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Pinerolo Indialogo

Novembre 2016


Dialogo tra generazioni

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Docenti universitari pinerolesi / 31

Joelle Long, docente di Diritto privato

«Pinerolo, una città culturalmente vivace»

«Ci siamo trasferiti a Torino perchè non ne potevamo più dei ritardi del treno e più in generale di dover impiegare ore e ore della giornata a viaggiare»

a cura di A D
Pinerolo Indialogo - Anno 7 - N.11- Novembre 2016

Ci parla di sé e del suo lavoro in ambito universitario?
Sono ricercatrice di Diritto privato presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Torino e insegno Diritto di famiglia. Nella mia attività di ricerca mi occupo in particolare di diritto internazionale delle persone, della famiglia e minorile (e quindi per esempio delle convenzioni internazionali e della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo in materia di diritti dell’infanzia e di protezione degli adulti "deboli"). Altri due filoni di indagine che seguo sono i profili interculturali del diritto di famiglia e le questioni di genere nel diritto.

Ci parla anche della sua disciplina?
Il diritto delle persone e delle famiglie è tradizionalmente inquadrato nel diritto privato, cioè in quell’ambito del diritto che riguarda le relazioni tra individui. In realtà è profondamente intrecciato con il diritto costituzionale, il diritto amministrativo, il diritto penale, il diritto processuale civile e sempre più con il diritto internazionale ed europeo. Inoltre, chi si occupa di diritto di famiglia non può trascurare le interrelazioni con le altre scienze umane, anzitutto la sociologia e psicologia.
In questo momento storico poi le studiose e gli studiosi di diritto di famiglia non si annoiano di certo: sono infatti numerose le riforme legislative e giurisprudenziali. Pensiamo alla legge 76/2016 sulle unioni civili e le convivenze di fatto e ai recenti interventi della Corte di cassazione sulle famiglie omogenitoriali.

Entriamo in queste sue competenze: oggi è più corretto parlare di famiglia o di famiglie?
Rispondo senza dubbio "famiglie". "Famiglia" è infatti il nucleo sociale caratterizzato dall’esistenza in concreto tra i suoi membri di quelle relazioni di affetto, solidarietà, gratuità che sono storicamente ritenute dalla legge caratteristiche dell’unione coniugale. Nell’interpretazione della Corte europea dei diritti dell’uomo, sono proprio tali legami fattuali a fondare il diritto per i "familiari" a ricevere un trattamento premiale da parte dell’ordinamento giuridico. In quest’ottica, ritengo privo di rilievo sostanziale il tentativo del legislatore italiano della legge 76 di evitare la qualificazione delle unioni civili come "famiglia" mediante la definizione delle stesse come "specifiche formazioni sociali" e l’inquadramento nell’art. 2 Cost. anziché nell’art. 29 (che protegge la famiglia "fondata sul matrimonio"). Le unioni tra persone dello stesso sesso erano famiglie prima dell’entrata in vigore della legge e continuano a esserlo anche qualora scelgano di contrarre un’unione civile.
E mi fa piacere ricordare che la Chiesa Valdese, cui appartengo, da tempo accoglie ogni tipo di famiglia.

La famiglia negli ultimi decenni è stata studiata da angolature diverse, si è parlato di istituzione in declino, qualcuno addirittura ha parlato di "morte della famiglia": come stanno le cose?
La famiglia gode di ottima salute. Ciò che cambia è la sua composizione, che varia appunto nel tempo ed anche nello spazio. Se di declino si vuole parlare, esso è limitato all’istituto del matrimonio.

In genere i cambiamenti sociali anticipano l’intervento del legislatore. Dal suo punto di vista qual è oggi l’intervento legislativo più urgente in ambito di diritto di famiglia?
La riforma più urgente mi pare il riconoscimento alle unioni civili dell’accesso all’adozione del figlio del partner, norma com’è noto stralciata alcuni mesi fa dal cosiddetto ddl Cirinnà.
Un altro aspetto su cui occorrerebbe intervenire quanto prima per porre fine a un trattamento discriminatorio censurato sia in ambito europeo, sia dalla nostra Corte costituzionale è la regola della trasmissione del cognome paterno ai figli e più in generale l’individuazione del cognome di famiglia.

Lei è una pinerolese che ora vive a Torino. Si è trasferita per una maggiore vicinanza al luogo di lavoro o per la fuga da una città di provincia che non offre tutte le opportunità della grande città?
L’unica ragione per la quale mio marito e io ci siamo trasferiti a Torino nel 2004, dopo anni di pendolarismo, è stata la vicinanza al lavoro. Non ne potevamo più dei ritardi del treno e più in generale di dover impiegare ore e ore della giornata a viaggiare. La scelta è poi stata confermata quando abbiamo avuto un figlio: volevamo passare più tempo possibile con lui e ciò non era compatibile con una casa a quasi due ore di distanza dal posto di lavoro.
Detto questo, vivere a Torino ha i suoi vantaggi. Esiste per esempio una specifica offerta culturale per bambini piccoli e piccolissimi: concerti e spettacoli teatrali e cinematografici dedicati; visite guidate ai principali musei cittadini.

Rimaniamo su Pinerolo, che differenze nota tra la Pinerolo della sua infanzia/giovinezza e la Pinerolo di oggi?
L’impressione che ho quando vengo a Pinerolo è di una città culturalmente vivace, più di come la ricordavo. Quando frequentavo il Liceo Porporato organizzavamo pullman per andare a teatro. Ora mi pare che la situazione sia decisamente migliorata e che l’offerta culturale sia ampia.
Devo però dire che rilevo anche alcuni peggioramenti: il traffico, per esempio, mi pare decisamente aumentato ed è diventato difficilissimo trovare parcheggio in centro.

Ha qualche idea da suggerire per valorizzarla o anche solo per renderla più attrattiva?
Mi piacerebbero delle belle piste ciclabili. A Torino non vado in bici a causa del traffico, ma mi piacerebbe molto farlo almeno a Pinerolo!

Una cosa che colpisce molti suoi colleghi docenti universitari, pinerolesi di nascita o di residenza, è lo scoprire di essere così numerosi nel territorio (noi siamo arrivati ad individuarne finora 45). Una terra di provincia molto ricca di cultura e di capitale umano si direbbe. Come è possibile valorizzarlo?
Creando occasioni culturali in cui coinvolgerci, anche per testimoniare ai ragazzi che frequentano l’università o che si accingono a frequentarla che fare dello studio un lavoro non è una prospettiva inarrivabile e non richiede un pedigree familiare, come talvolta si sente dire.
Più prosaicamente migliorare il trasporto pubblico Pinerolo-Torino, per esempio con una metropolitana a cielo aperto che in mezz’ora colleghi Pinerolo a Porta Nuova, beneficerebbe sia gli studenti universitari sia il personale docente e tecnico amministrativo universitario che lavora a Torino e vive nel pinerolese.

A Pinerolo con le ultime elezioni c’è stato un cambio generazionale a livello politico e probabilmente a seguire ci sarà anche quello culturale. È un segnale di rinascita per questa città in declino? Sono i giovani il suo futuro?
Per deformazione professionale mi pare importante sottolineare che affinché i giovani siano il futuro e il ricambio generazionale sia salutare occorre che il sistema scolastico e quello universitario funzionino bene e siano valorizzati, anche con risorse adeguate. Invece l’Italia è all’ultimo posto in UE per percentuale di spesa pubblica destinata all’istruzione!