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Pinerolo Indialogo

Novembre 2016

Dialogo tra generazioni

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 Viaggiare


La tappa di Monopoli

La via Francigena del Sud

di Angelica Pons con Mauro Beccaria

Pinerolo Indialogo - Anno 7 - N.11 - Novembre 2016

   

Monopoli? Non è un gioco nel cassetto ma una città lungo la Via Francigena del Sud. In realtà ogni cosa se è vissuta con un po’ di leggerezza diventa un gioco. Anche camminare 30-40 km al giorno.

Mio marito, i cui viaggi sono il filo conduttore di questa rubrica, è passato da Monopoli, un vivace porto sull’Adriatico, nella bella Puglia, a Sud est nella Conca di Bari, il cui rilievo, man mano che ci si avvicina alla costa, presenta una forte pendenza. Questa inclinazione del terreno, a pochi chilometri dal centro, delimita due paesaggi distinti: uno pianeggiante, la marina, e uno sollevato, una sorta di altipiano che si spinge verso l’interno fino ad una altezza massima di 408 metri, nella zona dei monti Carbonara. Durante il Pliocene la regione delle Murge si sollevò e fu poi sottoposta all’azione abrasiva del mare. I campi intorno sono divisi in varie località, le contrade, coi nomi delle antiche masserie e chiese.

La costa, di ca. 15 km, è bassa, con numerose calette da esplorare ed ampie distese sabbiose. Il centro storico medievale si affaccia sul mare, con mura fortificate risalenti al V sec. a.C. erette dai messiapici, nome dato dagli storici greci forse perché Messapia indicava la "Terra tra due mari". L’origine pare illirica ma per Erodoto discendevano dai Cretesi.

Attraverso la Via Appia e la Via Traiana il pellegrino Mauro ha proseguito il suo cammino, in basso tra odorosi ginepri, timo, capperi, alberelli carichi di carrube, e poi vigneti, ed in salita in mezzo a uliveti antichissimi e nodosi, fichi grondanti frutti saporiti, mandorli, lecci e querce e persino piante di caki maturi.

Ospitato dalle suore della congregazione delle Pie Operaie di S. Giuseppe, ha trovato ristoro e riposo. Ha camminato in solitaria, accolto da parrocchie, monasteri, pro loco, e dove non c’era disponibilità in pensioncine familiari; quasi sempre col bel tempo, ringraziando il cielo, anche se le scarpe si son talmente consumate che nei sentieri bagnati sale l’acqua!

La tappa finale è verso S. Maria Di Leuca (Lecce), la propaggine più meridionale del Salento, e avviene sotto una pioggia battente... ma non importa se le pagine della guida si sono bagnate, manca poco all’arrivo.

A Gagliano del Capo è situato il Santuario di S. Maria de Finibus Terrae. Come per Finisterre, il sito sull’Oceano, dopo Santiago de Compostela, quando la terra giungeva al mare e non si vedeva oltre, per gli antichi il mondo era finito.

Secondo convenzioni nautiche, è il punto di separazione fra la costa adriatica e la costa ionica. In realtà, il confine ufficiale, naturale e storico, è il Canale d’Otranto, lo stretto di mare compreso fra il punto più a Est d’Italia (punta Palascia) e Capo Linguetta in Albania. Ma da S. Maria di Leuca è talora visibile la linea ove si incontrano le correnti dal Golfo di Taranto e quelle dal Canale d’Otranto.

Si narra che S. Maria di Leuca sarebbe stata il primo approdo di Enea. Successivamente vi arrivò S. Pietro in viaggio verso Roma. Il passaggio di S. Pietro è celebrato dalla colonna corinzia del 1694 eretta sul piazzale della Basilica.

Di certo uno dei prossimi cammini di Mauro sarà in Israele, ma ora aspetto che ritorni e ci racconti di persona questa esperienza.