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Pinerolo Indialogo

Novembre 2016


Dialogo tra generazioni
 
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 Il Passalibro 

Han Kang
Diventare alberi

 



di Cristiano Roasio

 

Pinerolo Indialogo - Anno 7 - 11 - Novembre 2016

A novembre gli alberi nascosti nella nebbia, forme inquietanti che emergono dalla bruma del mattino, sembrano chiedere, muti ovviamente, "cosa ci stai a fare in quella macchina?".

Già dalla copertina di un tenue verde clorofilliano, sporcata da una peonia pornografica del maestro della fotografia erotica Nobuyoshi Araki, pare evidente il tema del libro. Non bisogna però farsi ingannare dal titolo: è vero che la questione vegetariana scandalizzò la patria della scrittrice Han Kang, una Corea dove il vegetarianesimo non ha ancora avuto grande seguito, così come il comportamento della protagonista Yeong-hye in seguito ad un incubo di carne a brandelli e sangue, scatena la narrazione, ma in questo notevole romanzo c’è di più. L’orrore per la violenza inflitta diventerà infatti ossessione, malattia, totale distacco dalla realtà, ascesi e probabilmente morte.

Nelle tre parti che costituiscono il libro cambia sempre il narratore: nella prima è il marito, un classico sarariman asiatico che rincasa dall’ufficio a mezzanotte, poco innamorato di Yeong-hye, a rimanere esterrefatto per i comportamenti della moglie; in questa fase diventare vegetariani significa anche distaccarsi dal maschilismo che domina la coppia, rifiutare il rapporto sessuale, quasi una rivolta femminista. Nella seconda fase è il genero, artista e videomaker, a raccontare la sua ossessione per Yeong-hye, per la sua macchia mongolica (una voglia bluastra, un petalo sull’osso sacro) che culminerà con una sessione di body painting vietata ai minori (continua il V.M.18: non considererete la clorofilla e la rugiada allo stesso modo); ormai è già l’amore fisico tra fiori a guidare la rinuncia al sangue. Infine, nell’ultima tristissima parte è la sorella della protagonista a raccontare l’ovvio sfacelo fisico di una persona che si rifiuta di mangiare, si ostina a fare la verticale e si perde sotto la pioggia fissando gli alberi; ed è proprio il dubbio che si insinua in In-hye, fino a quel momento una donna equilibrista tra lavoro e famiglia, la sensazione di essere stata così vicina alla follia della sorella, a creare un cortocircuito narrativo ed il lettore, ormai sballottato tra erotismo floreale e tecniche cliniche per nutrire tramite sondino, ne esce sconvolto nel profondo.

Ogni tanto prendo in giro la mia fidanzata vegetariana dall’alto della mia saccenza carnivora, "dovresti smettere di usare l’auto e di consumare, perché altrimenti continui ad ammazzare". Non so chi abbia ragione. Eppure la sensazione che tutto, dalla cotoletta che mangerò stasera, all’elettricità che tiene acceso questo computer, alle tasse che pagano le armi, sia dominio, prepotenza, carne sanguinolenta e violenza, rimane. E se avesse ragione Yeong-hye a non-vivere felice sotto la pioggia mentre petali di colore le sbocciano sui seni e sul costato? Perché in fondo non esiste una morale per gli alberi, basta allungare le radici e farsi accarezzare dal sole.

A me non rimane che ascoltare le domande mute dei rami immersi nella foschia.

La vegetariana
Han Kang, Adelphi
18,00 €