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Novembre 2016


Dialogo tra generazioni

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 L'ambiente siamo noi



All'economia circolare servono servizi capillari

di Beppe Gamba

Pinerolo Indialogo - Anno 7 - N.11 - Novembre 2016

L’idea di un’economia "circolare" è nuova solo in parte e riecheggia un imperativo antico, un po’ trascurato nella società dei consumi, per il quale "non si getta mai via nulla". Ciò implica che le materie prime entrate nei cicli di produzione e consumo non ne escano più, non diventino mai scarto o rifiuto, ma di volta in volta materia prima seconda utile per altri impieghi, in un ciclo quasi infinito di attività connesse.

Oggi, accanto all’antica sapienza dei contadini e all’esperienza degli industriali dei rottami e degli stracci, disponiamo delle tecnologie utili a riciclare molti dei residui industriali e dei rifiuti domestici e a sostituire i materiali non riciclabili.

L‘economia circolare ha però bisogno, oltre che di tecnologie, anche di servizi che raccordino in modo efficace le diverse attività, rendendo disponibili i materiali in cascata, nei luoghi giusti, nelle forme, quantità e qualità opportune. Ovvero necessitano di efficienti circuiti di raccolta e trattamento differenziato dei rifiuti.

Attualmente l’area Pinerolese, con i suoi 47 comuni e 158.000 abitanti serviti dall’ACEA, raccoglie in modo differenziato e ricicla circa il 50% dei rifiuti urbani. E’ un buon risultato se confrontato con altre aree d’Italia, ma purtroppo si colloca nella fascia bassa delle graduatorie del Nord Italia e del Piemonte. In particolare è al penultimo posto nella Provincia di Torino, seguita solo da Torino città, realtà non paragonabile per demografia e tessuto economico.

E’ quindi un risultato ancora lontano dall’idea di circolarità dei materiali ed è purtroppo stabile da anni, segno del limite operativo ormai raggiunto dai sistemi stradali di raccolta, cassonetti e isole. Le aree che nel resto d’Italia hanno raggiunto tassi di riciclo elevati (tra i tanti, Milano con il 65%, il consorzio Chierese con il 72%) e che possono guardare con fiducia all’ipotesi "rifiuti zero" hanno adottato su larga scala la raccolta domestica dei rifiuti, cioè il porta-a-porta o altri sistemi più vicini agli utenti che, eliminando dalle strade i cassonetti, non consentono negligenze e sono quindi più efficaci.

Anche sotto il profilo dei costi ci sono poche ragioni per escludere sistemi di raccolta più capillari. I comuni con elevati tassi di raccolta differenziata non sempre affrontano spese più elevate, poiché i fattori che incidono sul costo complessivo di gestione sono numerosi, a partire da quello dello smaltimento finale dell’indifferenziato e dei suoi costi ambientali e sociali.

Se vogliamo veramente riciclare i materiali su larga scala e promuovere così l’economia circolare dobbiamo impegnarci tutti. Il legislatore, l’industria e i consumatori con norme, investimenti e abitudini di acquisto coerenti con l’obiettivo. I gestori dei servizi devono rassegnarsi all’idea di affiancare agli impianti tecnologici, per quanto ben gestiti come nel caso Pinerolese, servizi di raccolta differenziata più efficaci anche quando, come il porta-a-porta, richiedono più operatori e un lavoro manuale più accurato e diligente. Ai cittadini si chiederà più impegno nel separare con attenzione gli oggetti e nel conferirli in modo corretto e alla politica locale di saper dare gli indirizzi giusti.