-comunista (PCI e PSIUP) di ascendenza republicana da una parte e DC e mondo cattolico favorevole alla monarchia dall’altra.

Nello specifico a Pinerolo la Diocesi pinerolese svolgeva un ruolo di attività politica indiretta estremamente influente. Personaggio chiave della vicenda fu l’allora vescovo Gaudenzio Binaschi il quale entrò attivamente all’interno del panorama politico locale scrivendo una lettera indirizzata al clero e religiosi della diocesi, invitando ad allontanare i fedeli da certe idee progressiste, onde evitare l’ingrossarsi delle fila comuniste. Dopo di lui nessun altro vescovo s’intrometterà direttamente nelle vicende politiche nazionali o locali indicando questo o quel candidato.

Il rapporto tra i due referendum, quello nel 1946 e il prossimo del 4 dicembre, sembra forzato; una domanda mi sorge comunque spontanea: settant’anni fa le due forze contrapposte erano estremamente chiare nella loro formazione, quest’oggi invece questa chiarezza rimane?